Regole segrete della menzogna di guerra

Dicono: questa strage è uno scempio di umani sentimenti, fermiamola. Questo è il punto: l’indignazione, per ciò che sta accadendo da un numero considerevole di anni in Siria, ormai ridotta, seguendo le immagini diffuse da laggiù, ad un colabrodo in cui nessuno dorme più in casa ma sui camion e sui carri che sfilano senza speranza tra montagne di macerie. Indignazione internazionale. Per le armi chimiche che, secondo alcuni importanti osservatori globali, Assad userebbe contro chi non è d’accordo con lui. Ma chi non è d’accordo con lui non sono solo i residui dell’integralismo militarizzato che va sotto il nome di “terrorismo jadista”, ma anche banali oppositori politici e soprattutto curdi. I quali stanno lottando come leoni per scavarsi una buca abbastanza ampia per ospitarli tutti, in pace non eterna, un fazzoletto di terra in cui riposare come si riposa in patria. Anzi, son loro, soprattutto, ad aver versato sangue nella guerra, non conclusa, con quel terrorismo al quale, a parole, Assad mirerebbe di fronte alla platea mondiale.

Ma poi c’è la Russia, che sta giocando le sue carte per garantirsi egemonia in quella parte del globo, con successo, e per questo conforta il governo aggressivo di Ankara nel suo impegno contro i curdi che stanno sulle balle a tutti, facciano quel che facciano. E intanto si mette d’accordo con l’Iran e par che davvero il suo gioco riesca e che la partita sia nella sostanza chiusa, se non intervengono fatti nuovi. Il tutto, nel corso di una nuova vacanza della potenza Usa, in netto declino, in ritirata da più scenari internazionali, con qualche colpo di coda tardivo allestito in un programma di propaganda.

Obama aveva capito questo trend, e ragionevolmente ne stava prendendo atto. Pacificamente. Ma poi è arrivato Trump, e come sempre quando l’isteria conquista il potere, ora si può scommettere che i colpi di coda saranno il pane quotidiano che quel forno offrirà al mondo intero. Quindi, ecco l’arma letale, proibita dalle convenzioni internazionali, l’arma chimica. Fotografata negli effetti tra i calcinacci siriani, mentre il dito di gran parte dell’informazione punta Assad: è lui che sta massacrando i siriani con l’arma chimica. Ma le armi chimiche, o comunque non convenzionali, sono sempre state usate da tutte le potenze che ne avevano e ne hanno i serbatoi pieni, in silenzio.

In Siria provoca indignazione, solo lì. Foto, immagini, un prolasso di immagini, vere false, contrastanti, concorrenti, fino ad un “troppo pieno” negli sguardi dei cittadini del mondo. Lo sguardo si satura presto, fino a che qualcuno alza la voce e urla: abbiamo le prove, le prove di che? Del fatto che Assad avrebbe usato quelle bombe proibite. E chi lo urla? Gli stessi che avevano giurato che Saddam aveva le bombe proibite. Gli stessi che, mentendo, hanno dato l’avvio al bordello iracheno. Gli stessi che hanno provocato l’esplosione del puzzle libico per poi defilarsi, con qualche contratto petrolifero in tasca.

Assad è un povero disgraziato, vittima della mala informazione? Sembra più un elegante macellaio. E tuttavia, chi ci ha insegnato a non fidarci di quelli per i quali è sempre il momento di sparare? Sempre loro. Quindi, non si crede ad Assad ma non si crede nemmeno a Putin, nemmeno a Macron, nemmeno a May, men che meno a Trump. E cioè: la menzogna è ormai, e mai come oggi, palese, esplicita, trasparente. Tutti la usano, tutti, nessuno escluso. Tutto è un pretesto in un gioco le cui regole sono segrete e i fini anche. In altre parole: l’opinione pubblica globale ha pieno diritto di diffidare in modo fondamentale di ciò che viene prodotto per l’occasione dalle macchine dell’informazione di tutti i soggetti impegnati in questa partita al buio. Chi ci convincerà che, dando più credito a questo piuttosto che a quello, saremo dalla parte giusta, quella che si appende al senso di umanità? Nessuno.

La platea è quindi autorizzata da una pessima recita di potere a non credere a quella recita. Nessuno crede a nessuno, non appaiono chiari i termini di una qualunque guerra santa e giusta, perché nessuno, tranne forse i curdi, sta combattendo con i requisiti necessari. Va bene: fateci vedere le prove, ma non per difendere Assad, giusto per sapere che le armi chimiche sono le stesse di Saddam. Macché, niente da fare: le prove ci sarebbero e dovremmo fidarci, mentre l’Europa si polverizza, Francia e Gran Bretagna vanno per la loro strada, Merkel si muove cauta come un gatto e gli altri – a cominciare dalla prudente riluttanza di Gentiloni – par che non esistano. Un obiettivo è stato raggiunto: l’Europa non c’è più, prima almeno nei desideri e nelle proiezioni pareva potesse esistere, ora decisamente no. Ma questo è effetto strategico misurato sul terreno. Ciò che non è misurabile in materia è la caduta verticale della credibilità di tutti i protagonisti di potere di questa vicenda. Possono dire quel che vogliono, mostrare foto e formattare didascalie, cambia nulla: il caos nel racconto, in ogni racconto, è sovrano, la sua buonafede una scommessa impossibile. Come sempre, o quasi, ma questa volta si vede, si tocca con mano.

I soli aspetti della vicenda attuale che sembrano fuori discussione sono forse due: il ruolo della Russia è in piena espansione, quello degli Stati Uniti in nervosa recessione. Noi siamo nel mezzo. Il potere sarà nudo ma nemmeno noi stiamo tanto bene mentre centinaia di migliaia di poveri diavoli sono chiamati ad interpretare il loro classico ruolo di vittime esclusive tra bombe prestigiose e calcinacci proletari. Il teatro cambia scena ma non riesce a fare a meno delle sue eterne comparse.