Liberi e uguali
ma con quale
identità?

Il viaggio di Liberi e uguali è iniziato con un discreto vento alle spalle. Gli ultimi sondaggi accreditano la formazione di Piero Grasso del 7,6 per cento: questo significa che l’effetto del nuovo leader11si può valutare tra il 2 e il 3 per cento.

Ora che il percorso appare strutturato è forse il caso di cominciare a porre alcune domande sull’identità della nuova formazione. La questione può apparire desueta di questi tempi, ma se pensiamo alla provenienza di tanti protagonisti (quelli di scuola Pci per intenderci) assume un certo interesse. Dunque: dove si colloca LeU? Nel filone del riformismo e della sinistra di governo o in quello massimalista tipo Linke? Se pensiamo all’esperienza di uomini come D’Alema e Bersani la prima ipotesi apparirebbe scontata. Assai meno se si fa riferimento a tanti loro compagni di viaggio di Sinistra italiana o degli stessi comitati del no.

Seconda questione: quale collocazione europea? Anni fa, all’epoca della nascita dei Ds, in un forum a l’Unità fu chiesto a D’Alema come preferiva essere definito: diessino, democratico di sinistra, ds? La sua risposta fu immediata: “Sono innanzi tutto un socialista europeo”. Non a caso del resto l’ex premier è stato a lungo un uomo di punta del Pse e ha presieduto fino a pochi mesi fa, la Feps la Fondazione di studi dei socialisti europei. Oggi direbbe la stessa cosa? E quanti dei suoi attuali compagni la pensano così? E Pier Luigi Bersani farebbe ancora campagna prima del voto con il Ps francese, l’Spd e il Psoe o preferirebbe rivolgersi a Melenchon, alla Linke e a Podemos?

Certo la sinistra di governo in Europa (e non solo) ha finito per confondersi con l’establishment, ma se c’è un’altra strada andrebbe indicata con chiarezza.

Ultima questione: il partito. Finora per ragioni oggettive il tema non è stato affrontato, i primi passi sono stati all’insegna dei caucus (ancora un americanismo) ma la questione non potrà essere elusa a lungo. Che forma avrà? Ci saranno congressi, mozioni, votazioni o si procederà con i leader acclamati come per Grasso (il cui nome compare persino nel simbolo di LeU)? Ma poi: vi sarà un vero partito?

Nessuna di queste questioni – va da sé – può spostare un solo voto e certo non sarà tema di campagna elettorale. È solo un’esigenza di chiarezza e di coerenza. Per chi ha praticato per tanto tempo il riformismo a sinistra (“Comunisti e riformisti” si intitola il bel libro di Emanuele Macaluso), come la forma più adatta per combattere le diseguaglianze, ma anche per chi si affaccia oggi per la prima volta alla militanza politica