L’eroica vita della working class
nel nuovo libro di Alberto Prunetti

È una rincorsa fuori dal tempo il racconto di Alberto Prunetti che con 108 metri (Laterza) si conferma tra i pochi in grado di raccontare quel mischiume oggi indecifrabile dentro al quale rientrano proletari e sottoproletari, lavoratori e disoccupati, operai e fattorini.

Uno stare in fuori tempo perché è la stessa lingua di Prunetti che si tiene ben lontana dai discorsi dell’oggi offrendo asprezza e rapidità, durezza e retorica. Una lingua ostile che rifiuta l’ordine in nome di un disordine però singolare, incapace in ogni caso di farsi classe, impotente e comunque già sconfitto e abbattuto di fronte al popolare.

108 metri è il racconto mosso e disadorno compiuto come in una presa diretta isterica dentro al quale tutto accade e capita, sfugge e ritorna. La Londra della Lady di Ferro e le pizzerie italiane della city, il lavoro da cuoco come quello da sguattero che vengono così allineati lungo la medesima linea di fatica, asfissia e abbattimento.

Un racconto denso e onesto che non accetta di ripiegarsi nella sconfitta di una working class perduta, ma che tenta in ogni modo di recuperarne l’eroismo, ovvero la chiave di una singolarità che significa intimità. Il racconto di una dolcezza solidale che nasce nella fatica e nell’apparente incuranza di uno spazio triste e in perenne abbandono. Un libro dunque politico perché dalla politica è invaso, ma anche politico perché è nella politica il ritorno, nella relazione la possibilità di uno straccio di divertimento come di un sorriso ironico.

Cinico e icastico, Alberto Prunetti attraversa Piombino e Londra quali luoghi sfigurati di una perenne infelicità vergata da una resistenza che prende forma nel lavoro come nella durezza di uno sguardo in perenne lotta per un sé comune e liberatorio.

 

Alberto Prunetti

108 metri

Laterza, 15 euro