Le magliette rosse
e la triste fine
del Partito Democratico

Se si cercava un’immagine emblematica della drammatica crisi del Pd, eccola qui: da una parte decine di migliaia di magliette rosse nelle piazze d’Italia a cercare di fermare l’emorragia di umanità provocata da Salvini e dall’altra i freddi saloni di un hotel di Roma dove, tra qualche maglietta rossa, il Pd ha formalizzato la propria inutilità. Da una parte l’iniziale forza simbolica di un’opposizione sociale agli orrendi propositi del governo di destra, dall’altra la rissa tra un ex segretario che non vuole uscire di scena e una parte di quel partito che lo considera ormai un uomo imbarazzante mentre i fedelissimi fanno la ola. Da una parte il respiro di una piazza viva, dall’altra l’affanno di un triste declino.

Devo dire la verità ai lettori di strisciarossa: io stavo con le magliette rosse. Sabato ho partecipato all’iniziativa organizzata in un piccolo paese toscano che si chiama Monticchiello. Ci siamo ritrovati in piazza, insieme con Lamin, Momodou, Issa, Kabirou, Aliou, Ebrima, ragazzi richiedenti asilo che vengono dal Gambia e dal Senegal. Accolti dagli abitanti, vivono e lavorano lì in Val d’Orcia e sono diventati “cittadini” di una comunità che non ha chiuso le porte e non vuole che chiudano i porti.

Siamo stati insieme, abbiamo scherzato, qualcuno ha ballato, qualche bambino ha suonato la conga, qualcun altro ha giocato a biliardino. Ci siamo fotografati e ci siamo sentiti tutti figli dello stesso mondo e lontani, molto lontani, dalla cultura di chi vuole alzare muri e abbattere ponti.

Non c’è stato nemmeno bisogno di dirsele queste cose, non ci sono stati comizi. In quella piazza di Monticchiello, così come nelle altre migliaia di piazze d’Italia, ci siamo identificati in quel simbolo – la maglietta rossa che le madri fanno indossare ai propri figli prima della traversata in mare perché sia ben visibile ai soccorritori – abbiamo ritrovato gli indizi di una nostra identità, ci siamo sentiti parte di una comunità – piccola quanto volete – che non si arrende e che si oppone con la forza della ragione. Ho sentito, tra le nostre mani che si sono toccate e i nostri sguardi che si sono incrociati, un bel vento che comincia ad alzarsi dopo anni di stordimento. Dentro quelle storie diverse che esprimevano la voglia di un altro mondo, ho sentito gli echi della sinistra, ho ritrovato le tracce dei suoi valori e della sua identità. Diciamo spesso che bisogna ritrovare il popolo. Ecco, in mezzo a quelle magliette in tutte le gradazioni del rosso, il popolo c’era e si poteva ritrovare senza troppi giri di parole. Aveva le idee chiare. Sapeva da che parte stare e quali battaglie fare per non farsi soffocare.

A duecento chilometri di distanza da Monticchiello la scena era completamente diversa. Certo, anche all’Hotel Ergife qualcuno ha indossato la maglietta rossa a cominciare da Maurizio Martina, poi eletto segretario. Ma a che cosa è servito esibire quel simbolo se gran parte di quell’assemblea del Pd è apparsa confusa e lontana dalla realtà? A che cosa è servito se molti sono rimasti prigionieri di un circuito autoreferenziale nel quale si scaricano le colpe sugli altri, si valutano le truppe delle correnti, si cerca con il bilancino di mettere tutti d’accordo affinché nessuno poi sia d’accordo? Se ancora, dopo quattro mesi, non si è capito a che cosa serva, se serve, il Pd, che cosa vuole fare, con chi vuole stare, per fare che cosa, per opporsi come? Se addirittura per convocare un congresso, nel timore di non avere la propria tribù pronta alla battaglia, si decide di aspettare quasi un anno? E se ancora non si è voluto capire sul serio perché milioni di elettori hanno voltato le spalle al partito e se ne sono andati da un’altra parte? E infine se un ex segretario ed ex premier, uno dei principali responsabili della Grande Disfatta, ancora pontifica su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (e dalla parte giusta c’è sempre lui) e monopolizza la discussione menando fendenti a destra e a manca con l’arroganza che solo i piccoli leader sanno coltivare con tanta ostinazione?

Scusate, tutto già visto. Tutto già letto. Solo una preoccupante coazione a ripetere che chiude il Pd in una prigione dalla quale rischia di non uscire più. Condannato in via definitiva all’irrilevanza a all’inutilità. Mentre il mondo, questo terribile mondo dentro il quale si agita una terribile Italia, va avanti verso il peggio alimentando paure e odio e indifferenza.

E allora, meno male che ci sono le magliette rosse. Meno male che c’è chi ha avuto questa straordinaria idea di lotta: Libera di don Ciotti, l’Arci, l’Anpi, Legambiente e tutti gli uomini e le donne che sono usciti di casa indossando quel simbolo per dire “eccoci”. E’ un piccolo segnale, certo. Ma è un segnale di vita in questo immenso deserto.