“L’espansione delle mafie
sta minacciando
anche la Francia”

Con l’intervista a Jean-Michel Verne sulla penetrazione delle mafie italiane nel Sud della Francia, soprattutto ‘ndrangheta e camorra, completiamo un aggiornamento su alcuni aspetti delle attività criminali di clan e ‘ndrine nella fiorente economia legale e illegale da Marsiglia a Mentone, passando perla Costa Azzurra e il Principato di Monaco.

Jean-Michel Verne, pronipote dello scrittore Jules Verne, è un giornalista investigativo specializzato in inchieste sulla criminalità legata alle mafie e alla corruzione politica. Lavora per il quotidiano elvetico La Tribune de Geneve, Le MatinDimanche di Losanna e 24Heurs sempre di Losanna. È stato vicedirettore del quotidiano corso 24Ore e fra i suoi saggi c’è Riviera Nostra (2017, edizioni Noveau Monde), una vasta ricostruzione delle attività mafiose dietro i panorami e il lusso del rutilante turismo d’élite. Verne ha pubblicato quest’anno per le edizioni Laffont “Giudici in Corsica”: ha curato questo volume in cui, per la prima volta, nove magistrati raccontano il loro tumultuoso passaggio in Corsica, tra influenze della mafia e ambiguità dello Stato. Nel 2015, col giornalista e diplomatico Roger Auque, un suo fraterno amico morto l’anno precedente, ha pubblicato “Al servizio segreto della Repubblica”, saggio che racconta gli aspetti meno visibili della politica e del potere. Verne ha collaborato con il famoso fotoreporter Franco Zecchin in Sicilia. Fisico nucleare, Zecchin ha scelto l’impegno giornalistico e civile a fianco di Letizia Battaglia, a sua volta reporter e attivista antimafia. Ora Franco Zecchin vive a Marsiglia. Verne, grazie a questa intensa collaborazione, ha ripercorso tutti i luoghi che in Sicilia sono stati teatro di fatti di mafia.

Da quando le mafie italiane sono presenti nel Sud della Francia?

Probabilmente da quando esiste la mafia, direi. È storia. Certamente Marsiglia nel 1930 era per metà italiana, c’erano interi quartieri dove si parlava solo napoletano o siciliano. La mafia è arrivata con l’immigrazione. Ed è diventata forte, innervata in clan e famiglie. Negli anni Ottanta regnava tra gli altri il boss Gaetano Zampa, suo padre negli anni Cinquanta era il corrispondente della camorra a Marsiglia. Adesso la ‘ndrangheta è certamente la più forte. Le radici sono comunque lontane e si sono saldate alla fine della seconda guerra mondiale, con l’alleanza tra americani e Cosa Nostra per avanzare velocemente al Sud e battere i tedeschi. Un’alleanza che è poi rimasta in funzione anticomunista. Dopo la strage di piazza Fontana, che faceva parte della strategia della tensione, Franco Freda venne fatto fuggire via Ventimiglia grazie alla famiglia mafiosa Palamara. È tutt’altro che una coincidenza. Un altro aspetto è la penetrazione, a partire dagli anni Ottanta, della mafia nelle logge massoniche del Sud della Francia, un tradimento e una deviazione che ha fruttato alla criminalità una rete di alleanze e di appoggi rilevanti. C’è una lotta tra la massoneria fedele ai suoi ideali e le legge infiltrate dalla ‘ndragheta. Nella ‘ndrangheta c’è una struttura chiamata La Santa, e alcuni uomini della Santa hanno il ruolo di penetrare in Francia le logge massoniche, in particolare quelle del Sud.

Si può stimare il fatturato delle mafie italiane?

Si calcola che sia il 6 per cento del vostro prodotto interno lordo, nei rami formalmente legali e in quelli del traffico di droga e del racket. Con una definizione un po’ a effetto la si può paragonare al bilancio della Airbus come ordine di grandezza. Oggi la ‘ndrangheta investe in modo massiccio nella Riviera francese, dall’edilizia al turismo, ma coltiva tutte le tradizionali attività criminali nello stesso tempo. Le ‘ndrine calabresi sono senza dubbio la più potente organizzazione criminale in un’area molto vasta tra Mentone e Marsiglia e tra Nizza, Tolone, Monaco. In Corsica le mafie italiane, ‘ndrsangheta, Cosa Nostra e Camorra, hanno fatto importanti investimenti. Si pensi a un promotore del Sud della Corsica che due o tre anni fa è divenuto il più grande operatore della zona, un’ascesa sospetta.

Quali sono le strategie della ‘ndrangheta nel Sud della Francia?

Consistono nel prendere in mano settori chiave dell’economia usando metodi ingiusti o illegittimi (non strettamente illegali) per fare affari alla luce del sole. Logistica, appalti pubblici e conseguenti subappalti nei settori dell’edilizia e delle infrastrutture aiutano anche a riciclare l’immenso guadagno fatto con le attività criminali. La ‘ndrangheta fonda aziende che sono quasi sempre una semplice facciata e avvelena il mercato, uccide la concorrenza imponendosi con prezzi bassi. Può permetterselo, l’importante è lavare il denaro sporco. Potrei riassumere la situazione citando Roberto Saviano quando analizza un’altra mafia, la camorra. Egli dice che non sono i camorristi che scelgono gli affari, ma sono gli affari che scelgono la camorra. La visione dell’impresa criminale e la visione dei suoi sponsor sono improntate a un radicale ultraliberismo. Regole imposte dalle circostanze, dall’obbligo di fare profitti e di eliminare ogni concorrenza. Tutto il resto non esiste. La notevole analisi di Roberto Saviano colloca il fenomeno in un orizzonte macroeconomico.

Perché non vi sono inchieste di vasta portata in Francia su tutto questo? Eppure, voi avete uno Stato forte.

Sì, uno Stato forte, ma che investe in questo momento molto nel contrastare il terrorismo, che è una priorità assoluta, e nel combattere il crimine più appariscente, che genera turbamento e disordine. Eppure, ad aprile, un rapporto Europol afferma che le mafie sono più pericolose del terrorismo. Mancano i mezzi per combattere la conquista della mafia sull’economia. Sia in termini di poliziotti che di ordinamento giudiziario. Non abbiamo il 416 bis, il reato di associazione mafiosa. Abbiamo una forte visione garantista che è utilizzata per evitare di adottare una legislazione che dia maggiori strumenti agli investigatori. La Francia deve prendere maggiormente coscienza di quanto pericolosa sia l’espansione delle mafie.