Lili Marleen, la canzone
che faceva fermare la guerra

“Dammi o Samuela,/ da tener sul cuor/qualche filo almeno/ dei tuoi capelli d’or”. Questa strofetta l’ho nelle orecchie da sempre. La melodia è quella di Lili Marleen ma le parole non corrispondono a quelle del testo italiano scritto da Nino Rastelli e cantato, all’epoca, da Tina Termini. Hanno solo una vaga assonanza con l’inizio della terza strofa, che suona così: “Dammi una rosa/ da tener sul cuor, /legala col filo/ dei tuoi capelli d’or”. Poiché la versione “sbagliata” devo averla sentita da mio padre, ho sempre pensato (da quando sono stato in grado di pormi la domanda) che essa dovesse essere quanto rimaneva di un antico testo apocrifo adattato sulla musica originale. E che, poiché la ragazza che deve mettere a disposizione i suoi capelli ha un nome inequivocabilmente ebraico, si trattasse di una versione “democratica”, antinazista.

Fantasie. Anche se va detto che di versioni political correct della celeberrima canzone ce ne sono state, in inglese e in altre lingue. Una, introvabile, anche in tedesco e pare che qualche volta sia stata anche proposta dalle emittenti alleate che trasmettevano nei territori occupati dal Terzo Reich.

In realtà non ci sarebbe stato bisogno di correzioni politiche. Il testo originale tedesco non ha proprio nulla da farsi perdonare: fu scritto durante la prima guerra mondiale da un giovane poeta di Amburgo, Hans Leip, prima di partire per il fronte russo nel 1915. Era intitolato “Lied eines jungen Wachtpostens” (Canzone di una giovane sentinella) e faceva parte di una raccolta, “Die Harforgel” (L’arpa), dagli accenti per niente militareschi, anzi abbastanza pacifisti da suscitare, come vedremo, l’ostilità dei gerarchi nazisti, che sentivano puzza di disfattismo. Semmai (se la cosa avesse un senso) ci sarebbe da obiettare sulla musica. Fu scritta da Norbert Schultze, un compositore di regime autore di marce militari e marcette propagandistiche dai titoli che non lasciavano dubbi: “Bombe sull’Inghilterra”, “I panzer conquistano l’Africa”, “Dalla Finlandia al Mar Nero” e che gli costarono, dopo la guerra, parecchi anni di interdizione professionale, nonché il sequestro dei diritti d’autore per il suo brano più famoso, Lili Marleen appunto.

La ragazza oggetto del desiderio della sentinella, nella poesia di Leip, si chiamava Lili Marleen perché, a quanto pare, il giovane aveva voluto evocare insieme la fidanzata, Lilli, e un’infermiera che accudiva un suo amico, Marlene, con la quale non è chiaro che rapporto intrattenesse. In realtà riguardo al titolo c’è un’altra versione, secondo la quale l’autore avrebbe dedicato la poesia a una nipote di Sigmund Freud, Lilly, della quale si era invaghito. La ragazza, poi, avrebbe sposato il regista Arnold Marlé e sarebbe diventata Lilly Marlé. Se le cose stessero veramente così, la canzone tedesca più famosa al tempo del nazismo sarebbe stata ispirata da una ebrea. Ipotesi suggestiva, non c’è dubbio, ma un po’ troppo fantasiosa, anche se pare accertato che Leib conobbe effettivamente Lilly Freud.

La raccolta “Die Harforgel”, nonostante il suo carattere poco marziale, viene ripubblicata nel 1937 in una collana di poesie sulla guerra e arriva nelle mani di Lieselotte Bunnenberg, una cantante di Bremerhaven che cerca la sua fortuna artistica nei cabaret di Berlino e di Monaco con il nome un po’ esotico di Lale Andersen. Lei si innamora della storia e propone a un compositore suo amico, Rudolf Zink, di musicarla. Ne esce una canzone molto romantica e un po’ triste, con il titolo prolisso e poco accattivante della poesia, che non piace affatto ai frequentatori dei locali berlinesi. Così l’anno successivo Lale decide di affidarsi a Schultze, con il quale ha avuto una relazione anni addietro e che è diventato un compositore molto apprezzato negli ambienti del regime nella capitale.

Schultze ha già un motivetto che gli è stato commissionato e al quale sta lavorando da un po’ di tempo: è la musica che dovrebbe accompagnare la pubblicità radiofonica del dentifricio Chlorodont. L’aggiusta un po’ nel suo stile e così nasce la sua prima versione della canzone, che ora si chiama solo Lili Marleen (la sentinella innamorata è stata retrocessa nel sottotitolo) e che ha un piglio decisamente più vivace e cadenzato, quasi militaresco: squilli di tromba e rulli di tamburo. Anche così, però, il brano stenta a farsi apprezzare. Lale Andersen, allora, ne fa un’altra versione, più sobria, e la incide per la casa discografica Electrola. Il disco non piace ai critici musicali e non ha un grandissimo successo: vivacchia nei negozi fino all’agosto del 1941.

