Leggere: la legge di tutti che nessuno vota

Non sempre ad essere tutti d’accordo ci si guadagna. Non ci ha certo guadagnato la proposta di legge A.C. 1504 sulla promozione della lettura, depositata nell’agosto 2013, a inizio legislatura, e mai approvata. Avrebbe dovuto avere il vento in poppa perché a parole nessuno era contrario, anzi tutti erano d’accordo. E del resto chi, dagli scranni parlamentari, avrebbe potuto dichiararsi oppositore di un piano per la diffusione della lettura nelle scuole, la costituzione di biblioteche scolastiche, la tutela di quelle presenti nel territorio, l’incentivazione all’acquisto di libri e, infine, l’aiuto alle piccole librerie indipendenti?

Dopo anni e molti consensi la montagna ha partorito un topolino. L’unica cosa che i promotori sono riusciti ad ottenere – in primis il Forum del libro che di questa battaglia si è fatto portabandiera – è lo stralcio di alcuni articoli che riguardano il sostegno economico alle librerie indipendenti (attraverso, ad esempio misure di defiscalizzazione) ottenendo che venissero inseriti nella Finanziaria in discussione. Le librerie indipendenti sono realtà che sopravvivono a fatica ma svolgono un ruolo di “supplenza” culturale fondamentale nel favorire la diffusione del libro, soprattutto nelle piccole località dove non ci sono biblioteche, poli culturali, occasioni di entrare in contatto con l’oggetto libro.

“Di fatto abbiamo cercato di salvare la parte economica della proposta di legge, quella che riguardava le piccole librerie”, mi racconta Maurizio Caminito, Presidente del Forum del Libro, autore di un recente articolo sul tema, “La Legge per leggere” pubblicato sul numero 116 della rivista Liber. Potremmo dire che si tratta di un buon compromesso, o meglio, di un compromesso necessario a pochi mesi dal voto e con ormai pochissime se non nessuna speranza di vedere nascere questa legge. Eppure, per la sua approvazione si erano mobilitati in molti, anche nomi importanti della cultura, che avevano firmato l’appello congiuntamente al Forum del Libro e alla Fondazione Bellonci (leggasi premio Strega) perché una legge dal costo basso, dal significato sociale e culturale elevatissimo, con nessun oppositore (almeno dichiarato) nel mondo politico e nel vasto universo degli addetti ai lavori venisse approvata dopo cinque anni, prima che scadesse l’attuale legislatura. Così non è stato.

Allora vale la pena riproporre il tema ai prossimi candidati, ai partiti con i loro programmi, che tra pochi mesi saremo chiamati a votare. Vorremo qualcuno che si impegni pubblicamente perché l’Italia abbia, come ogni paese civile, un piano per la lettura. Sembra poco, addirittura banale chiederlo, ma l’iter quinquennale di una legge senza oppositori che non vedrà mai la luce (in questa legislatura) ci dice che non lo è.