Lega e M5s bocciano il governo neutrale del presidente. Meglio votare a luglio

È finito nel vuoto l’appello al “senso di responsabilità” fatto dal presidente Mattarella al termine del terzo giro di consultazioni dei partiti per cercare di dare al Paese un governo “neutrale”, di “servizio”, di “garanzia” dopo che a due mesi dal voto si è manifestata come irrealizzabile la possibilità di metterne insieme uno politico. Le forze politiche uscite semi vincitrici, ma insieme tali da detenere la maggioranza in Parlamento, hanno rimandato al mittente l’invito arrivato dal Colle. E hanno preferito scegliere la strada della prova di forza piuttosto che quella della responsabilità.
Il Capo dello Stato ha ascoltato con pazienza. Ha mediato. Ha delegato ad una esplorazione istituzionale la possibilità di trovare una mediazione. Ma non è riuscito a scongiurare una situazione senza precedenti. “Non si può andare oltre”.  E così la diciottesima legislatura si avvia a concludersi senza neanche cominciare. Una situazione che non si è mai verificata e che mette in evidenza una crisi che va ben oltre questo dato. Per la prima volta il voto popolare non viene utilizzato e non produce nessun effetto. La sfrontatezza dei rappresentanti delle forze politiche che gli elettori hanno premiato con il loro voto non si è fermata davanti alla richiesta del presidente della Repubblica di dare prova di “senso di responsabilità”. Una richiesta derivata dalla palese loro incapacità di trovare un accordo politico nell’interesse della collettività. Cinque Stelle, Lega, Fratelli d’Italia hanno detto no senza fare neanche fare finta di ragionare per un attimo sulla proposta del Quirinale. Previsto l’appoggio del Pd il solo Silvio Berlusconi ha mostrato qualche perplessità davanti all’ipotesi di un voto in tempi rapidi ma senza venir meno all’impegno con il sospettoso alleato Salvini che ormai è leader del centrodestra a tutti gli effetti. Prova ne sia la foto ufficiale dell’incontro col Capo dello Stato in cui questa volta a sedersi alla sinistra di Mattarella è stato lui. Al posto che fino alla volta scorsa era ancora di Berlusconi.
I partiti non ce l’hanno fatta. Il presidente, lui sì responsabile, ha dunque avanzato la sua proposta. Che toglie, comunque vada, la possibilità ad un governo espressione dei partiti che non hanno trovato un accordo la gestione del nuovo passaggio elettorale. A farlo sarà un esecutivo non di parte e quindi più rispettoso della logica democratica. Un nuovo voto che a conti fatti non potrà tenersi prima del 22 di luglio. In piena estate, un’evenienza che “limiterebbe l’esercizio del diritto di voto” ha detto Mattarella. Settembre significherebbe comizi a Ferragosto sotto l’ombrellone con vero sprezzo del ridicolo. Resta l’autunno.
Come sarebbe andata a finire lo si era capito dalle dichiarazioni delle diverse delegazioni al termine dell’incontro con il Capo dello Stato. In otto minuti Mattarella ha fatto la sintesi di questi due difficili mesi auspicando un voto di fiducia ad un governo di cui, dal premier in giù, dovrebbero far parte personalità non politiche disposte a rinunciare a possibili future candidature. Un esecutivo pronto a dimettersi nel caso si arrivasse a concretizzare, successivamente all’insediamento dell’esecutivo neutrale, la possibilità di una maggioranza parlamentare e comunque a termine, non oltre la fine dell’anno, una volta date le risposte necessarie alle emergenze che sono l’aumento dell’Iva, la manovra finanziaria con il rischio dell’esercizio provvisorio. Ed anche una nuova legge elettorale anche se Mattarella dato che almeno a parole quella in vigore ha scontentato tutti. Ma che invece potrebbe essere lo strumento per sancire un ritrovato bipolarismo con Lega e Cinque Stelle a contendersi la leadership.
“Doveroso” fare un nuovo governo. Altrettanto doveroso liberare Paolo Gentiloni dal ruolo di capo di un esecutivo che non riflette più lo schieramento parlamentare. “Scelgano i partiti” tra elezioni subito o in autunno o continuando nella ricerca con più tempo a disposizione di un possibile esecutivo politico. Scelgano nel modo più ragionevole. Nel frattempo la palla passa al premier e ai ministri indicati da Mattarella. Già oggi si potrebbero conoscerne i nomi.