Le ragioni dell’umanità
contano più
della politica

Il ministro dell’Interno dice che intende denunciare i deputati che, insieme con il sindaco di Siracusa, ieri sono saliti sulla Sea Watch violando così, ai suoi occhi, la legge. Il ministro dice una stupidaggine: la Sea Watch si trova nelle acque territoriali italiane ed è quindi sottoposta alle autorità dello stato italiano e i parlamentari della Repubblica hanno il diritto di recarsi in tutti i luoghi in cui, in Italia, delle persone sono mantenute in custodia. Lui stesso, qualche anno fa, pretese e ottenne di entrare nel Cara di Mineo dove fece anche la scena di trascorrere la notte (speriamo che abbia fatto brutti sogni). Semmai è il prefetto che, obbedendo a una disposizione illegittima del ministero, ha commesso un abuso di potere cercando di impedire a Nicola Fratoianni, Riccardo Magi e Stefania Prestigiacomo di prendere il mare per raggiungere la nave. Il Ministro della Paura piuttosto che minacciare denunce senza fondamento, farebbe bene a considerare quante norme e leggi, nazionali e internazionali, ha violato lui con la sua assurda e illegale pretesa di “chiudere i porti”.

Al di là delle leggi e della loro interpretazione la vicenda della Sea Watch sta diventando un caso politico dirompente. Salvini sta ripetendo gli atti che per il caso della Diciotti gli sono costati la richiesta di processarlo per abuso di ufficio e sequestro di persona. Stavolta però sembra venir meno l’intesa con i cinquestelle, che allora ressero la coda all’alleato ma ora esitano e non sanno che pesci pigliare perché si trovano di fronte a un’alternativa micidiale: se sostengono Salvini votando contro la richiesta di autorizzazione a procedere al Senato rischiano che la loro base imploda. Finora non hanno mai votato contro un’autorizzazione chiesta alle Camere dalla magistratura e sarebbe davvero un’impresa disperata spiegare perché lo faranno per la prima volta proprio con il capo leghista e su una questione così delicata. Ma, dall’altra parte, se mollano il loro alleato, mettono in pericolo il governo. Le rassicurazioni che, secondo qualche giornale, Salvini avrebbe fornito a Di Maio sul fatto che non considererebbe un voto contro di lui casus belli per una rottura rischiano di lasciare il tempo che trovano se le tensioni crescessero più di tanto. Finora il “leader politico” dei cinquestelle ha assecondato l’alleato prepotente andando ad inventarsi avventurosissime ritorsioni contro i Paesi Bassi. E improbabilissime rotte verso Marsiglia. Ma non è detto che possano continuare a reggere il gioco indenni. Alessandro Di Battista già scalpita. Non che lui sia meglio, per carità, ma probabilmente fiuta il vento che spira dalla base.

Ecco spiegate le ragioni del diritto e della politica. Ma quello che sta succedendo su quella nave ancorata a tre miglia e mezzo dalla costa della Sicilia è infinitamente più importante di quelle ragioni. Raccontano i tre deputati che molti profughi hanno mostrato loro i segni delle violenze e delle torture subìte nei campi di prigionia in Libia. Sono stremati da giorni e giorni di navigazione nel mare in tempesta, ristretti in uno spazio soffocante, esposti al freddo e alla pioggia. Tra loro ci sono molte donne e 13 ragazzini, otto dei quali sono da soli: chissà quando e dove hanno lasciato i loro genitori. Non basta questo per stabilire che essi hanno un diritto che supera ogni altra considerazione, che debbono essere portati subito a terra?  Se chi ha il potere ritiene di arrogarsi il diritto di negare l’umanità delle persone la civiltà muore.

E finisce la democrazia. Non siamo cultori appassionati dei sondaggi e non sappiamo se le prove di ferocia che sta dando questo governo – tutto il governo, non solo il ministro dell’Interno –  incontrino, e quanto, il favore incondizionato dell’opinione pubblica. Speriamo di no e abbiamo qualche ragione di credere che non si tratti d’una speranza vana: il partito di Salvini veleggia alto nei sondaggi, ma anche il 30 e più per cento di coloro che esprimono l’intenzione di voto è pur sempre una minoranza tra tutti gli elettori e, ancor più, tra tutti i cittadini.  Ma in ogni caso il consenso popolare, anche il più vasto, non autorizza chi detiene il potere a violare le leggi e i diritti fondamentali delle persone. Durante il nazismo la maggioranza dei tedeschi era a favore della persecuzione degli ebrei e alle leggi razziali, in Italia, si opposero solo sparute minoranze. Questo ci porta a pensare che Hitler e Mussolini avessero ragione? Nei paesi del gruppo di Visegrád l’idea che possa esistere una democrazia illiberale, in cui il voto del “popolo” consegna ai capi un potere senza limiti, si è fatta già prassi politica. Vogliamo seguire anche noi quella strada?

Rimettiamo le cose con i piedi per terra. È semplicissimo: ci sono 47 esseri umani che soffrono e debbono essere aiutati. Non possono stare in eterno in mare perché “non sono pesci”. Oggi molte persone andranno a dirlo in piazza a Montecitorio, chiedendo lo sbarco immediato dei migranti e l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo. Questa sì che è politica.