Intanto, però, sono successe molte cose. Il primo settembre del ’39 è scoppiata la guerra, il 22 giugno del ’41 la Wehrmacht ha invaso l’Unione sovietica e pochi giorni dopo il comando militare tedesco ha deciso di creare una radio dedicata alla truppa che dovrà raggiungere i soldati tedeschi su ogni fronte, dal circolo polare all’Africa del nord, e soprattutto in Russia. Il Soldatensender, l’emittente per i soldati, viene installato a Belgrado, con due sedi che riprendono il segnale in Grecia, ha una potenza per l’epoca davvero straordinaria e tale da renderla udibile da sei milioni di persone: non solo i militari tedeschi, ma anche i soldati nemici e, ovviamente, i civili. Trasmette propaganda, informazioni utili per le truppe ma, soprattutto, musica. Si tratta di portare un po’ di sano intrattenimento agli uomini al fronte, rendere un po’ meno gravoso il duro mestiere della guerra. La radio ha un direttore, Karl-Heinz Reintgen, e un caporedattore artistico, cui spetta il compito di scegliere i brani da mandare in onda dal catalogo musicale messo a disposizione dalla Reichsrundfunk di Vienna. Un giorno di agosto a Reintgen arriva un pacchetto da un amico che presta servizio nell’Afrika Korps del feldmaresciallo Erwin Rommel. Dentro c’è un disco e una raccomandazione: trasmettete questa canzone perché ai soldati, qui da noi, piace moltissimo.

Reintgen ha il vago sentore di prendersi un rischio, perché la storia raccontata nel testo non è proprio un fulgido esempio di baldanza militaresca. La sentinella sembra più interessata alla sua bella che al suo dovere di soldato del Reich. Più che il bisogno di correre a combattere per il Führer e per la patria sembra avvertire la nostalgia delle serate passate con lei sotto il fanale davanti alla caserma. Ha perfino un moto di ribellione quando suona la ritirata e sembrerebbe quasi tentato a rischiare tre giorni di consegna pur di strappare qualche minuto ancora con lei.

Tanto pericoloso sentimentalismo non è sfuggito alle autorità del regime. Joseph Goebbels in persona, il potente e temuto ministro della propaganda, ha fatto sapere alla Reichsmusikkammer, l’ente di stato preposto alle attività musicali, e a Schultze in persona di trovare la canzone inopportuna e pericolosamente incline al disfattismo: un’accusa molto pesante in quei tempi. Ma Lili Marleen ha anche un alleato potente: a Rommel la canzone piace, e soprattutto gli piace che piaccia ai suoi soldati. Il feldmaresciallo è popolarissimo sul campo ed è un uomo che conta molto a Berlino perché cerca di far valere le ragioni delle gerarchie militari contro lo strapotere dei capi nazisti. In Africa sta combattendo battaglie decisive per la guerra del Reich e Hitler sa bene che non può fare a meno di lui. Per una volta, il suggerimento di Goebbels non verrà ascoltato.

È curioso, ma la durissima lotta tra i diversi centri del potere nazista passa, per qualche giorno, anche per una canzonetta. Il ministro fa marcia indietro, ritira il suo veto e Reintgen avuto un dito si prende tutto il braccio: Lili Marleen verrà trasmessa non una volta, ma tutte le sere, come sigla di chiusura delle trasmissioni alle 21 e 55. E così, da allora in poi alle 10 meno cinque milioni di soldati e di civili si mettono all’ascolto di Soldatensender Belgrad e sognano, sospirano, versano qualche lacrimuccia sulla triste storia del soldatino e della sua fidanzata che vorrebbe incontrare wie einst, come una volta, ma che forse non rivedrà mai.

La cosa straordinaria, e del tutto imprevista dalle autorità naziste, è che la canzone diviene popolarissima anche tra i nemici. La radio viene captata in quasi tutta l’Europa e l’Africa settentrionale e l’appuntamento delle dieci meno cinque diventa un’abitudine anche in Francia, in Gran Bretagna, in Polonia, in Russia, tra le truppe del Commonwealth in Egitto, tra i soldati italiani in Grecia e in Libia, sulle navi a caccia di sommergibili nel Mediterraneo o al largo della Norvegia. Dopo poche settimane girano già versioni in inglese, che vengono cantate anche in America, in italiano, in francese, in olandese. Capita che i soldati d’una parte e dell’altra, che passano le giornate a spararsi addosso, canticchino la stessa melodia, provino le stesse nostalgie, sognino nello stesso modo la pace.

La guerra finisce e Lili Marleen resta. Piace ancora a tutti, ma le è rimasta appiccicata un’aria di sospetto: è pur sempre una canzone tedesca, scritta da un nazista convinto e cantata, in Germania, da un’artista che era molto popolare anche presso le alte sfere, magari senza volerlo, visto che Lale Andersen pare non apprezzasse troppo i privilegi di musa del regime e aveva scelto di ritirarsi su un’isoletta del Mar del Nord. E poi quella melodia non poteva non riportare alla mente i giorni terribili delle trincee, dei bombardamenti, delle fughe dalle città, della fame e della paura.

A riscattarne l’onore fu un’altra Marlene, che di cognome faceva Dietrich. La diva che aveva scelto l’America ma diceva di aver ancora una valigia a Berlino la cantò, una sera d’estate del ‘45, durante la sua trionfale tournée tra i soldati americani in Germania. In inglese, ovviamente. Tutto il pubblico si mise a cantare con lei e parve che se ne venisse giù il capannone trasformato in teatro. L’avrebbe cantata, stavolta in tedesco, negli sfortunati recital degli anni ’60 nella sua patria che le era diventata ostile. Ma il disco che aveva inciso entrò nella storia della musica. Da allora, Lili Marleen è tornata ad allietare e intristire milioni di persone nel mondo. Come wie einst, un tempo, alle 10 meno cinque della sera accanto a una radio le cui onde venivano da lontano. È stata tradotta in quasi tutte le lingue, ha ispirato diversi film, tra i quali quello bellissimo di Rainer Werner Fassbinder con Hanna Schygulla, e qualche opera teatrale; è stata cantata dagli artisti più famosi: in Italia Milva ne ha dato, forse, l’interpretazione più intensa. Qualcuno l’ha inserita in un sito di canzoni d’amore contro la guerra. Un po’azzardato, forse, ma in fondo giusto.