Le sardine tirano
la rete in barca ma
non è un suicidio

Nell’epoca del distanziamento sociale, che il virus ha deciso per tutti noi, era quasi inevitabile che andasse in crisi quel movimento delle sardine che proprio l’esaltazione del contatto fisico aveva indicato a fondamento della proposta politica sgorgata all’improvviso, inattesa, in quel novembre del 2019 in piazza a Bologna. Solo sei mesi fa ma sembra di parlare di un’altra era. E forse è proprio così per il tempo non vissuto che ognuno di noi ha dovuto affrontare.

Stretti come sardine si erano presentati i ragazzi di area di sinistra capeggiati da Mattia Santori. Perché stretti stretti si fa barriera e si può anche vincere o, perlomeno, si riesce a contare molto di più che in solitudine o per gruppi sparsi anche se potenti. I pesci piccoli in branco riescono a fronteggiare gli attacchi degli squali.

Una stagione intensa

sardineE’ stata una stagione intensa quella che le “6000 sardine” hanno regalato a questo Paese. In un autunno scuro e tragico sono riusciti a interrompere il pensiero negativo che era diventato dominante in quanti sembravano ormai disponibili ad accettare l’inesorabile ascesa della Lega in una regione simbolo della sinistra qual è l’Emilia Romagna. Hanno riportato la gente in piazza, a migliaia. Facendo da controcanto ad un Salvini dilagante che alla fine non ce l’ha fatta. Certo anche per la pochezza della sua candidata e per le indiscusse capacità di Stefano Bonaccini. Però quei pesci piccoli e indifesi usciti dal nulla hanno imbroccato la corrente giusta e la loro l’hanno detta. Si sono fatti sentire. Eccome. Non solo in Emilia ma, via via, in tante altre realtà fino a Piazza San Giovanni a Roma.

Poi il Coronavirus ha messo tutto a tacere. Ed ora davanti al dilemma del come continuare ad esistere ecco che arriva la decisione: prendersi una “legittima pausa di riflessione e di riposo. Non la fine delle Sardine, al massimo uno spartiacque. Sicuramente un momento di confronto sincero, corretto e dovuto”. Avendo come base di discussione un manifesto valoriale, frutto di una esperienza irripetibile con i suoi successi e le sue delusioni, i suoi contrasti e le nuove solidarietà.

Le altre esperienze

Un momento prevedibile che ha accompagnato praticamente tutte le esperienze di movimenti dal basso che hanno animato la società e rianimato la politica in questi anni. In Italia, nel mondo. Davanti alle Sardine si sono aperte le consuete due strade: diventare partito politico o convergere in un partito. A memoria basta ritornare all’esperienza dell’antiberlusconiano Popolo Viola, degli Arancioni, e ancora dei Girotondi e di Se non ora quando. Il dilemma è lì. Scomparire, cambiare, convergere. Ad un certo punto bisogna decidere il proprio destino. E non è decisione facile.

Necessario riorganizzarsi

sardineE allora Mattia Santori, quello che ha “trascinato tre amici in una follia” che poi ha riguardato tanti pur tra difficoltà, prese di distanza, accuse e condivisioni, ha deciso di scrivere: “Il manifesto valoriale è pronto. Ma abbiamo capito che un manifesto politico oggi porterebbe a nuovi litigi, a tante incomprensioni e una marea di chiacchiere sterili. Stessa cosa per la struttura. È necessario organizzarci, ma la struttura a cui abbiamo lavorato è oggettivamente precoce per un gruppo di persone che manco si fidano tra loro, né si conoscono. In tutto questo è quasi giugno, veniamo da tre mesi di schermi, video call, lettere e bozze di manifesti. La vita riparte e le truppe sono stanche. Non voglio assumermi la responsabilità di generare una massa di frustrati rabbiosi che passa più tempo sul web che nella vita reale. Il lockdown è finito e la politica può aspettare, perlomeno quella fatta a parole. Ho sempre avuto un’idea precisa di quel che avrebbero dovuto essere le sardine da grandi, e forse ho sbagliato ad aspettare tutto questo tempo a dirvela. Ma, che ci crediate o no, mi interessava davvero sapere cosa ne pensava ciascuno di voi.

Come uno spartiacque

sardineOggi vi dirò qual era la mia idea fin dal principio, poi vi consegneremo insieme ad Andrea, Giulia e Roberto il manifesto valoriale e ci saluteremo per una legittima pausa di riflessione e di riposo. Potrà partecipare chi vuole. Non sarà la fine delle sardine. Al massimo uno spartiacque. Sicuramente un momento di confronto sincero, corretto e dovuto. Dopo tutto questo tempo passato insieme e le relazioni a cui abbiamo dato vita ce lo dobbiamo, ve lo dobbiamo. Prima delle competenze, prima delle pagine facebook, prima delle strategie, la roba più preziosa che abbiamo sono le relazione umane che abbiamo costruito. Sarebbe un bello spreco rovinare le amicizie o le connessioni che sono nate in questi mesi soltanto per un non detto o un sentito dire. E le sardine non sopportano gli sprechi”.