L’esercito delle pulizie
senza reddito per metà
anno manifesta a Roma

Smetto (di pagarti i contributi) quando voglio. Se ci dovessero girare un film su questa storia, potrebbe essere questo il titolo. E potrebbe venirne fuori un dramedy, un lungo metraggio dolce amaro all’italiana con un finale epico da biopic hollywoodiana. La trama, infatti, si riscatta poco prima dei titoli di coda, grazie alla protagonista, una signora che, con l’aiuto della Filcams Cgil milanese e la forza della testardaggine e della caparbietà di ogni Rosa Parks che si rispetti, ha vinto la causa contro l’Inps e con sentenza del Tribunale di Milano, passata in giudicato e ormai inattaccabile, potrebbe aprire la strada della pensione a oltre centomila persone nella sua stessa situazione.

Il copione potrebbero scriverlo su uno di quegli strumenti perversi che, al secolo, è conosciuto come part time ciclico. Ad uso e consumo delle aziende, questo contratto, un tempo parziale, che non si basa su un calcolo giornaliero del monte orario, bensì su un calcolo annuale, imprigiona in una bolla decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, impiegati nelle scuole di ogni ordine e grado, che garantiscono i servizi in appalto di ristorazione, pulizie e assistenza alla persona.

 

Un esercito di addetti che percepiscono reddito e contributi soltanto in alcuni mesi dell’anno. Neanche fossero ancora ragazzini con cartella e grembiule, anziché adulti con famiglie, mutui e responsabilità, il loro lavoro parte a settembre e si ferma a giugno, scavando un solco profondo a metà del calendario, un buco nero come le loro tasche che, nella stagione estiva, restano vuote, in attesa dell’inizio delle lezioni dell’anno successivo.

“Un contratto frequente nelle scuole – ci spiega Roberta Griffini, segretaria Filcams Cgil di Milano –. Sono lavoratori che pagano dazio due volte. Perché durante l’anno si ritrovano con orari comunque ridotti, lavorano poche ore a settimana – sono pochi i full time – ma hanno anche l’aggravante che il loro contratto, durante il periodo di chiusura delle scuole, pur essendo a tempo indeterminato, viene sospeso. Così i lavoratori restano a casa, senza reddito, perché non percepiscono stipendio né altro strumento di sostegno o ammortizzatore sociale e, ad oggi, senza il riconoscimento dei contributi. Per fare un calcolo rapido, un lavoratore così inquadrato dovrebbe lavorare cinquant’anni per maturare quarant’anni di contributi. Noi le cause le stiamo vincendo, questa è la prima con sentenza passata in giudicato. Questo comporta delle spese legali per l’Inps, quindi a carico della collettività. Per questo chiediamo, come Filcams Cgil, un intervento normativo. Basterebbe una modifica della legge, che recepisca la direttiva europea e la conseguente sentenza della Corte di Giustizia, per evitare altre vertenze e permettere ai centomila addetti di vedersi accreditati i contributi dei periodi di sospensione”.

Le aziende ringraziano, passando all’incasso. Scuola aperta, contributi pagati. Scuola chiusa, niente contributi. Tutto perfettamente in regola. Fino ad ora. Già, perché la nostra Rosa Parks ci si è piantata sulla poltrona di quell’autobus. Ha detto chiaro e tondo che lei non si alzava. E grazie all’opera di sostegno e ricostruzione del sindacato, alla fine sarà la prima lavoratrice ad andare in pensione per effetto, soprattutto, del riconoscimento dei contributi non versati nei periodi di interruzione lavorativa: 243 settimane (quasi 5 anni) che il meccanismo perverso del part time ciclico le aveva, di fatto, scippato. Altro che quota 100. Con questo ritmo a scartamento ridotto, qui per fare cento, avrebbe dovuto totalizzare 120. A scardinare il meccanismo e armare la causa una Direttiva europea e una successiva sentenza della Corte di Giustizia che dispongono la non discriminazione contributiva per i lavoratori a tempo parziale ciclico, in un quadro che ci ricorda come quella spesso percepita come ingerenza di Bruxelles a volte assume i contorni della salvaguardia e della garanzia.

E allora, mai più invisibili. Proprio nella giornata dello sciopero dei servizi integrati multiservizi e della manifestazione unitaria organizzata dai sindacati a Roma, in piazza della Bocca della Verità, per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale dei settori, scaduto da oltre 72 mesi, non ci sembra azzardato il paragone tra la nostra protagonista e la celebre attivista dei diritti civili negli Stati Uniti dell’apartheid. Perché qui, nel ghetto dei lavoratori di serie B, ci sono almeno 100 mila persone per le quali il sindacato cerca di trovare soluzioni, chiedendo, ogni estate, che vengano riassegnate ad altre strutture, tanto per guadagnare qualche settimana o qualche giorno in più di attività. Tanto per permettergli di restare sedute ancora qualche minuto sul sedile di quell’autobus sgangherato che sembra diventato il nostro mercato del lavoro.

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1

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