Legge antimolestie
primo passo al Senato

Non entrare da sola in ascensore con un parlamentare. Evitare i meeting a tarda sera o gli eventi dove si bevono alcolici. Stare alla larga dai politici che dormono nei loro uffici. Sono le regole non scritte per sopravvivere – da donna – nei labirinti della politica, quella maiuscola, del Congresso americano. Perché Hollywood non è l’eccezione, come non lo è il mondo dello sport. O le carceri. O le forze armate Usa. E quel #metoo, che qualcuno giudica tardivo, pretestuoso, venato di protagonismo è davvero me too: anche io, anche a me.

La Cnn ha raccolto le testimonianze di una cinquantina di donne – parlamentari e assistenti, in carica o meno – e tranne poche eccezioni tutte hanno raccontato di aver subito molestie o di conoscere almeno qualcuna che le ha subite nelle stanze del Palazzo. Testimonianze quasi tutte anonime, perché tra le regole non scritte osservate dalle donne al Congresso, specie quando si tratta di giovani aspiranti a restare in quest’ambito lavorativo, c’è anche quella di non denunciare  il molestatore: meglio ingoiare il rospo, se si vuole far carriera.

Donne in piazza contro la violenza. Foto di Ella Baffoni

Per qualcuna –  così almeno riferisce la Cnn – il sesso è una strada per andare avanti. Si fa così, così va il mondo. Per la gran parte però, l’ostacolo principale è la procedura per la denuncia, che sembra fatta apposta per scoraggiare le donne: 30 giorni di colloqui, poi altri 30 giorni per mediare eventualmente con il molestatore, più una pausa di altri 30 giorni per ricorrere all’Office of compliance del Congresso o a una corte federale.  Lungo questo percorso, come racconta chi ci ha provato, è tutto un sentirsi ripetere: “Non puoi provarlo”, “sarà un incubo”. Perché certo non è facile provare che questo o quel senatore ha detto o ha fatto qualcosa di illecito, o anche solo sconveniente ed è un attimo che le vittime si sentano trattate da colpevoli.

Ma tutti sanno: quello delle molestie al Congresso è il classico segreto di Pulcinella, tutti ne sono al corrente. Di sicuro le donne, che oltre ad evitare gli ascensori, hanno una loro lista nera dei politici assolutamente da evitare, specie se da sole. I nomi ci sono, c’è quel congressman della California, o quello del Texas che ritornano con frequenza nei racconti delle intervistate. La Cnn non li fornisce nell’impossibilità di verificare. Ma la lista c’è ed è cosa risaputa.

Le statistiche dicono che le violenze sulle donne negli Stati Uniti sono un fenomeno in calo. Anche se ogni 98 secondi viene sessualmente molestata  un’americana e ogni anno le vittime di stupro o molestie sono 321.500 dai 12 anni in su, nelle carceri se ne contano 80.600, nelle forze armate 18.900 (dati RAINN) . Una donna su sei le subisce nel corso della sua vita (in Italia è peggio, una su tre). Ma dal 1993 l’incidenza si è ridotta del 63%. Quello che è cambiato, almeno negli Usa, sembra essere la consapevolezza, anche al Congresso.

Una settimana fa, sulla scia dello scandalo Weinstein e dei mormorii che cominciavano a levarsi anche dal Congresso, il Senato americano ha approvato una legge che impone un training sulle molestie sessuali per i senatori e il loro staff. Legge bipartisan, perché l’abitudine di allungare le mani o concedersi battute oscene è bipartisan. Un correttivo, che non risolve ma almeno è un modo per riconoscere che il problema esiste. Il passaggio successivo, più importante, è la riforma del sistema della denuncia – c’è una campagna lanciata una settimana fa, 1500 firme raccolte in poche ore tra le donne che frequentano il Congresso o lo hanno fatto in passato.

Tanto al Senato che alla Camera dei Rappresentanti ci stanno ragionando sopra, ci sono proposte di legge per accorciare i tempi, semplificare i passaggi. L’onda del #metoo forse stavolta porterà ad un risultato. E chissà che nell’era Trump, l’uomo che si vantava di afferrare le donne per la pussy e che lo scorso ottobre è stato citato per molestie da un’ex concorrente del suo reality The Apprentice (e con lei sono otto le donne che lo hanno fatto), chissà che non sia questo il momento giusto per dire basta.