Le Sardine incontrano le Cicale, per costruire
il cambiamento

È dal sentimento di pulizia, lealtà e semplicità che si può cominciare a raccontare l’incontro con Mattia Santori avvenuto al Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala di Messina. Nonostante i tanti impegni delle Sardine, riusciamo a concordare un collegamento Skype per un sabato mattina alle 9.30 e il dialogo tra Sardine e Cicale – come familiarmente ci chiamiamo tra noi soci del Laboratorio Psicoanalitico – prende subito corpo.
Dallo schermo del computer Mattia Santori appare quello che siamo abituati a vedere: un giovane uomo alla mano, generoso, che parla volentieri, e che oltre a raccontarsi ascolta, si incuriosisce e  così trascorriamo più di un’ora a parlare fittamente. Descrive il progetto delle Sardine e come è nato, ma poi la conversazione si fa più fluida, familiare, direi confidenziale. Si parla delle nostre rispettive terre, l’Emilia e la Sicilia, delle reciproche culture mentre di tanto in tanto un gattone striato di grigio passa davanti allo schermo del computer e lui lo scosta con naturalezza.

Dall’Emilia alla Sicilia

sardineMattia trasmette un sentimento di compostezza: finalmente, penso, si dialoga con una persona intelligente, non presuntuosa, finalmente non un narcisista, né un ignorante. Sarà che è educato e signorile. Sì, anche questa è una cosa rara. Santori non è mai volgare, non pontifica, non sfotte, non banalizza, non ha premura; si sofferma sulle cose, assapora il pensiero, suo e dell’altro, ragiona ad alta voce senza supponenza. Ed è sincero. Ci accorgiamo che ci sono mancate queste cose quando, improvvisamente, le ritroviamo. Insomma una boccata d’aria fresca, e pulita. Finalmente si possono ascoltare parole chiare, non ambigue.
Gli chiediamo della sua vita “di prima”: lavora nell’associazionismo con i bambini autistici e i disabili, un impegno che gli manca, fa parte di quella società civile che lavora silenziosamente e con questa stessa cifra caratterizza anche l’impegno politico sociale delle Sardine che, improvvisamente gli è saltato addosso. Alla fine dell’incontro rimane di lui, in noi Cicale, in tutti noi del Vicolo Cicala, una sensazione costruttiva che è quella data dal valore dell’aggregazione e del rispetto reciproco, della difesa della dignità dell’individuo soprattutto quello che da solo è più fragile. Valori che condividiamo e che sono, del resto, anche la cifra del lavoro psicoanalitico.

Non è utopico né ingenuo il messaggio delle Sardine poiché sostenuto dalla esperienza di chi si impegna quotidianamente nel sociale, e lo conosce bene, di chi si fa carico delle cose. Ma Mattia è anche favorito dall’essere cresciuto in una terra, l’Emilia Romagna, dove la cultura dell’aggregazione è avanti una spanna; una cultura coltivata nel tempo, silenziosamente, non urlata, composta dall’origine. Mattia lascia la sensazione che camminando tutti insieme, ognuno nel proprio territorio ma uniti e in contatto, comunicativamente come è lui, si potrà migliorare quello che una certa politica ha distrutto. Certo per noi al sud può essere più complicato. Noi siciliani, poi, siamo “Principi”, siamo nati principi, come predice Tommasi di Lampedusa e questo vezzo antico ma, ahimè, pur sempre attuale , non rende le cose più facili.

Il cambiamento va costruito insieme

sardineIl cambiamento non è scontato e soprattutto non si “fa” con slogan, promesse politiche, intimidazioni e sbruffoncellate. Non si fa a suon di voti e di propaganda, piuttosto avviene – se avviene – nel tempo e collegialmente. Va perciò costruito; l’invito delle Sardine è cominciare a costruirlo, insieme e adesso. Il programma del prossimo futuro sarà quello di spostarsi (e non conquistare, poiché anche i termini hanno la loro importanza in quanto “significano”), di spostarsi dunque nei piccoli centri, già si è iniziato con Bibbiano e si punta su Scampia, per portare il sostegno dell’aggregazione che è, alla fine e senza troppe parole, il prendersi cura di noi stessi e del valore dell’umanità. Questa sembra essere la chiave del messaggio delle Sardine. Messaggio complesso ma comunicato con la potenza della semplicità e che esprime i nostri stessi pensieri prima della “calata degli unni”.
Si sa, molti studiosi della mente umana e della psicologia delle masse (a cominciare da Freud) spiegano come è facile purtroppo ridestare gli istinti più primitivi dell’individuo, come governare gli individui dopo averli esasperati, come indirizzare il pensiero della gente fino ad alienarlo sicché piuttosto che prendere le distanze dai nostri persecutori, li accogliamo, li applaudiamo, gli “baciamo le mani”. Fare di un uomo misero, un Potente rassicura le masse che si consegnano letteralmente a lui (uomo o partito che sia) in cerca di protezione e delega cieca, deresponsabilizzandosi secondo l’assunto bioniano della dipendenza.

Il cambiamento verso un miglioramento sociale

Ora, invece, le Sardine sparigliano la partita e dicono che si può ottenere un cambiamento. Come?…. attraverso la forza dell’aggregazione, condividendo le riflessioni sulle cose, lavorandoci su in maniera seria e semplice e senza scopi se non quello di avviare un miglioramento sociale. Rassicurano sulla possibilità che in questo modo ci può essere un’inversione di marcia.
Si dice che hanno “ridestato le coscienze”.  A mio avviso hanno fatto di più, molto di più. In poche e semplici parole, hanno riattualizzato il senso dell’educazione, del garbo, della conflittualità costruttiva, della criticità, della “gentile professionalità” come direbbe Ogawa Yoko (L’anulare, Adelphi 2007) e di una complessità che si era persa nel labirinto della superficializzazione. E’ sicuramente un bel punto di ri-partenza.
Alla luce di questo, lo si voglia o no, l’ipotesi acclarata più volte da politici, osservatori e opinionisti, che le Sardine cavalchino un progetto politico e vogliano diventare un partito, non c’entra, non ci sta, non “c’azzecca”.
Ancora una volta pare che il sistema sia sordo, o lo voglia essere, ad accogliere “parole diverse” che stonino dal coro, (ci si può più meravigliare di questo?) parole sincere, quelle che svelano troppe verità, o una sola verità, parole e azioni senz’altro politiche ma non “politichesi”. Sarà una bella sfida. Vedremo.