Le lotte appassionate, il figlio, i dolci, i fiori. Clara Sereni, donna libera

Era estate, forse luglio. Faceva molto caldo proprio come oggi, nove anni fa quando per la prima volta, complice una comune amica, decisi di bussare alla porta di Clara. Una grande scalinata in pietra, un palazzo storico buio in cui a stento si distinguevano le targhe sui campanelli, ma quello che ricordo di più è la voce calda e decisa di una donna che dal pianerottolo mi diceva di stare attenta ai gradini vecchi e sconnessi. Lei mi accolse a casa sua come una vecchia amica, non sapeva nemmeno chi fossi, parlammo più di tre ore, fumò quasi un pacchetto di sigarette, ma in quella nuvola di fumo e parole lei mi ascoltò attentamente e alla fine accettò la mia idea di creare una collana, le farfalle, dedicata alla scrittura di viaggio al femminile, biografie di donne che diventano romanzi, vite che raccontano storie di viaggio. Accettò di esserne il direttore, o meglio la direttrice, di collana.


C’era una festa quando ci tornai di nuovo in quel palazzo grigio ai piedi dell’acropoli con gli scalini sconnessi. Stavolta era inverno, avevo in mano un progetto e si raccoglievano fondi per “La città del sole”, una Fondazione che costruiva progetti per persone con problemi neurologici gravi e gravissimi. L’impegno di una vita. Il progetto nemmeno lo guardò e mi offrì un pasticcino, dicendo che a lei piacciono di più i biscotti molto burrosi. Clara era da poco uscita dalla scena politica di una città che aveva tentato di risanare soprattutto nelle politiche sociali, era la scrittrice di Casalinghitudine, Passami il sale, Il gioco dei regni e del Lupo mercante che riportava in copertina l’immagine di una bambina con un vestitino a fiori che tanto assomigliava a quello di una foto di mia madre, ma questo glielo dissi molto tempo dopo. Mi confessò che la foto era stata scattata proprio nel paese di mia madre, e sorrise, poi mi fece leggere la poesia “Dopo l’amore” e mi disse  perché l’aveva inserita nel libro. Entravo a piccoli passi nel suo mondo, che poi era la storia dei nostri valori più alti.


Lei era la figlia di Emilio Sereni, senatore della Repubblica e fondatore del PCI, frequentava intellettuali, giornalisti, scrittori importanti, cantanti, attori, Giorgio Napolitano era amico di famiglia. Frequentava le istituzioni ma sempre con spirito vigile e coerente con la dignità che la contraddistingueva, specialmente per i più deboli, per i diversi, per gli emarginati. Uno spirito libero. Ma in quel momento, in quel giorno di dicembre circondata dalle Merendanze, Clara era soprattutto la mamma di Matteo, ragazzone disabile che ci stringeva tutte una ad una fino a farci male, e per lui stava facendo tutto questo, compresi i pasticcini e i biscotti al burro che purtroppo non c’erano.

Quel giorno, in quell’abbraccio di Matteo con il sorriso vigile di Clara, mi sono sentita una di loro. Ero anch’io una Merendanza, donne coraggiose come lei che da molti anni seguivano le sue iniziative, le amiche storiche. Il cibo che unisce, che abbraccia forte come Matteo e racconta piano piano la tua vita, il cibo e le storie di Casanghilitudine e Passami il sale, i libri che me l’hanno fatta incontrare. E poi la storia familiare, l’analisi lucida del mondo ebraico nel Gioco dei Regni, libro bellissimo sulla sua famiglia e su un’Italia forse dimenticata troppo presto, e poi la dedica, splendida, che ho avuto in Via Ripetta, il libro che ho vissuto e stropicciato di più, pagina dopo pagina, nella revisione finale insieme a lei. Il suo ultimo libro con un tributo speciale che mai potrò dimenticare.

Ricordo i pomeriggi passati a comprare fiori, anche quelli recisi che a fine giornata si buttano via, perché sul tavolo di Clara c’erano sempre mazzettini di fiori freschi, e poi dolci e formaggi o le lane coloratissime con cui lavorava a maglia o le lunghe peregrinazioni per il divano da rinnovare, e i libri letti, i commenti sulle Cinquine dello Strega, gli elenchi infiniti di figure femminili a cui dedicare una farfalla stilati tra un piatto di pasta e fagioli e un brunch alla russa consumati in fretta sul terrazzo di casa. Una casa minuscola quella degli ultimi tempi, piena di storia, di ricordi, di fotografie, di cioccolatini. Una casa accogliente con una grande poltrona azzurra e un divano comodo.

E poi c’erano i fiori. La terrazza ricca di fioriture in ogni stagione, rose, ciclamini, edere, bocche di leone che abbiamo fotografato e rifotografato in diversi periodi dell’anno per vederne l’evoluzione. “Così le mie radici aeree affondano nei barattoli, nei liquori, nelle piante del terrazzo, nei maglioni e coperte con i quali vorrei irretire il mondo, nel freezer: perché nella vita costruita a tessere mal tagliate, nella mia vita a mosaico (come quella di tutti, e più delle donne) la casalinghitudine è anche un angolino caldo.” (Casalinghitudine).

Clara era proprio così. Mente lucida, cuore grande. Sapeva farti sentire a tuo agio donandoti un angolino caldo dove ritirarti, sapeva accogliere e ascoltare. Lungimirante, dall’intelligenza acuta, determinata, coraggiosa ma anche dolce e disponibile. Nonostante la sofferenza degli ultimi anni, portata sempre con grande dignità fino alla fine, mi ha incoraggiata nei miei progetti insegnandomi a non fermarmi di fronte agli ostacoli, guidandomi nell’antica arte della conoscenza del mondo. Lei per me c’era sempre, mi ha insegnato molto, soprattutto quel suo stare al mondo con dignità e impegno, un impegno che poco aveva a che fare con l’egocentrismo dilagante di oggi, con la violenza di cui si riempiono le pagine dei giornali. Clara era una donna controcorrente, sapeva tenere il punto con la parola e l’intelligenza. Sapeva che non bisognava tacere di fronte alle ingiustizie, non lo ha mai fatto, e si è sempre spesa per restituire dignità ai più deboli, ai disabili, ai suoi matti. La sua amicizia è stata preziosa. Preziosa e autentica come la sua presenza nella mia vita e in quella di molti altri.

Ora tocca a noi, a chi l’ha conosciuta e frequentata, portare il suo messaggio nella quotidianità e non lasciarlo cadere nell’oblio. Perché Clara non era solo una grande scrittrice, era molto di più. Mi diceva spesso, sai ogni essere anche il più sfortunato e indifeso ha diritto a un po’ di pace. E allora Clara ti auguro finalmente di vivere la pace e la serenità che cercavi in un’altra dimensione. Certo, la tua penna ci mancherà, a me mancherà la tua amicizia, ma i tuoi libri sapranno parlare ancora a molte generazioni.

Francesca Silvestri è la direttrice editoriale di ali&no editrice