La Lega: la legge
contro il razzismo
è “anti-italiana”

A mezzo secolo dalla promulgazione delle leggi razziali (1938), l’atto più ignominioso e servile del regime fascista, il leghista Lorenzo Fontana, veronese, cattolico, devoto al culto della Madonna, nemico dei gay e delle famiglie arcobaleno, fiero avversario dell’aborto, uno che dice di odiare il fascismo, ma che pare non respinga amicizie filonazi, vorrebbe cancellare la legge Mancino. Abroghiamola… invita in un post su facebook, perché “in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano… I burattinai della retorica del pensiero unico….se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”.

Solo il caldo di questi giorni potrebbe giustificare esternazioni e farneticazioni di questo genere. Come se le sarà inventate? Che sarà mai il razzismo anti-italiano dei globalisti? E il “pensiero unico”? E il “grande inganno”? Lorenzo Fontana siede sulla poltrona di ministro della Famiglia del governo Salvini- Di Maio e qualche strumento contro la calura gli sarà stato senza dubbio messo a disposizione insieme con la poltrona. Per giunta, insediato su tanto scanno, qualche senso di responsabilità dovrebbe avvertirlo, il peso di certe espressioni dovrebbe considerarlo, nei giorni in cui volano insulti contro gli immigrati, volano uova contro un’atleta italiana colpevole d’aver la pelle nera (che poi a tirarle sia stato anche il figlio di un consigliere comunale del Pd di Vinovo, provincia di Torino, poco importa: le colpe dei figli imbecilli ricadono sui padri qualche volta sì, qualche volta no), volano proiettili contro un muratore, di colore ahimè, al lavoro sull’impalcatura, confuso con un piccione. Quando insomma ragioni per moderarsi non mancano e non mancano le ragioni per scongiurare parole che potrebbero legittimare i soliti mascalzoni, solleciti quando si trovano in gruppo all’uso degli insulti, dei pugni, dei bastoni, delle uova e di altro ancora assai peggiore.

La legge Mancino, legge 205 adottata nel 1993, è stata scritta per punire chi istiga a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, sanziona chiunque faccia propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia fascista e vieta ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Una legge nata nel solco della Costituzione italiana (non sarà che leghisti e cinquestelle vogliano “abrogare” anche questa?) con almeno un difetto: è stata pochissimo applicata, malgrado non ci siano mancati negli anni pestaggi, minacce, aggressioni, saluti fascisti, camicie nere, scritte e discorsi antisemiti, propaganda di vario genere (internet è una miniera di croci uncinate e fasci littori).

Il capo di Fontana, Matteo Salvini, che un proposito simile l’aveva manifestato non più di quattro anni fa, promuovendo pure la raccolta di firme per un referendum, ha fermato il suo ministro: “Non è una priorità del governo”… L’altro vicepresidente del consiglio, Di Maio, ha con l’autorevolezza che lo contraddistingue ha ribadito che la fine della legge Mancino non è prevista dal contratto e quindi la legge Mancino la si lascia dove sta: inoperosa. Non è indignato Di Maio: semplicemente non ha trovato nulla nel merito tra tante pagine, si fosse imbattuto in qualche cenno beh allora sì, secondo Di Maio, si sarebbe potuto operare…

Qualcuno dei subordinati ha recitato a memoria in tv il mantra grillino: tutta una speculazione mediatica, nessuno vuole abolire la legge Mancino, dimenticando che a volerla abolire è un ministro del suo governo. Il cui capo, Conte, è stato meno ambiguo dei suoi: “Sono sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.

Dovremmo star tranquilli, a questo punto, ma le parole sono pietre come aveva scritto Carlo Levi, l’autore di “Cristo si è fermato a Eboli”, ebreo, antifascista, pure comunista, e le pietre quando le si scaglia contro qualcuno fanno sempre danno. Le rassicurazioni di Salvini, Di Maio, Conte valgono ventiquattro ore e, considerando il rigore e la coerenza di questi governanti, nulla vieta che prima o poi ci ripensino e che ciò che non è adesso priorità diventi presto “prioritario”. Fontana ha aperto la porta, altri potrebbero cercare di spalancarla. Se un ministro, per quanto sprovveduto, dichiara che la legge Mancino andrebbe abrogata, state certi che non pochi la considereranno già abrogata. Il post del ministro può risultare una licenza e una benedizione per certi personaggi (loro non agiscono mai isolati) a continuare lungo la strada della violenza.

Matteo Salvini, ministro degli interni, dovrebbe occuparsene: anche per lui prima o poi potrebbe finire la pacchia della propaganda. Il guaio però non è solo l’incapacità del governo, che tante prove di confusione mentale ha offerto (a dimostrazione si potrebbero mettere in fila decreto dignità, Tav, Ilva, tra la chimera del reddito di cittadinanza e l’abbaglio della flat tax… una parentesi: come s’è chiuso il dossier Alitalia?). Il problema è proprio la disposizione di questo governo a rincuorare il rancoroso neofascismo, il pauroso egoismo, la caduta della memoria, l’aspirazione alla vendetta, ad alimentare il progressivo distacco di un “popolo”, come dicono sempre loro, dalla propria storia e dalla propria identità, cioè dalla propria cultura. Altro che“globalismo”. Ma chi crede ancora nella democrazia dovrebbe battere un colpo.