L’ “idea grulla”
del Tg2
al tempo di Salvini

Di Matteo Salvini ormai conosciamo bene tic e virtù comunicative. Sappiamo che passa da una piazza a un talk show con la stessa disinvoltura con cui cambia abito o alterna musi duri e sorrisi; che per arrivare alle viscere degli altri si ostina a mostrare come tratta le sue, esibendo foto con prime colazioni e cene con tagliolini al ragout. Perché lui – questo è il messaggio – ha chiuso con le élite e ha scelto il popolo. Anzi no: è il popolo. Non lo rappresenta, semplicemente lo incarna, per scienza infusa o investitura divina, comunque per virtù medianiche prima ancora che mediatiche. Questo ricade a cascata sull’informazione, prima di tutto su quella pubblica. Gli effetti della Rai a trazione leghista devono ancora manifestarsi appieno, ma qualcosa cominciamo ad apprezzare. La punta estrema della banalizzazione, in questi giorni, è la battaglia sulla legittima difesa. Per Salvini e la Lega si tratta di benzina da versare sulle braci dell’insicurezza diffusa, che se non alimentate rischiano di raffreddarsi.

Sabato 23 febbraio, Tg 2 delle 20.30. In rapida successione, ci viene mostrata un’intervista a ad Aleksandr Dugin, filosofo molto vicino a Putin, presidente onorario dell’Associazione Piemonte – Russia, il cui fondatore, Gianluca Savoini, secondo un’inchiesta del settimanale l’Espresso, è al centro di un affare – non si sa se concluso oppure no – che prevede l’acquisto di gasolio dal Paese che fu dell’aquila bifronte, simbolo zarista che ben si attaglia anche a Putin – in cambio di un finanziamento alla Lega per le europee. Spiega Dugin che sinistra e destra non esistono più, oggi la lotta di classe ha lasciato il posto allo scontro tra popolo ed élite. Fin qui solo opinioni, che comunque, proposte quasi senza contraddittorio, lasciano intravvedere una nuova collocazione geo-strategica del Tg 2.

Un altro scontro violento, questa volta tra opinioni e fatti, va in onda a pochi minuti di distanza. Le telecamere inquadrano Salvini all’uscita dal carcere di Piacenza, dove è detenuto l’imprenditore Angelo Peveri, condannato a 4 anni e 6 mesi per il tentato omicidio di un ladro di gasolio. “Lui è dentro, il ladro è fuori”, commenta Salvini, aggiungendo che è pronto a recarsi dal presidente Mattarella perché conceda la grazia a Peveri. Finisce lo spot, purtroppo finisce anche il servizio. Il telegiornale evita elegantemente una manciata di dettagli, essenziali per comprendere la vicenda Peveri, ma che potrebbero complicare la interminabile campagna elettorale di Salvini. Innanzitutto, quando l’imprenditore ha sparato al ladro questi era stordito e in ginocchio, già reso innocuo dalle botte ricevute: prima da un dipendente di Peveri, che lo aveva raggiunto mentre cercava di scappare sul greto di un fiume; poi dallo stesso Peveri, che aiutato dal dipendente, gli aveva sbattuto la testa sui ciotoli della riva; ultimo particolare, Peveri aveva sparato al ladro con un fucile a pompa da due metri di distanza, ferendolo ma fortunatamente non uccidendolo. L’imprenditore ha detto di essere inciampato e che il colpo era partito accidentalmente, ma i giudici non gli hanno creduto.

La legittima difesa, nel processo Peveri, non è mai entrata, ma a Salvini e al Tg 2 questo non interessa. Perché la riforma proposta di legge, già approvata al Senato, è la punta di diamante della campagna medianica del vicepremier, basata sulla banalizzazione estrema. Peveri difendeva una sua proprietà, il gasolio (carburante che evidentemente sta molto a cuore anche alla Lega, visti i fatti raccontati dall’Espresso), quindi non doveva nemmeno essere processato perché chi è “turbato” si difende come può: questo dice in sostanza la legge della Lega. E lo dice Salvini che, essendo il popolo e avendo deciso in nome e per conto dello stesso, non può essere processato per sequestro di persona. Bisogna credergli sulla parola e non dilungarsi sulla disamina di quanto è accaduto o in sterili polemiche.

Ad esempio, sappiamo (ce l’ha spiegato molto bene Piercamillo Davigo) che i ladri di polli spesso tornano in libertà in base a leggi fatte e studiate per i colletti bianchi e testi elaborati ad personam per difendere B., cioè l’alleato storico di Salvini e della Lega, attualmente entrambi in prestito all’esecutivo gialloverde. Ma questo è solo pernicioso pensiero critico, che l’informazione leghista non può tollerare. Per definire invasori gli immigranti non si può raccontare che prima di attraversare il mare hanno subito sevizie e torture in Libia: rende l’immagine dell’invasione problematica, asfittica dal punto di vista del marketing elettorale. Non sufficientemente banale per transitare dalle nostre teste alle urne.

Lo scriveva Gadda trattando della figura di Mussolini (“Eros e Priapo”), chiamando l’idea banalizzata “idea grulla”. Questa non può essere assorbita criticamente “ma viene introitata e incorporata, consustanziata, divien carne della carne…”. Forse questa sta diventando la nuova linea editoriale del Tg 2 ai tempi di Salvini, con un presidente Rai che vuole una direzione unica per tutti i programmi di approfondimento. Approfondimento che probabilmente deve intendersi medianico, non giornalistico. Così il media può diventare medium.