Libridine, uno sguardo diverso sui libri
e sui ragazzi che li recuperano

Negli ultimi giorni con alcuni articoli si è proposto di assaltare le librerie: atto nobile, soprattutto quando si è armati dalla volontà di proteggere la passione per la lettura, se la volontà non si riduce esclusivamente all’acquisto, alla smania di possedere. Il tema piuttosto è quello di fare il libro nostro e lasciare che condizioni la quotidianità in cui viviamo.
A questo si unisce l’evoluzione stessa del sapere. La digitalizzazione da sola non può contrastare la voglia di preservare l’oggetto-libro. Conoscere senza venire orientati dalle classifiche, scoprire autori ormai irreperibili, raggiungere opere di cui si è solo sentito parlare. Il libro usato diventa così uno dei migliori alleati per creare una cultura e un sapere non omogeneo. Per rendere possibile quello “scarto” che rende tutti migliori e la cultura veramente universale.

In una zona semicentrale di Ravenna, in un edificio recentemente ristrutturato, Libridine propone questo approccio, vive delle donazioni degli abitanti della zona, nella città della tomba di Dante, di Riccardo Muti e del Teatro delle Albe guidato da Marco Martinelli in una città insomma dove da sempre l’innalzamento sociale si compie con la lettura e la cultura.
Il patrimonio così delle donazioni diventa eccezionale, anche in termini di recupero. È uno spaccato ideale degli ultimi 50 anni della cultura italiana ed europea. Nulla a che vedere coi libri acquistati a chili e spesso usurati dal tempo: se ci si vuole avvicinare alla cultura e alla lettura bisogna non solo guardare avanti facendo tabula rasa delle esperienze precedenti, ma soprattutto piuttosto con estremo rispetto ci si deve affidare a chi ci ha preceduto, ritagliandoci il tempo per riflettere, per ascoltare invece che urlare. Ma c’è anche un altro aspetto in Libridine, non di poco conto.
Lo racconta Romina Maresi alla guida della Coop San Vitale: Libridine è innanzitutto un progetto formativo di inserimento lavorativo per giovani con disabilità intellettive e autismo, una vera e propria fucina formativa in collaborazione con la Neuropsichiatria dell’Azienda Usl Romagna. Concluso il percorso delle scuole con la maturità questi ragazzi utilizzano la libreria come palestra per le proprie abilità, impegnandosi in tutti gli aspetti della gestione professionale del libro, dalla catalogazione alla rilegatura e ottenendo a volte anche incarichi prestigiosi.
È successo ad Alessandro, ragazzo autistico che due volte alla settimana si reca presso la prestigiosa Biblioteca Classense di Ravenna e opera nell’ambito dell’individuazione degli eventuali errori nei manoscritti antichi. I limiti diventano così potenzialità, le caratteristiche assumono un utilizzo positivo. I ragazzi di Libridine hanno piacere di lavorare ed interagire col mondo esterno: impegno, concentrazione, responsabilità, una identità finalmente matura. Queste persone vogliono crescere e giocarsi il proprio progetto di vita, che venga fatto attraverso un libro, e attraverso un libro donato e recuperato è questo sì un atto veramente coraggioso.
Se credete nella forza della lettura, credete in chi ha deciso di proteggerla e di investirne la vita, in chi ha deciso di rendersi autonomo grazie a un poco di carta e inchiostro lasciata in soffitta chissà quanti anni, o consumata giorno dopo giorno in qualche curatissima biblioteca privata.

Andate a conoscere nelle vostre città questi piccoli atti di resistenza, queste fortezze Bastiani, non saziatevi esclusivamente della tirannia delle classifiche, andate oltre, cercate di leggere al di là della pagina. Siate rivoluzionari, guardate i libri con occhi diversi, guardate chi li recupera e li torna coraggiosamente ad amare con occhi completamente diversi, vedrete persone che fino ad oggi probabilmente non avreste visto, o non avrete voluto vedere, ma che con dignità e la competenza del loro essere sanno impedire la fine di tanti testi importanti, di un patrimonio enorme che dobbiamo difendere dalla superficialità e dalla noncuranza.