La Lega sbarca a Roma?
A sinistra è tempo
della battaglia capitale

Roma fa pena. Senza un soldino di speranza per il futuro, le voragini nelle strade, la metropolitana che attraversa il centro senza fermarsi, perché per riparare le scale mobili servono più di sei mesi, nella capitale d’Italia. Ovviamente, siccome l’amministrazione non è capace di di manutenere i vecchi servizi, sembra impossibile progettarne di nuovi. Sta di fatto che l’ultimo pensiero attivo sui trasporti e sulle metropolitane è quello dell’assessore Walter Tocci, epoca Rutelli. Per anni si è realizzato quello che lui ha ideato. E basta.

Foto di Ella Baffoni

Certo, c’è lo stadio della Roma, uno stadio privato che servirà a fornire enormi profitti a un privato, a cui si consentirà di costruire e poi vendere un intero quartiere con tanto di edifici direzionali. Ci sono i parchi che vengono chiusi ogni volta che piove e tira vento. E le scuole, anche.
Doveva essere il governo degli onesti, e invece fioccano le inchieste e gli arresti per corruzione. Sicuramente, quando non sono coinvolti in prima persona, i cinque stelle al governo non sono capaci di intercettare nell’amministrazione i gangli malati, e renderli inoffensivi. L’assistenza sociale è assente, da tempo. L’inchiesta su mafia capitale ha demolito il malaffare che si era impadronito di ogni attività nel settore. A ricostruire non ci ha pensato nessuno. La normale amministrazione sembra solo un sogno impossibile, altro che pensare al futuro della città.
Eppure al futuro della città bisognerebbe pensare, se non vogliamo sprofondare sempre più. I cinque stelle sono miopi, ormai lo sappiamo, oltre che inefficienti. Il futuro non è nel loro sguardo.


Dobbiamo rassegnarci a subire un governo della Lega? Non è troppo presto per pensarci, è tardi anzi. I quattro anni di Alemanno dovrebbero averci insegnato che i danni del malgoverno sono lunghi, molto. I favori ai costruttori, l’abbandono delle periferie, l’intolleranza verso i poveri, il disprezzo verso i diversi: su questa linea proseguirà la Lega, che punta alla conquista di quella che solo qualche anno fa chiamava “Roma ladrona”, magari sfruttando proprio i faccendieri della destra al potere ieri, quelli dei disastri di Alemanno e di mafia capitale. Possibile non ci sia alternativa?
Invece c’è. Difficile che l’iniziativa parta dal Pd: a guardare le liste elettorali per le europee, che avrebbero dovuto essere il biglietto da visita del nuovo segretario, si ha la sensazione dell’impossibilità di scegliere, un ecumenismo di dubbia efficacia e scarsi contenuti. Dovrebbero essere le altre componenti della sinistra, che alle europee, fidando nella regola del proporzionale, si sono presentate più divise possibile, nonostante il rischio di fallimento del quorum, a prendere l’iniziativa. Intanto, ed è pregiudiziale esercizio di democrazia, bisogna presentarsi uniti, abbandonare pretesi privilegi, non litigare su sgabelli o scranni. Magari lanciando un pensatoio comune, anche con il Pd, così da costruire una lista civica e unitaria, aperta, davvero aperta a tutti. Capace di aprire un dibattito sul futuro.


Non un libro dei sogni. Un piano, però. Che parta da dati di conoscenza: ce ne sono, a Roma, molti. Ci sono ricercatori, studiosi, analisti. Ci sono una miriade di associazioni impegnate nel territorio, quel territorio abbandonato dalla politica ufficiale che rischia di restare preda della propaganda di destra. Illuminante a proposito l’intervista di Diego Bianchi a Sergio, ex militante del Pci, che a Torre Maura ora va in piazza contro i rom con i fascisti di Casa Pound. Per la verità ci andava anche con il Pci e il Pd, Sergio, a fare la stessa cosa, anni fa, l’oggi deriva sempre da ieri. C’è qualcuno, oltre a Zoro, che ha voglia di discutere con Sergio e con gli altri Sergi che costellano il campo largo della politica?
Altrimenti è difficile sfuggire a un destino che vedrebbe Roma in mano a Salvini o alla Meloni. Arrendersi alla grettezza del “prima i romani”, in una città nata come rifugio per fuggitivi, sarebbe una nemesi. Invece, se i partiti riuscissero con lungimiranza a fare un passo indietro, le risorse ci sarebbero. Roma è ricca di socialità, basta cercarla. Si potrebbe partire da quel che c’è, il lavoro egregio che si sta facendo al terzo municipio, ad esempio, con la sua scuola popolare di politica e il riuso delle strutture pubbliche.
Bisognerebbe organizzarla, però, quella socialità, e non c’è tempo da perdere: trovare un gruppo di spessore che lavori sul programma, con uno sguardo lungo oltre i quattro anni di mandato della consiliatura. E sperimentare e attivare pratiche politiche, non solo elettorali: come si è sempre fatto nel secolo scorso. Poi, solo poi, un leader: basta bruciare nomi, uno dopo l’altro, a seconda dell’occasione. Un candidato sindaco può anche vincere, il caso Marino insegna, ma non necessariamente governare. Invece, se ci sono la visione e le idee e una pratica di condivisione e discussione, i leader non mancheranno.