Le mani sulla ricostruzione: quelle schegge impazzite all’assalto del governo

Per quanto Giuseppe Conte sia un moderato, chi è di sinistra non può non essere preoccupato per il fuoco di fila contro il governo da lui presieduto. Sarebbe infatti disonesto non riconoscere che lui e i ministri stiano provando, nonostante una sostanziale accondiscendenza nei confronti di Confindustria e delle associazioni imprenditoriali, a gestire con equilibrio una situazione di vera emergenza e, se anche ci sono stati degli errori, non sono imputabili unicamente a loro.

L’assalto al governo

Eppure, per quanto nelle ultime settimane siano emerse tutte le gravissime responsabilità della giunta fontana coronavirusregionale lombarda nel mancato contenimento dei contagi, verso Fontana e Gallera si continua a non registrare lo stesso livello di critica né la richiesta di farsi da parte che, invece, emergono all’indirizzo del governo. Un martellamento che proviene tanto dalla stampa più vicina al centrodestra, che abbastanza coerentemente fa quadrato attorno ai propri (anche se palesemente indifendibili), quanto, sorprendentemente, da quella parte del mondo mediatico storicamente più “progressista”.

Non si tratta di un qualche oscuro complotto: sono semplicemente schegge impazzite dei nostri sistemi politico e di informazione che cominciano a fare pressione sul governo in maniera febbricitante e disorganica, al fine di ritardare il più possibile lo scoppio della bomba ad orologeria costituita dagli evidenti disastri di venticinque anni di governo di destra in Lombardia. La gestione da parte della giunta Fontana dell’emergenza coronavirus, infatti, sta mostrando a tutti come il modello di amministrazione e di sviluppo propugnato dai ciellini, prima, e dai leghisti, poi, si sia rivelato egoistico nei confronti del resto d’Italia e dannoso per i cittadini lombardi stessi. Un modello di cui resta, però, tutto l’interesse a propagandare la presunta eccellenza, in modo da garantire i profitti dei grandi gruppi imprenditoriali del Nord, a cui appartiene buona parte dei media generalisti nostrani.

Dunque, il solo vacillare del primato lombardo (che può causare un terremoto anche per l’autonomia delle altre Regioni padane) è visto come fumo negli occhi. E allora, se a Roma puoi attaccare la Lega, a Milano non puoi. Anzi, c’è anche il rischio di beccarsi l’accusa di “anti-lombardismo”.

La manovra-Draghi

Ma, come in una tempesta perfetta, tutto questo si somma a un’altra peculiare contingenza: l’emergenza Covid-19 è capitata mentre erano in atto grandi manovre di palazzo – ormai è cosa nota – per disarcionare il governo Conte e sostituirlo con un nuovo esecutivo dall’imprevedibile composizione guidato da Mario Draghi. Pare che tale manovra sia stata caldeggiata innanzitutto dalle parti di Italia Viva, che sta godendo di un’esposizione mediatica piuttosto curiosa alla luce dei suoi scarsi risultati nei sondaggi. Ridisegnare l’esecutivo non risponderebbe solo alla necessità di Renzi di ritrovare centralità politica (laddove l’operato del resto della maggioranza l’ha messo al margine), ma, in questa fase, andrebbe anche e soprattutto incontro alla volontà di un pezzo rilevante delle gerarchie economico-finanziarie di cui sopra di riprendere pienamente il controllo della stanza dei bottoni.

Pensate che sfortuna: i rappresentanti della grande finanza, della grande impresa e del vertice dei ceti professionali – quelli, per capirci, che si sono visti perfettamente rappresentati prima dalla tecnocrazia di Mario Monti e poi dal renzismo – per uno strano scherzo del destino (e un Moijto di troppo al Papeete) si trovano, con l’attuale governo, a non avere direttamente in mano le leve del comando, come invece è accaduto in questi anni, proprio ora che si prospetta una pioggia di miliardi per impostare il dopo-emergenza.

Il banchetto della ricostruzione

Molti lo dicono chiaramente: piuttosto che fare politiche a favore di chi è in difficoltà, bisognerebbe utilizzare le risorse, sia quelle disponibili attualmente, sia quelle future, come contributi a fondo perduto per le imprese, in un’ennesima reiterazione di quella teoria del trickle-down che ogni volta si rivela più fallace, ma continua intanto ad arricchire le tasche dei soliti noti. C’è addirittura il serio rischio, per costoro, che parte dei servizi pubblici venga ricondotta a un più stretto controllo statale, cosa che toglierebbe tanti facili profitti.

Insomma, il vero oggetto del contendere è chi sarà a fare le parti alla ricca tavola della ricostruzione. Bombardare il quartier generale oggi, per averne il pieno controllo domani: e pazienza se per l’operato di queste schegge impazzite ci rimette tutto il Paese.