Unire le forze del cambiamento. Per il futuro il momento è ora

La politica, come ci hanno insegnato i grandi filosofi, è sempre e soltanto una questione di tempi. Machiavelli fece di questo convincimento l’architrave del suo pensiero. Bisogna saper afferrare il tempo, se si vuole avere successo. E non è mai scontato riuscirci: perché noi siamo definiti in una natura, da cui non possiamo uscire, mentre il tempo è veloce, imprevedibile, inopinato – per usare una parola che amava.

Il rapporto tra tempo e politica può diventare perciò drammatico, anche tragico: perché si può aprire in ogni momento uno scarto insuperabile fra il tempo della politica e la possibilità dell’uomo, di ciascun uomo, di riscontrarsi con il tempo – con la storia, in ultima analisi con la vita.

Per le forze del cambiamento è venuto, in Italia, il momento di fare i conti con il tempo. Se vogliono avere un futuro devono – oggi, non domani – mettere mano alla costituzione di un nuovo, largo, aperto schieramento delle forze riformatrici nel nostro paese. Qui e ora, subito- se vogliono avere un ruolo nell’avvenire, e diventare una “funzione” dell’Italia – ora e nei prossimi decenni.

Contro tendenza

Lo so: oggi le cose sembrano andare in altra direzione, si sono creati nuovi partiti, e altri stanno nascendo proprio in questi giorni. Ma è un errore grave, di carattere strategico. Significa non aver capito di cosa ha bisogno l’Italia, sacrificando il destino comune alle ambizioni di tipo personale, che certo sono importanti, ma non possono diventare l’alfa e l’omega delle scelte che si fanno.

Scegliere questa strada significa non aver capito cosa sta accadendo oggi in Italia, in Europa, nel mondo: significa restare ciechi di fronte all’’entità dei mutamenti che stanno cambiando in modo tumultuoso la nostra vita a tutti i livelli – da quelli quotidiani, che sono i più importanti, a quelli più complessi e sofisticati.

Se c’è una cosa che colpisce oggi è l’entità delle trasformazioni a livello planetario e la relativa – spesso scarsa – consapevolezza di quello che sta accadendo intorno a noi, e anche dentro di noi, sul piano delle nostre identità personali e collettive. Mi limito a fare solo qualche esempio.
Sta mutando in modo radicale la composizione demografica dell’Italia e dell’Europa; nella nostra quotidianità irrompono nuove culture, nuovi modelli antropologici, nuove esperienze religiose; si affievolisce il rapporto tra cristianesimo ed Europa, incrinando un elemento identitario di carattere secolare del nostro continente; muta il nostro rapporto con la morte e quindi la nostra intuizione della vita; si trasformano le modalità dell’esistenza individuale e di coppia.

Un mondo che cambia velocemente

E tutto ciò avviene con una velocità mai vista nella storia dell’uomo, accentuata dalla presenza della Rete che muta, in profondità, oltre che il rapporto con il nostro presente, anche le nostre relazioni con il passato. Oggi, passato, presente, futuro si annodano seconde modalità mai viste prima, consentendo di penetrare – fino a ricostruirl e- in zone del passato che sembravano , fino a pochi anni fa, separate da distanze incolmabili. L’intelligenza artificiale sta spezzando i confini del vecchio mondo, scoprendo nuovi universi di conoscenza, relazione, comunicazione…

Un intero mondo è finito, e un altro – volenti o nolenti – sta faticosamente nascendo, lasciando , come sempre accade quando i mutamenti sono così profondi , una scia di sangue alla quale non eravamo più abituati, dopo la fine della seconda guerra mondiale . Oggi la guerra – vicina, non lontana – è diventata una possibilità con la quale anche noi siamo chiamati a fare i conti.

Politica senza respiro e grande politica

Che cosa fa la politica, in un tempo come questo ? Come pensa ed elabora questi mutamenti, cosa propone che sia all’altezza di questo tempo, che mette in questione il destino stesso dell’uomo come specie? Tace, sta in silenzio, non dice niente. Si chiude nei propri territori, nei reticolati di manovre senza respiro, mira alla auto-conservazione e autoriproduzione di sé e del suo potere. Nel migliore dei casi, si sforza di lavorare nell’orizzonte dell’esistente, dell’immediato, cercando di generare provvedimenti modesti, circoscritti. Tutte iniziative importanti – sia chiaro – ma non all’altezza del tempo, che chiede una “grande politica”, capace di misurarsi con mutamenti e sconvolgimenti di così grande portata .

Per cominciare a fare questo ci vuole un vasto schieramento di forze politiche, sociali, intellettuali : ci vuole un nuovo vincolo etico e politico capace di unire, e legare, le energie interessate nel nostro paese a misurarsi con le sfide di questo tempo. E per far questo occorre, con spirito unitario e solidale, uscire da logiche settarie e particolari, e mettersi a lavorare alla costruzione di nuovi organi – non voglio dire un partito – in grado di dare forma politica, intellettuale, teorica a questo vincolo, facendo scendere la politica dalle nuvole in cui si è rintanata nel mondo concreto degli interessi materiali, delle diseguaglianze, della realtà concreta degli uomini in carne ed ossa.

Il Pd può dare un contributo, e un contributo possono darlo altre forze schierate nel centro sinistra. E anche le forze riformatrici presenti nel M5S devono essere coinvolte in questo processo. Ma l’esistente non basta. E chiudersi in logiche particolari significa suicidarsi. Occorre chiamare in campo forze nuove, fresche, libere da antiche storie, e lavorare a forme nuove di riconoscimento e di aggregazione. Bisogna lavorare per questo, qui e subito. Ci sono segnali incoraggianti. È questo il momento: oggi la campana suona per tutti.