Le targhe cittadine dedicate alle donne per ritrovarne la memoria

La questione della toponomastica è questione complessa e di grande rilievo. Intitolare una strada o una piazza ad un personaggio del passato più o meno recente significa inserirlo nella memoria collettiva del Paese e farne un tramite tra passato e presente. Le targhe cittadine possono infatti essere considerate testimoni di memoria e, come tali, risultano un mezzo di trasmissione della storia: aiutano ad esercitare la memoria storica. Se il nome inciso sulla targa accende la curiosità, possiamo essere guidati da quel nome per ricordare, ovvero per conoscere o riconoscere epoche ed eventi più o meno lontani. Possiamo esercitare la memoria per entrare nella storia. E l’intreccio tra storia e memoria è questione che ha fatto dire fiumi di parole e usare fiumi di inchiostro.

La memoria sta dentro la storia, seppure in un suo modo specifico. I racconti dei protagonisti di momenti drammatici del nostro passato, le storie di vite di lavoro o di impegno civile, i diari o le autobiografie che delineano situazioni ed eventi di epoche anche molto lontane da noi, sono tutti impregnati di emotività e di soggettività, sono ricchi di ricordi fuggevoli e di sensazioni personali. E tutti conferiscono umanità agli eventi storici. Permettono di guardare oltre quegli eventi, per mettere a fuoco le persone che hanno vissuto in epoche lontane e diverse dalla nostra, per comprenderne i pensieri e le passioni.

La memoria conferisce vivezza alla storia. Eppure, solo con l’analisi storica e documentale è possibile comprendere l’origine degli eventi e collocarli nel fluire del tempo, capire le cause e le conseguenze dei fatti storici. Solo attraverso la lente della storia è possibile davvero penetrare nel groviglio delle epoche passate e far sì che quel passato possa illuminare anche la comprensione del nostro presente. L’attenzione alla storia permette di formulare opinioni e giudizi consapevoli sulla realtà attuale e pure di gettare uno sguardo lungo verso il futuro.

 

Ebbene, le targhe cittadine rappresentano una delle chiavi per entrare in questo intreccio.

Da alcuni anni la questione della toponomastica è entrata nel dibattito sull’affermazione della parità di genere nella nostra società e si è fatta strada nella coscienza collettiva la questione della scarsa presenza di figure femminili ricordate sulle targhe stradali. E’ stato infatti calcolato che in Italia solo il 4-5% delle vie o piazze cittadine sono dedicate alle donne, a fronte del 40% circa di quelle con nomi maschili. Segno questo di una carente attenzione nei confronti della presenza femminile nella società, che pure è stata significativa in tanti campi nel passato e lo è sempre di più nel mondo contemporaneo. E proprio per sollecitare i Comuni a intitolare nuove strade o nuovi percorsi cittadini a figure femminili, nel 2012 ha preso avvio il progetto nazionale “Toponomastica femminile”, con l’obiettivo di fare pressione su ogni territorio affinché più luoghi urbani siano dedicati alle donne.

Le battaglie per la parità di genere hanno una storia di lunga lena. Hanno percorso tutto l’Ottocento e il Novecento. Si sono snodate dalle rivendicazioni per il diritto al lavoro, allo studio e per il diritto di voto, fino alle più attuali battaglie contro la violenza sulle donne e per l’affermazione di una loro piena autonomia personale, per l’affermazione di una parità di genere. E attraverso questo lungo cammino molte donne hanno fatto sentire la loro voce in ambito sociale, politico, culturale. Sono donne più o meno note e ognuna di loro ha contribuito, non soltanto alla storia dell’emancipazione femminile, ma anche al processo di sviluppo del Paese. La questione della toponomastica è connessa dunque alla parità di genere. Di più: l’affermazione della parità di genere passa anche dalla toponomastica, perché, se la toponomastica ha valore di memoria storica, non ricordare nomi femminili nelle targhe cittadine, significa estromettere tante donne dalla memoria collettiva del Paese. Eppure molte, più o meno lontane nel tempo, avrebbero diritto a questo onore. Penso ad alcune donne celebri, come la grandissima scrittrice Elsa Morante, le scienziate Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, o la giornalista Miriam Mafai, che sono ricordate solo nelle strade di alcuni piccoli Comuni, mentre, data la loro rilevanza a livello nazionale e internazionale, il loro nome dovrebbe essere inserito anche nella toponomastica delle grandi città.

Però penso anche a donne poco note, come Ersilia Caetani Lovatelli, una archeologa ante-litteram e prima donna accademica dei Lincei, vissuta a Roma tra Otto e Novecento. E poi, scavando nelle pieghe della storia, si possono sicuramente rintracciare molti altri nomi, magari significativi per alcune realtà locali, cui dedicare una strada, una piazza, un giardino, un viale in un parco. Proprio per ricordare e onorare donne dimenticate, ma che pure hanno contribuito a costruire la storia del nostro Paese.