Scorta a Liliana Segre, tornano i fascisti nel silenzio delle istituzioni

Mentre leggete, la senatrice a vita Liliana Segre (a cui i nazisti hanno tentato di togliere la vita, come al resto della sua famiglia negli anni 1944-1945 ma non hanno potuto per forza maggiore) è stata messa sotto protezione con scorta. Una decisione presa ai primi giorni di novembre del 2019 a causa delle continue minacce di morte (centinaia ogni giorno) che riceve dopo avere proposto una commissione di inchiesta sul razzismo. La proposta è votata con 151 sì, 98 astenuti e un bel po’ di commenti infastiditi della destra, come se l’argomento “razzismo” fosse controverso e discutibile.

Il qualunquismo “negazionista” di Salvini

Gli uomini e donne di Salvini sono coloro che hanno detto no alla mozione Segre in Senato. Ma Salvini ci ha tenuto a far sapere che anche lui riceve tutto il tempo minacce di morte (non ha detto se 200 al giorno), probabilmente da quel granitico potere comunista che riempie l’Italia di negri e fa affari inimmaginabili sul commercio di vite umane. Se fossi il ministro dell’Interno (che adesso è una persona normale) vorrei vedere e confrontare il materiale contro Segre accanto a quello che Salvini denuncia come per mostrare di essere pari grado. Finge di non sapere dell’arresto della bambina Segre con tutta la sua famiglia nel 1942, della marcia degli ebrei catturati a Milano verso il binario 21 della Stazione centrale, per la deportazione a Birkenau. Pretende che non gli abbiano mai detto della guerra agli ebrei voluta dal fascismo, di uno scatenarsi di odio antisemita maneggiato dal potere a un livello di organizzata disumanità che è offensivo paragonare alla scarsa e innocua antipatia di alcuni cittadini italiani di oggi per Salvini. Ma questo, per grave che sia, non è che un episodio di un progetto grande e ben organizzato di lotta (denigrazione, screditamento, negazionismo) all’antifascismo, in modo da sgomberare il campo per far posto al mondo nuovo della Lega, della Russia e del cardinal Ruini.

“L’Italia non è un Paese razzista”

Come dimostra il secondo incendio della libreria antifascista di Centocelle, alcuni fatti esemplari possono essere memoriamolto utili per educare a stare alla larga da chi crede di potersi opporre ancora al fascismo deciso e aiutato a tornare. La strategia è attentamente copiata dal 1920: solitudine e isolamento di chi si oppone. Se non c’è nessuno intorno, per non nobile ma comprensibile prudenza, non hai molta voglia di indignarti da solo. Molti italiani hanno capito e non si fanno trovare, o vanno a far folla plaudente come gli italiani dei tempi che molti di noi non hanno dimenticato.

Ma trovo fra le notizie di cronaca del 7 novembre questa storia esemplare: “ Non è stato lasciato da solo a vedersela con i due malviventi che martedì sera hanno fatto irruzione nel suo bar a Cinecittà Est con l’intenzione di rapinarlo. Chaokang Zhou, titolare del locale, ha potuto contare sul coraggio dei suoi clienti, compresa una donna, che lo hanno aiutato a sventare la rapina” (Il Messaggero).

Le notizie sulle rapine possono avere o no un esito tragico ma si assomigliano tutte. Non questa. Questa è la volta in cui i cittadini si rivoltano insieme, rischiano insieme e insieme impediscono l’esecuzione di un piano malefico. Importa anche il fatto che tutti si sono fatti custodi dei colpevoli (senza tentativi di vendetta) senza permettere l’effetto a specchio, in cui se offeso, pensi che sia giusto vendicarti, almeno simbolicamente, sul presunto colpevole. Ecco ciò che non accade mai in questa repubblica ormai infestata dal fascismo. A lungo è durato il tentativo di dire e ripetere “ma quale fascismo”, comportamento anomalo adottato anche da persone autorevoli e credibili, seguito dalla convinta e ripetuta affermazione “l’Italia non è un Paese razzista”. Nonostante i tempi si facessero sempre più stretti fra offese e insulti e azioni razziste a danno di persone costrette a subire, ma anche di celebrità come Balotelli, in ampi luoghi pubblici, dunque esemplari.

Il silenzio complice

Una seconda linea di tentato esorcismo del male è stato: “si, accadono alcune cose che assomigliano al fascismo, ma non c’è il potere, che per il fascismo è essenziale”. In realtà un potere c’è sempre stato, e veniva indirettamente attribuito ai camerati dalla calma e lentezza e distrazione delle istituzioni, che non hanno mai pensato (anche per quieto vivere) ad azioni preventive contro avventure squadristiche che il più delle volte sono rimaste impunite.

Comincia a stabilirsi la presenza di uomini che per lo più restano anonimi, di Casa Pound e di Forza Nuova, che si presentano nei luoghi in cui ci sono migranti o rom, per avvertirti di non provare con la storia dell’antifascismo. In questo modo inducono i più a occuparsi dei fatti loro e a lasciar fare ai “patrioti”. Intanto aumentano la folla di Predappio (nell’anniversario della marcia su Roma) e quella di Salvini (piazza San Giovanni) per esaltare il filo spinato alla Orban e i porti chiusi, mentre alcuni cardinali incoraggiano i fedeli ad accostarsi da buoni cristiani dovunque ci sia esibizione di rosari e di cuori immacolati, da interpretare come porta-fortuna contro il pericolo dei migranti e l’altro pericolo, la malintesa e scismatica carità cristiana, nel Paese che ha per motto “prima gli italiani”.

Ecco dunque quello che accade: nel Paese in cui si sperimentano i più arrischiati e sfacciati episodi del ritorno al fascismo (dalla oggettistica mussoliniana e hitleriana ai canti, alle grida, alle invocazioni, alle celebrazioni, alle divise, ai discorsi espliciti e dunque offensivi), un grande e quieto silenzio di una vasta maggioranza, partiti politici inclusi, circonda il clamore dei neo-camerati e lascia che la loro presenza sia la sola a segnare un intero momento storico.