Liberté, Égalité, Fraternité: è emergenza umanità ai tempi del Covid-19

Liberté, Égalité, Fraternité. Sono la sintesi di un progetto illuminista che definisce, dentro e dopo la Rivoluzione francese e nonostante il Terrore, la nostra nuova umanità.

Liberté, consiste “nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui” (Dichiarazione dell’uomo e del cittadino, 1789), ma il Covid-19 ci ha ricordato la nostra fragilità e la paura dell’epidemia, che autorevoli scienziati ci avevano raccontato come una febbre un po’ più aggressiva, dopo una valanga di DPCM, decreti, ordinanze, linee guida, ci ha persuaso a perdere, temporaneamente, la nostra libertà di movimento in cambio della nostra salute.

Égalité, invece, sembra una promessa impossibile. Covid-19 ci ha reso più tristi ed eguali, fino a ieri tutti chiusi in casa, ma la “prigionia” in case, piccole o grandi, belle o brutte, è ben diversa da quartiere a quartiere, dal centro alla periferia, fino al paradosso di #iorestoacasa anche per chi è senza casa.

Fraternité è il concetto più antico e profondo. La Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino (1795) è limpida: “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi”. E così, la Francia rivoluzionaria, laica e repubblicana, ha riletto il Vangelo (Matteo 7:12). E’ nei momenti più bui che dovremmo sentirci tutti fratelli, come predica, inutilmente, Papa Francesco e anche il nostro inno garibaldino (Goffredo Mameli è morto, a 22 anni, nella difesa della Repubblica romana nel 1849).

Hanno esercitato la Fraternité migliaia di medici ed infermieri che si sono gettati anima e corpo nel loro lavoro/missione, a costo della vita, per mantenere fede al Giuramento di Ippocrate: “in qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi”.

E adesso, che siamo arrivati alla Fase 2, tra paura, rabbia e speranza? E’ soprattutto una questione di soldi. Per l’Italia la pandemia è stata una catastrofe, più di qualsiasi altro paese, perché la Cina ne è entrata ed uscita prima di tutti, mentre il resto del mondo, che avrebbe potuto far tesoro della nostra esperienza, prima ci ha considerati un po’ esagerati e dopo degli untori. Così abbiamo caricato un nuovo enorme debito pubblico sulle spalle delle generazioni future e abbiamo scoperto le nostre fragilità, a partire dall’“eccellenza sanitaria” lombarda, che, scandalo dopo scandalo, si è rivelata un disastro. Il Covid-19 ha colpito la nostra identità, fatta di cultura, turismo, socialità, alimentazione, e adesso tutti chiedono soldi, non solo per ripartire ma per sopravvivere. E lo Stato deve affrettarsi a dare questi soldi perché mafia e usurai, brutalmente efficienti e senza burocrazia, sono veloci ad incassare nuovi clienti disperati.

Anche gli evasori protestano e chiedono soldi a gran voce a uno stato, sempre più frammentato in Regioni e Comuni in cerca di consenso e visibilità.

Alla fine si è riusciti, con tanta, tanta, fatica, a far emergere migliaia di schiavi, italiani e stranieri irregolari, da sempre sfruttati da caporali, malavita e “imprenditori” senza scrupoli, dando regole e quindi diritti e doveri. Daremo tanti soldi anche ad imprese che non pagano le tasse in Italia, come l’ex Fiat. Forse non è giusto, ma così aiuteremo migliaia di operai che sarebbero rimasti senza lavoro e salario per le loro famiglie.

La politica ha ripreso a litigare, anche sul Mes (Fondo europeo salva stati), che dà soldi quasi gratis per la sanità e sul Recovery Fund, che le forze politiche italiane hanno votato in ordine sparso al Parlamento europeo. Dispetti che potrebbero costarci carissimi, mentre la nostra unica “linea guida” dovrebbe essere quel cestino solidale appeso nei vicoli di Napoli: “chi più ha metta, chi non ha prenda”. Qualcuno, tempo fa, poco disposto a “prescrivere ricette per l’osteria dell’avvenire”, aveva detto quasi la stessa cosa: “a ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità”. Ma, a quanto pare, è tutto rinviato alla prossima pandemia.