Il Parco Nazionale del Pollino
messo in pericolo dalla centrale Enel

 

Il Parco Nazionale del Pollino che si estende tra la Basilicata e la Calabria è l’area protetta più grande d’Italia. Il Parco offre una moltitudine di paesaggi incantevoli, con grandi aree incontaminate e differenti a seconda dell’altitudine. Il suo territorio è ricco di erbe medicinali ed aromatiche con boschi di lecci, aceri e faggi fino ad arrivare alle vette più alte dove si può ammirare il Pino Loricato, che cresce solitario sulle pareti più impervie, o avvistare il volo di un’aquila reale.

 

Il territorio e la centrale

Tutto questo viene messo in pericolo dalla presenza all’interno del suo territorio dalla Centrale a Biomasse del Mercure, realizzata, nel 2000 dall’Enel, per riconvertire la già esistente centrale a carbone degli anni sessanta. Per molti anni si è andati avanti con messa in funzione e chiusure in un braccio di ferro tra associazioni ambientali e alcuni comuni da una parte ed Enel dall’altra.

Nel 2014, presso la sede del Ministero dello Sviluppo economico (Mise), le parti in causa – ad eccezione dei Comuni di Rotonda e Viggianello, da sempre fortemente contrari sia alla riattivazione della centrale sia all’accordo – sottoscrissero l’accordo di compensazione. Complessivamente Enel si impegnava ad erogare per le varie iniziative previste dall’accordo 15 milioni di euro, e un osservatorio ambientale.

L’Osservatorio ambientale finanziato da Enel, governato da rappresentanti di enti ed Istituzioni sovvenzionati da Enel e presieduto dal presidente del Parco del Pollino, ente che da Enel riceve 500 mila euro l’anno. Il presidente del Parco è anche presidente dell’Arpa regionale calabrese, in chiaro conflitto d’interesse, inoltre l’Osservatorio e il Parco del Pollino condividono la stessa sede: quella del Parco a Castrovillari.

 

La centrale brucia 340.000 tonnellate l’anno di legno vergine, produce una quantità irrilevante di energia – in una Regione che ha un surplus energetico del 170%.

Tutto questo provoca seri problemi sotto il profilo dell’inquinamento e del disboscamento selvaggio, fino ai danni alla biodiversità locale.

Prima di tutto la salute, la popolazione percepisce un cospicuo aumento di tumori come non si era mai verificato, la Regione da parte sua non ha mai messo in cantiere un’analisi del territorio che consentisse di valutare l’esistenza dei fattori di rischio e di mettere in atto i provvedimenti adeguati per eliminarli o evitarne l’azione.

Nel 2005 i carabinieri sequestrarono un’area di 7000 metri quadrati, dopo aver rinvenuto, sulle sponde di un torrente una sostanza nerastra che potrebbe aver causato la contaminazione delle falde acquifere. I risultati delle analisi chimiche rilevarono la presenza di sostanze tossiche, come il nichel, cinque volte superiore al limite previsto dalle normative vigenti.

Ci sono problemi allo sviluppo economico, in riferimento ai posti di lavoro promessi ma in realtà assolutamente limitati, alle attività produttive legate al territorio o al lucroso business connesso al mercato delle biomasse, appetito dalla criminalità organizzata.

 

Le infiltrazioni mafiose

L’operazione “Stige” della Dda di Catanzaro ha svelato il predominio di aziende in odor di ‘ndrangheta nella fornitura di biomasse alle centrali della Calabria, quella dell’Enel del Mercure ne ha ricevute oltre novemila tonnellate, nel 2016, da una ditta boschiva coinvolta nell’inchiesta, cui i magistrati attribuiscono perfino affiliazione mafiosa. Dopo l’operazione l’Enel comunicherà di aver sospeso il contratto di fornitura.

Oggi Italia Nostra e altre associazioni ambientaliste e del territorio intravedono il pericolo che per il particolare microclima della valle del Mercure, con i fumi di combustione che vi ristagnano a lungo a causa del fenomeno dell’inversione termica, potrebbe produrre rischiose interazioni tra inquinamento, generato dalla attività della Centrale, e il nuovo coronavirus Sars-CoV-2.

Pertanto hanno lanciato una petizione per chiedere al presidente del Consiglio e ai ministri della Salute, dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, di sospendere al più presto l’esercizio della centrale.

Comunque vada a finire questa storia, un problema si pone alla sinistra e alle forze progressiste ed è quello di uscire dagli slogan e fare proposte concrete su risanamento del territorio e salvaguardia dell’ambiente, altro patrimonio italiano messo sempre più a rischio. Un bene tanto più è raro, tanto più acquista valore, questo vale anche per il nostro patrimonio ambientale.

La parola d’ordine green economy deve al più presto proporre atti concreti.

 

 

 

Per chi volesse firmare la petizione:

https://www.change.org/p/ministro-dell-ambiente-sergio-costa-richiesta-di-chiusura-della-centrale-a-biomasse-del-mercure-nel-parco-del-pollino?recruiter=false&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_term=psf_combo_share_initial&recruited_by_id=db974780-9dfe-11ea-a300-011096fb9392&utm_content=fht-22326424-it-it%3Av5