Lettera a un tifoso
che detesta
gli stranieri

Ciao, ieri stavo guardando i gol della tua squadra e mi sono accorto che quello decisivo l’ha segnato un ragazzo extracomunitario, per giunta di colore. Con quella rete la tua squadra è riuscita a vincere una partita, per giunta dopo un po’ di tempo, e mi chiedevo se tu avessi esultato, esultato davvero per quella vittoria, senza dubbi o distinguo, se quel tiro fosse stato bello come mille altri tiri della tua squadra oppure la tua felicità fosse stata in qualche modo strozzata da quel giocatore che se avessi incrociato per strada, senza riconoscerlo, avresti trovato urticante, deplorevole. 

Certamente non trovi deplorevoli quei ragazzi di colore che ieri hanno catramato la strada di fronte a casa tua, che ora è perfetta e tu puoi parcheggiare la tua auto senza sobbalzi, non hai trovato deplorevoli quelli che ti hanno pulito i vetri del tuo ufficio, quelli che stanotte hanno tolto i bidoni dell’immondizia davanti al tuo quartiere.

Chissà cosa pensavi di Weah quando segnava goal a raffica per la tua squadra, quando ha vinto il Pallone d’Oro, chissà se stavi dalla parte di quel difensore portoghese che lo riempì di insulti e sputi. Weah reagì e sbagliò, si prese sei giornate ma quando tornò in campo credo tu fossi felice di riaverlo in squadra. E ti ricordi Saviceviç, ti ricordi Boban? Venivano dall’Est-Europa: non credo li detestassi, erano capaci di giocate meravigliose, avevano una classe innata che per tante volte ti ha reso felice.

Ne hai avuti tanti di giocatori stranieri in squadra, magari di seconda generazione: te lo ricordi Rijkaard ? Suo padre era un calciatore del Suriname. Non lo hai mai detestato, non hai mai pensato di togliergli la cittadinanza olandese perché figlio di qualcuno nato in un altro continente, lo guardavi in mezzo al campo assieme a Ruud Gullit e pensavi di essere proprio fortunato ad avere quei giocatori lì. E quei giocatori passavano la palla a ragazzi italiani come te, che giocavano per gli stessi colori che amavi tu, che allo stadio andavi a sostenere .

Non so se i tuoi figli giochino a calcio, non so se quella eventuale squadra sia composta esclusivamente da giovani virgulti efebi e candidi come il latte, alti e biondi come nemmeno tu sei: ma come ti sentiresti se un ragazzo di quella squadra non passasse la palla ai tuoi figli solo perché tu hai le idee che hai. E se tuo figlio giocasse in porta gli diresti forse di non parare i palloni calciati da ragazzi provenienti da altri paesi o figli di persone provenienti da altri paesi ?

Ecco capita oggi che in quei campi si decida qualcosa che si chiama convivenza, se si impara a convivere nelle differenze la squadra riesce a convivere e a giocare nel migliore dei modi possibili, ma se questo non accade, se prevale il rifiuto, l’astio, la frustrazione, il sospetto ecco che tutto si sfalda e si finisce in fondo alla classifica.

Magari ci godi un poco che la tua squadra giochi tanto male, che tutto lo stadio fischi fino ai latrati, magari in fondo al cuore saresti sempre voluto essere presidente e allenatore, tutto assieme. Le sfortune degli altri potrebbero essere le tue fortune. Ma qui è in gioco solo il destino di una squadra di pallone, altrove la posta è ben più alta. Il fine giustifica i mezzi potresti rispondere: ma hai notato che Weah arriva da quei posti da cui ogni giorno ancora sbarcano in Italia migliaia di persone in cerca di un futuro differente, in fuga dalle mille guerre che anche la Liberia di Weah vedeva proprio in quegli anni (600mila vittime, per l’esattezza).

Te la ricordi quella squadra ? Ti ricordi come ha aiutato la tua squadra Weah in quegli anni ? E se buona parte di quelle persone che oggi sbarcano (e mi dispiace continuano a sbarcare) potessero aiutarci, renderci un poco migliori sarebbe così ingiusto avere di loro un’opinione differente rispetto alla rabbia cieca, alla disumanizzazione ?

Pensaci la prossima volta che Gonzalo o Timeoué faranno vincere la tua squadra, o ragazzini con gli stessi nomi, figli di seconda, terza, quarta generazione faranno altrettanto in quella dei tuoi figli. Ed esulta perché il mondo è della gente, tutta. Non di pochi idioti