Le elezioni nella bolla dei social

A sondaggi spenti, alla vigilia del voto, si consuma il rito del dire ciò che non si può dire attraverso dei surrogati. Altrimenti i media cadrebbero in astinenza. Non potendosi affidare alla lettura degli oracoli, un certo risalto viene, così, concesso a tutte quelle ricerche sui comportamenti degli elettori condotte da studiosi o centri universitari. Diverso ma utile. E’ il caso della ricerca che ha coinvolto studiosi di 50 università europee e che dimostra come i social siano diventato uno dei principali strumenti ai quali le forze politiche si affidano in campagna elettorale. Il prezioso monitoraggio, ancora in progress, è coordinato da Edoardo Novelli, esperto di comunicazione politica e docente di Roma 3.


Sono stati scandagliati migliaia e migliaia di contenuti ed è stato analizzato quali media siano usati nella campagna elettorale in corso. Il quadro dei risultati è differenziato, sia per aree geografiche sia per funzione dei media usati. Se si cerca, però, un comun denominatore, si può trovare nello strapotere assunto dai social rispetto agli altri mezzi. E l’Italia, in questo, primeggia. L’uso dei social è, infatti, molto molto alto in Italia; è medio in Francia, Inghilterra, Portogallo, Ungheria e in gran parte dei paesi balcanici; è basso, o molto basso, in Spagna, Germania e nei paesi del nord Europa.
L’Italia detiene, dunque, questo primato con Facebook in prima fila. Doppia in quantità di post il secondo paese, cioè il Portogallo, e stacca tutti gli altri: 2.500 messaggi nei 17 giorni censiti. Sono i due partiti di governo, e principalmente i leghisti, a far salire la febbre social. Una sorta di doping elettorale. Sono 1399 i post della Lega (e mancano quelli del profilo personale di Salvini); sono 382 quelli del M5 Stelle; 176 quelli di Forza Italia e 156 quelli del Pd (il rinnovamento tarda a manifestarsi, almeno in questo). A seguire, con pochi post, gli altri.
Il monitoraggio ha usato sia la tecnica dell’analisi quantitativa sia di quella qualitativa. La quantitativa dice che sono stati monitorati poco più di 4000 messaggi nei quali i social hanno avuto il ruolo dominante mentre è stata limitata la presenza della stampa tradizionale (solo 442 iniziative). Quella qualitativa ha confermato che i social non sono lo strumento più adatto al dialogo e alla razionalità. E’ un mezzo molto più adatto, semmai, a veicolare emozioni, contrapposizioni, giudizi rapidi e affrettati. A creare, come già detto, delle “bolle” nelle quali si racchiudono i pareri di chi li frequenta. Ecco perché sono sborsati tanti rubli.