Le mani
della sindaca Raggi
sulla Casa delle Donne

Le proteste durante il Consiglio comunale

La sindaca Raggi ha chiuso la Casa delle Donne. La sindaca Raggi vuole fare “sua” la Casa delle Donne. Al Campidoglio è andata in scena una bruttissima pagina per la democrazia a Roma: con 27 voti – quelli dei 5Stelle – l’amministrazione ha voluto mettere una pietra sopra a una delle esperienze associative, sociali e culturali più vivaci degli ultimi trent’anni nella Capitale. Un luogo che per le donne di Roma e non solo di Roma è davvero punto di riferimento, di ritrovo, di discussione aperta. Di autonomia. Una realtà viva del femminismo e dei movimenti.

 

La Casa Internazionale delle Donne a Roma

Non c’era la sindaca nell’Aula Giulio Cesare mentre si votava. Non c’era mentre le attiviste urlavano vergogna, e giù le mani dalle donne. Mentre i consiglieri d’opposizione salivano sopra i tavoli della giunta, chiedendo una sospensione. Le urla, il caos. E la consigliera Gemma Guerrini, la prima firmataria della mozione che propone di “riallineare” la Casa internazionale della donna “alle moderne esigenze dell’Amministrazione e della cittadinanza, attraverso la creazione di un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale”, che rivolgendosi alle attiviste in aula sosteneva ancora: “Avete paura di sentire la verità”.
Sono andati avanti fino al voto finale, 27 si, 2 no, il Pd che non ha partecipato al voto. Poi la seduta è stata sospesa per disordini. E la Casa delle Donne non c’è più.

 

“Il Consiglio Comunale ha dichiarato guerra alle donne e a quanti /e sono impegnate nel sociale per rendere vivibile la città – hanno scritto in un comunicato le donne della Casa -. Con l’approvazione della mozione Guerrini, abbiamo visto che, di fronte alle questioni delle donne, per questa amministrazione la democrazia non esiste più”.

“La mozione – continua il comunicato – è stata votata:
1) rifiutando il rinvio richiesto a gran voce, data anche la riconvocazione del tavolo di confronto per lunedì, tra giunta e Casa Internazionale delle Donne,
2) Impedendo l’intervento nel Consiglio Comunale di una rappresentante della Casa,
3) Negando all’opposizione la documentazione necessaria,
4) Negando il diritto di replica alle opposizioni”.

Assemblea contro lo sfratto annunciato dal Comune di Roma

La storia è quella di un canone d’affitto troppo caro, della richiesta di arretrati da parte del Comune piombata sulla Casa come un diktat, di tavoli di confronto convocati e poi disertati dalla giunta capitolina, di raccolte di firme per salvare la Casa arrivate da ogni dove.

L’intenzione di Raggi, invece, chiara: quella di trasformare la libera esperienza della Casa (nata nel 1983 a via del Governo Vecchio e poi trasferita nel 1987 nel secentesco reclusorio femminile del Buon Pastore di via della Lungara) in una struttura affidata con bandi ad associazioni, sotto il rigido coordinamento comunale.

E le donne? “Noi dal Buon Pastore non ce ne andiamo”.