L’imbroglio della Lega
sulle regole per limitare
il consumo del suolo

Prima che qualche grillino impazzito si ricordi perché ha voluto i voti per entrare in Parlamento, apra i cassetti della vecchia legislatura e rispolveri uno dei cavalli di battaglia del tempo che fu, la Lega cala sul tavolo della contrattazione con gli alleati di governo, una carta pesantissima per il M5S, così come per tutta l’area sparuta della sinistra parlamentare.

È di ieri la presentazione di un disegno di legge, a firma leghista, che vuole “contenere” il consumo di suolo e legiferare su un uso “responsabile” del patrimonio edilizio e delle risorse naturali. Una proposta che si basa sull’indeterminatezza di concetti che rendono elastiche le maglie strettissime della vecchia proposta d’iniziativa popolare che intendeva arrestare il consumo di suolo e che, emendata in molte parti più rigorose, era arrivata alle soglie della discussione in Aula.

Ecco, dunque, un altro cavallo di Troia della Lega nel campo grillino, già incendiato da continui strappi di merito sui punti sensibili del loro manifesto politico. A sancire la strategia leghista di voler togliere di mano agli ambientalisti il “riordino” del consumo di suolo, è arrivata in un batter d’occhio, l’approvazione ufficiale di Confindustria, il segno più chiaro di un ddl concordato che annuncia “la rigenerazione e il riuso delle aree e delle superfici post industriali abbandonate”, ma nel contempo fissa le basi per rendere modellabile ed emendabile quel contenimento “responsabile” prima che il vento ecologista spazzi via consenso e determini scelte sciagurate sul bisogno cementifero leghista.

Eppure…serve come il pane una normativa che arresti il consumo di suolo che viaggia alla velocità di 4 metri quadrati ‘mangiati’ ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno, ovvero 250 km quadrati in un biennio. Un fenomeno che costa alla collettività 800 milioni di euro l’anno, in termini di biodiversità definitivamente persa. Oltre ad averci fatto perdere, in 25 anni, un quarto di campi coltivabili. Alla cementificazione selvaggia si lega, poi, il dissesto idrogeologico, causato anche dai cambiamenti climatici contro i cui effetti siamo oggi costretti a combattere una delle battaglie più importanti del nostro tempo. E, nella quotidianità, consumo di suolo è l’ennesima superstrada, sono i palazzi che nascono dalla sera alla mattina nelle periferie delle nostre città, mentre le vecchie case abbandonate cadono a pezzi, è il raddoppio dei centri commerciali a scapito dei negozietti di quartiere. Nonostante in Italia ci siano 7 milioni di case vuote, 700.000 capannoni dismessi, 500.000 negozi inutilizzati e 55.000 immobili confiscati alle mafie, si continuano a costruire edifici nuovi e a cementificare nuove porzioni di suolo, anziché riutilizzare e