Clima, perché
è così difficile
credere a Cassandra

Cassandra piange lacrime amare, si dispera, si strappa i lunghi capelli. Lei vede, lei sa, lei avvisa e racconta il futuro, ma i suoi concittadini non le credono. Sapere, conoscere e non essere creduta: è la maledizione scagliata su di lei da un dio, Apollo, macho e un po’ bullo, perché non ha ceduto alle sue brame “amorose”. E la sua punizione si protrae, secolo dopo secolo, fino a noi.

Adesso, però, il futuro è davanti a noi. Tutti abbiamo visto quell’orso polare, pelle ed ossa, alla deriva su un pezzo di ghiaccio che si stava sciogliendo sotto le sue zampe doloranti. Tutti abbiamo visto antichi ghiacciai che si stanno riducendo a velocità vertiginosa, imballati ed impacchettati, come se fossero una mostruosa opera d’arte di Christo (Vladimirov Javacheff), per proteggerli dall’estinzione. Tutti abbiamo visto e sperimentato le “bombe d’acqua”, che ci colpiscono improvvise e violente, facendo straripare fiumi ed inondando strade e case, anche nella nostra fragile Italia, che sta abbandonando il clima temperato per sciogliersi in quello tropicale, dove i temporali diventano furibondi tornado.

Il futuro annunciato da Cassandra sta entrando nelle nostre vite, lo vediamo, lo soffriamo, ma, passato il disastro quotidiano, carico di danni e morti, ci giriamo dall’altra parte pronti a dimenticare e far finta di niente. Eppure una giovane donna, quando era ancora poco più che una bambina, ci ha avvisato del disastro che ci attende dietro l’angolo. Anche Greta Thunberg è stata sfiorata dal dono maledetto di Cassandra e da un po’ ci guarda con il suo volto aggrottato. E sono tantissimi i giovani della sua età che seguono il suo esempio e urlano silenziosamente che non abbiamo un altro mondo a disposizione, dopo che avremo consumato, inquinato e bruciato questo, che sarebbe destinato a loro.

Anche un geniale miliardario ci aveva avvisato, qualche anno fa, che presto sarebbe arrivata una pandemia devastante e che avremmo dovuto investire nella ricerca e nella prevenzione, ma noi abbiamo alzato le spalle, salvo accusarlo, quando è arrivato il Covid-19, di un perfido complotto e di oscure manovre speculative sui vaccini. E poi c’è Francesco, quello nato ad Assisi nel 1182, che aveva capito quanto fossimo fratelli e sorelle della Natura, che dobbiamo amare e rispettare. E poi è arrivato un altro Francesco, quello nato a Buenos Aires nel 1936, primo papa gesuita e primo papa a chiamarsi come il poverello rivoluzionario, considerato un po’ eretico perché voleva applicare alla lettera le parole del Vangelo. Anche lui, con le sue prediche, tanto illuminate quanto inutili, ci avvisa che dobbiamo rispettare la Natura per rispettare noi stessi, perché non possiamo soltanto consumare, depredare e sfruttare.

Roma 15 marzo 2019. Manifestazione mondiale per la difesa del clima
foto Giulia Verdat

Siamo vicini al punto di non ritorno, ci dice un uomo che gira nello spazio intorno alla nostra terra e vede dall’alto che stiamo bruciando la nostra casa. Ha anche visto che ormai c’è un nuovo continente, composto da miliardi di rifiuti di plastica, in mezzo all’oceano Pacifico, ma siccome la terra – forse – è piatta, allora lui – forse – non esiste, e quindi avanti così, bruciando, sfruttando e depredando.

Ci sono scienziati che si sgolano per avvisarci della catastrofe sempre più vicina, che arriverà tra qualche decina d’anni, quando saranno adulti i nipoti di chi, da giovane, ha sperimentato le estati fragranti dell’anticiclone delle Azzorre, mentre oggi imperversa quello africano, vendicativo e rovente. Sappiamo che intere zone del globo stanno diventando aride e sterili, salvo ripetute e devastanti inondazioni, che impediscono o distruggono qualsiasi coltivazione e spingono interi popoli verso la nostra Europa, perché sperano – vanamente – di trovare un luogo accogliente e temperato. Cassandra, ormai, è un po’ stanca, non ha più lacrime e ci lancia l’ultima profezia. Arrangiatevi.