Legge di bilancio
il vero scontro

Tutti a misurare, con precisione infinita, su giornali, Tv e social, le distanze tra le parole di Giuliano Pisapia e quelle di Massimo D’Alema. Tutti a riflettere sui retroscena, ovvero su chi vorrebbe soprattutto espellere Matteo Renzi dal Pd o chi spiega che Speranza e compagni fanno tutta una manfrina solo perché sperano così di aprire una trattativa e cambiare un progetto di legge elettorale combinato apposta, dicono, per ridimensionare la loro scesa in campo. Quasi nessuno intende indugiare sul motivo del contendere, a proposito della legge di stabilità, ovverosia la scelta di sopprimere i cosiddetti superticket della sanità e la scelta di nuove misure per i giovani precari o disoccupati. Rappresentano l’”aut-aut” posto al governo Gentiloni dal Mdp (movimento democratico e progressista) e dal Campo Progressista.  Con una presa di posizione che vede tutti insieme Giuliano Pisapia, Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema.

Certo con qualche sgradevole punzecchiatura interna, come l’ultima battuta di Pisapia sul D’Alema troppo “divisivo” o quella di D’Alema stesso sul fatto che Pisapia dovrebbe essere più coraggioso. E però veniamo al sodo, veniamo ai problemi sollevati. Sui quali esiste una sensibilità non sopita certamente anche tra le fila del Pd. Non sono temi frutto di un’irresponsabilità estremista, tanto è vero che gli stessi che hanno presentato le due proposte hanno poi votato a favore della nota di un aggiornamento al Def (documento di programmazione economica e finanziaria). Con la consapevolezza che se non lo avessero fatto ci sarebbero stati contraccolpi negativi soprattutto per le condizioni degli italiani meno agiati (aumento Iva).

Non si può del resto ricorrere al pretesto della mancanza di risorse economiche necessarie. Il costo per l’abolizione del superticket  si aggirerebbe sui 600 milioni di Euro. La maggioranza Pd in Parlamento, nella sua ultima posizione, non respinge la proposta ma la vorrebbe diluire nel tempo. Il problema è che i malati non possono aspettare. Ha osservato a suo tempo, il Tribunale per i Diritti del Malato: “Il superticket sanitario rappresenta un ostacolo all’accesso alle cure dei cittadini: è iniquo e per molti una ragione per rinunciare alle cure.”. Un recente rapporto Istat ha stabilito, infatti, che il 6,5% della popolazione rinuncia alle visite specialistiche perché troppo costose. Oltretutto il governo, ha osservato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanza attiva, ha previsto, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil al 6,5% nel 2018, al 6,4% nel 2019, e una diminuzione nel 2020 al 6,3%.

Una battaglia sacrosanta, dunque. Così come quella relativa ad un altro tema, quello dei giovani che non trovano lavoro o trovano un lavoro precario. La richiesta non  è quella di un’abolizione del Jobs Act che pure, per molti, non ha certo risolto i problemi che angustiano le giovani generazioni. Quello che si chiede è che si ponga fine a un sistema per cui si danno miliardi alle imprese con la cosiddetta decontribuzione e poi queste assumono solo giovani donne e uomini con contratti a termine. Altro che tutele crescenti! Le aziende, come ha sottolineato Maria Cecilia Guerra, esponente del Mdp, dovrebbero perlomeno impegnarsi a tenere, almeno qualche anno dopo le agevolazioni, i lavoratori per le quali le hanno ottenute. “Perché, se è vero che c’è un aumento di occupazione, questo riguarda soltanto il tempo determinato. Mentre aumentano stage, tirocini, precarietà”.

L’”aut-aut” posto da Mdp e CampoProgressista, insomma, è ricco di contenuti che dovrebbero interessare chi vuole ispirarsi a una sinistra moderna e consapevole, non dimentica dei mali sociali del paese. Lasciando perdere il teatrino della politica tra sfide, ultimatum, bracci di ferro, manovre.