“Gentile Signora C”
lettera aperta alla
più cattiva del web

Gentile signora C,

sono l’utente Facebook di Bellaria che sabato ha messo in regalo un bel mobiletto di legno in uno di quei gruppi benemeriti dedicati al riuso di oggetti per i quali nelle nostre abitazioni non c’è più posto. L’ho fatto parecchie volte negli ultimi mesi e lo farò ancora perché devo razionalizzare casa, dopo innumerevoli via vai familiari in giro per Italia (Bologna), Europa (Germania), mondo (Usa) che hanno comportato traslochi e soluzioni di arredo in stato di necessità su cui non è il caso che mi dilunghi.

Oramai ho una certa esperienza nel settore “regali” e avviso sempre che prendo in considerazione solo le richieste che provengono da profili riconoscibili. Questo per una serie di motivi: intanto voglio evitare che cose con ancora un valore venale finiscano nelle mani di chi ne potrebbe fare mercato e degli accumulatori seriali; poi perché vorrei regalare a chi ne ha effettivamente bisogno; e infine perché vorrei “favorire” chi, con me, condivide una certa visione dei rapporti sociali e politici. Facebook è, spesso, un libro aperto: dai post e dall’incrocio delle amicizie si capisce chi sei, cosa fai, per chi parteggi.

Quando mi è arrivata la sua prenotazione per il mio mobiletto sono “entrato” nel suo profilo e ho visto che lei lavora in una azienda italiana del commercio “di tutto un po’” in piena crisi, passata attraverso drastici tagli di personale e chiusure di numerosi punti vendita. La sua azienda ha evidentemente sofferto la concorrenza della nota multinazionale svedese, dei brico francesi, delle maison du monde, ecc ecc. Ho pensato: questa signora abbastanza giovane che dichiara il diploma di terza media avrà vissuto, forse vivrà ancora, una fase lavorativa difficile; magari ha fatto, fa e farà cassa integrazione e potrei aiutarla con quel mobiletto per me diventato ingombrante (stia tranquilla, ho rimosso il post quindi è impossibile arrivare alle sua identità).

Poi ho approfondito la sua attività su Facebook e ho visto che lei è una delle cattivissime del web, quelle che condividono tutti i sospiri della pancia della rete in un tripudio di salvinate e dimaiate con spruzzate dei soliti irresponsabili post contro i vaccini e le invettive contro la Boldrini che oramai appartengono alla archeologia cattivista. Siccome sono sotto il controllo ferreo del resto della family (“Non regalare a fascisti e grillini, neanche agli integralisti religiosi”), l’ho messa seduta stante nella lista nera. L’oggetto è andato ad una ragazza con laurea, un profilo politicamente corretto, un linguaggio di persona ragionevole.

Dopo la consegna mi è venuto in mente che avevo fatto regali, anche significativi, a ricercatori universitari, insegnanti, operatori culturali, ragazzi cosmopoliti… Un mondo sostanzialmente uguale alla mia cerchia di amici e familiari. E mi sono chiesto: ma faccio bene? È un gesto politico “punire” chi irride alle magliette rosse per i migranti morti in mare (anche questo ho trovato nel suo profilo, gentile signora C) e che alle critiche alla Lega per i milioni rubati o all’incapacità di governo dei grillini fornisce la risposta standard “Sì, ma il Pd?”; è un gesto politico disprezzare chi disprezza il migrante che nella catena logistica del mercatone nostrano ogni giorno prepara i bancali di merce che, se venduti, permetteranno a lui e a lei signora C un altro mese di stipendio?

Rispondo sinceramente: di sicuro è un gesto istintivo ma non lo so se è un gesto politico; non so neanche se faccio bene a rifiutare a lei signora C un gesto gentile per vendicarmi del suo cattivismo; non so se faccio bene a rifiutare un po’ di conforto materiale a chi ha rabbia da vendere e poco da comprare; non so se faccio bene a rifiutare qualunque contatto col sottoproletariato di inizio millennio messo all’angolo dalle multinazionali. Quel che so è che se lei cattivissima signora C e io che da lei immagino verrò giudicato con disprezzo buonista e radical chic (ma non è mica vero, ho solo uno Swatch che imita il Rolex), dicevo se io e lei non incominciamo a parlarci restiamo fermi al palo e non se ne esce.

E dunque? Dunque bisognerebbe che tutti facessimo uno sforzo per fermare questo impazzimento sociale generalizzato, bisognerebbe sottrarre alla rete la forza mostruosa di generare odio e di trasformare tante signore C in haters incallite. Bisognerebbe ripartire dai fondamentali: dall’istruzione, dalla scuola, dai servizi alla famiglia, dal lavoro tutelato. Cioè da quel che, forse, la sinistra ha fatto poco e male nella sua breve stagione governativa (sì, breve, anche se lei signora C è convinta che in Italia abbiano sempre governato “i comunisti”). Ma non basta: io metterei in gioco l’educazione e il rispetto per l’altro, di qualunque colore sia la sua pelle. Restiamo umani, restiamo civili.

Un cordiale saluto, signora C.

Onide Donati