L’economia ottimista da campagna elettorale del il governo gialloverde

Questa settimana il governo dovrebbe presentare il Documento di Economia e Finanza con gli obiettivi fondamentali che questa maggioranza desidera perseguire nell’interesse del Paese. La stesura del DEF cade anche quest’anno nel mezzo di una furibonda campagna elettorale per il voto europeo di maggio e i contrasti, le polemiche, gli scontri non sono quelli normali tra maggioranza e opposizione, ma le tensioni più elevate e pericolose si registrano tra gli azionisti di controllo del governo, cioè Lega e M5S.

Ormai Matteo Salvini e Luigi Di Maio litigano e si scontrano su tutto: dai cantieri delle grandi opere alla famiglia tradizionale o meno, dalla collocazione europea del governo alla frequentazione di tipi come Madame Le Pen e Orbàn, dal processo alle banche alle Olimpiadi invernali e tutto il resto. Solo su una cosa i due vicepremier sembrano concordare: l’economia “deve” andare bene e per questo si possono anche sistemare, aggiustare, manomettere i numeri.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha fatto timidamente presente che la crescita ce la sogniamo, se va bene possiamo mettere nel DEF lo 0,2%, ma i due hooligans del governo vogliono di più, ci sono le elezioni e bisogna dare fiducia agli italiani. Anche con numeri poco credibili. E ci vogliono pure i soldi per rimborsare gli azionisti delle truffe bancarie, senza tanti controlli, verifiche o arbitrati. Tria resiste perché il provvedimento va contro la legge comunitaria, finiamo dritti in una procedura. Ma grillini e leghisti non pagano, quindi…

I nodi irrisolti dell’economia stanno venendo al pettine e il governo sembra vivere su un altro pianeta. La Confindustria, che negli ultimi giorni ha fatto sentire la sua voce dopo un lungo periodo di afasia, prevede una crescita zero per quest’anno. Questo allarme è stato irriso da Salvini che ha bollato come “gufi” gli imprenditori, termine già utilizzato in passato da Matteo Renzi per ironizzare sui suoi critici, mentre i grillini si sono distinti e hanno fatto sapere di essere preoccupati. Non è finita, perché gli industriali, davanti alle risse continue tra le due anime della maggioranza, hanno chiesto le elezioni anticipate se il governo non potesse contare sulla necessaria solidità e unità di intenti.

Il ministro Tria ha ammesso che la crescita zero è un rischio molto pesante, ma come un personaggio di Pirandello ha sostenuto che “non è prevista una manovra correttiva perché nessuno l’ha chiesta”. Oggi il rapporto deficit/Pil viaggia attorno al 2,4% contro il 2,04% indicato nella Legge di Bilancio. Sui nostri conti pesa la minaccia delle clausole di salvaguardia di 52 miliardi nei prossimi due anni, l’aumento dell’Iva è sempre più vicino. Il premier Conte, che aveva previsto “un anno bellissimo”, ha promesso che il decreto per la crescita farà miracoli.

Accanto a queste prove di totale irresponsabilità, ci sono iniziative dal sapore eversivo. Un paio di parlamentari pentastellati, ad esempio, hanno pensato che si possono trovare i fondi per finanziare le promesse elettorali mettendo le mani sulle riserve auree della Banca d’Italia. Una mozione è stata presentata in parlamento. Si tratta, a tutti gli effetti, di un gesto sciagurato, frutto di ignoranza istituzionale, di spudoratezza politica che rischia di provocare una drammatica caduta di credibilità del nostro Paese. Le riserve d’oro non sono a disposizione del governo, di tutti i governi, sono invece garanzia della nostra partecipazione alla moneta unica europea e, in ogni caso, tocca alla Banca d’Italia, come autorità indipendente, e alla Bce decidere cosa fare.

Proprio la Banca d’Italia è tornata sotto attacco da parte del M5S e di altre frange governative, anche se il prudente sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti non vorrebbe altri scontri su questo fronte delicatissimo. Ma qualcosa succederà perché la maggioranza di governo vuole istituire un’altra commissione d’inchiesta sulle banche. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha capito l’antifona e ha avvertito che non è tollerabile interferire con l’indipendenza della Banca d’Italia o processare il sistema creditizio.

I grillini hanno altri obiettivi: vogliono scatenare una nuova caccia alle banche e ai banchieri che sarebbero tutti quanti responsabili dell’impoverimento delle famiglie e degli ultimi scandali. D’altra parte il vicepremier Di Maio aveva annunciato tra i suoi piani: “Le banche la devono pagare”. La gravità di questa mossa è confermata dalla scelta del possibile presidente della Commissione, il senatore grillino Gianluigi Paragone, un giornalista già alla Padania, poi tribuno urlatore nelle tv di Urbano Cairo, autore del libro “Gang Bank”, che ha fatto della battaglia alle banche il baluardo della sua azione politica. Che qualcuno possa anche solo pensare di candidare Paragone alla presidenza di una commissione parlamentare è il segno del disastro politico che sta vivendo l’Italia.