Segre, una donna che serve all’Italia

Liliana Segre è senatrice a vita. La prima nomina di Sergio Mattarella non poteva essere migliore. Liliana è una delle poche, ormai, sopravvissute ai campi di concentramento nazisti. Lei, ad appena tredici anni, venne rinchiusa ad Auschwitz – Birkenau, uno dei posti più terribili che tutti dobbiamo visitare. E dobbiamo portare tanti di noi al Museo della Shoah, “Yad Vashem”, a Gerusalemmme. Solo la visita in questi due luoghi può far capire l’enormità del delitto dei nazisti. Oggi assistiamo nel mondo a tanti genocidi, ma la Shoah ha in sé il tragico primato di essere l’unico genocidio immaginato e realizzato contro un intero popolo inseguito dovunque fosse.

Lialiana era a Milano con la sua famiglia. Fino alle leggi razziale, dice la sua biografia, non aveva avuto piena coscienza di essere ebrea. Dopo le leggi razziali fu cacciata da scuola e il papà cerco di nasconderla e poi di farla rifugiare in Svizzera. Due tentativi falliti. Fu infine catturata insieme al papà e ai nonni (la mamma era morta tanti anni prima) e avviata al campo di concentramento. La sua famiglia fu distrutta, lei sola riuscì a tornare. Liliana Segre è una donna schiva che solo negli anni Novanta accettò di raccontare la sua storia soprattutto per sensibilizzare i ragazzi. Da lì un’attività continua a ricordo dell’orrore dei campi.

La discrezione di Liana Segre deve essere un connotato di famiglia. Da anni sono amico di Luciano Belli Paci, con cui abbiamo lavorato anche a Milano per creare una associazione che legasse la sinistra ad Israele, con lui ho discusso con passione la “questione socialista”, insomma un vecchio rapporto con un giovane avvocato colto e gentile. Solo al momento della nomina di Liliana a senatrice a vita ho scoperto che Luciano è suo figlio.

La scelta di Mattarella dà un riconoscimento ad una persona eccezionale che ha fatto una vita eccezionale sia nel dolore sia nella normalità faticosamente conquistata successivamente. Non è una nomina che può essere giustificata o motivata come reazione al carattere miserabile del dibattito politico attuale. E’ una nomina giusta in sé. L’Italia rende così onore a una sua figlia eccezionale e anche alla storia di un sacrificio che ha sconvolto la vita di migliaia di ebrei italiani. Liliana è senatrice a vita per il suo passato ma anche per quello che ha fatto per incivilire questo paese.

E’ ovvio che Liliana Segre senatrice a vita fa pensare. Fa pensare alla tristezza di tempi in cui l’elogio del razzismo e del fascismo sembra legittimato e non trova freni. Sembra quasi che una parte non solo di mondo politico ma anche di società italiana abbiano perso il senso del vivere comune, della storia, dell’umanità. Possiamo dire che vi sono ormai troppe tracce di disumanità nella vita pubblica e nella società profonda.

Mattarella ci dice di guardare a queste persone che hanno incarnato il coraggio ma anche la fierezza di appartenere a una grande storia. E’ sacrosanta la soddisfazione dell’ebraismo italiano. La nostra vita pubblica, dalla Zevi alla Levi Montalcini a Toaff e a tanti altri, ha visto veri e propri leader civili nati dalla cultura e dalla profonda fede ebraica. L’Italia non lo deve mai dimenticare. Perché se non lo dimentica, ha più armi per dire ai giovani: attenti a chi vuole mettervi contro ragazzi di un altro colore, attenti a chi vuole rivalutare un regime che ha portato fame e guerra.

Nessuna retorica. Ma nessuna sottovalutazione. Liliana Segre è la nomina più bella che Mattarella poteva fare. Serve al Parlamento, serve a questo disgraziato paese.