L’eredità attualissima
di Hiroshima e Nagasaki

Il 6 Agosto 1945 Hiroshima fu distrutta dalla bomba atomica; si trattava di un ordigno basato sulla fissione dell’uranio-235. Gli fu dato il grazioso nome di Little Boy. Morirono sul colpo tra le 70.000 e le 80.000 persone; Il 67% di tutti gli edifici vennero distrutti . Tre giorni dopo fu sganciata una seconda bomba, sulla città di Nagasaki, basata sulla fissione del plutonio, un elemento non presente in natura, ottenuto nei reattori nucleari del centro di Hanford, nell’ambito del progetto Manhattan. Fu chiamata Fat Man per la sua forma. L’energia rilasciata nell’esplosione fu equivalente a quella di circa 20.000 tonnellate di tritolo, un po’maggiore di quella di Little Boy.

Il numero totale degli abitanti uccisi viene valutato intorno alle 80.000 persone. Oltre alle vittime morte all’istante, molti perirono entro un anno a causa delle radiazioni e delle bruciature; altri moriranno in seguito di cancro o di malformazioni alla nascita.

Il 10 agosto gli Stati Uniti ricevono la richiesta di resa giapponese. La resa viene accettata (15 agosto ), l’imperatore Hirohito rimane al suo posto, ma sottoposto alle forze di occupazione. L’atto di resa giapponese pose fine alla Guerra del Pacifico ed alla Seconda guerra mondiale. Venne firmato sul ponte della USS Missouri nella Baia di Tokyo il 2 settembre 1945.

Da allora molte furono le discussioni sull’impiego delle armi nucleari contro il Giappone e sul loro ruolo nell’ ottenere la resa.

Dalla fine della guerra ad oggi altri otto stati hanno costruito le loro bombe nucleari e si è giunti a disporne per decine di migliaia, soprattutto da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Si tratta di ordigni spesso cento o anche mille volte più potenti di quelli usati contro il Giappone. Ma essi non sono stati mai impiegati, nonostante che l’impiego stesso sia stato minacciato in molte situazioni di grande tensione internazionale.

Oggi, con la fine della guerra fredda, molte migliaia di bombe sono state smembrate o disattivate. Attualmente sono circa 15.000 le testate ancora presenti nel mondo.  In Italia ne rimangono circa ottanta, sotto il controllo degli Stati Uniti.

Nei passati decenni molti furono i trattati per la limitazione e per la riduzione degli arsenali nucleari, ma non si giunse mai a un accordo per metterli definitivamente al bando. Eppure, per le armi chimiche e biologiche, armi di distruzione di massa, un accordo internazionale fu raggiunto: quello sulle biologiche è entrato in vigore nel 1975, quando 22 governi lo hanno ratificato. Attualmente impegna 163 Stati a proibire lo sviluppo, la produzione e lo stoccaggio di armi biologiche e tossiche; la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche è entrata in vigore nel 1997 e proibisce qualsiasi attività rivolta a sviluppo, produzione, acquisizione, detenzione, conservazione, trasferimento e uso di armi chimiche e dei materiali ad esse collegati.

Il 7 Luglio 2017 l’Assemblea Generale delle le Nazioni Unite ha adottato il Trattato di messa al bando delle armi nucleari. 122 Stati hanno votato per adottare tale accordo globale. Il primo articolo vieta di sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere ma anche trasferire o ricevere il trasferimento, consentire la dislocazione di armi nucleari e altri dispositivi esplosivi nucleari e proibisce di “incoraggiare, indurre, assistere o ricevere assistenza per una qualsiasi delle suddette attività”. Determinante è l’articolo 4, dedicato all’impegno “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.

Il Trattato è una chiara indicazione del fatto che la maggioranza degli Stati del mondo non considera più le armi nucleari un legittimo strumento bellico. Per la prima volta nella storia, dunque, le armi nucleari vengono dichiarate fuori legge.

La strada per la realizzazione del Trattato è ancora lunga, come è dimostrato dal fatto che tutti i paesi che hanno un arsenale nucleare non hanno partecipato ai lavori: non lo hanno fatto le cinque potenze nucleari riconosciute dal Trattato di non proliferazione del 1968, Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, le tre non ufficiali, India, Pakistan, Israele, e oggi anche la Corea del Nord.

D’altra parte è impensabile che gli stati non-nucleari accettino per l’eternità questa situazione di sudditanza, che oltre a tutto contrasta con il Trattato di non-proliferazione (NPT), che richiede agli stati nucleari il graduale disarmo.