L’avvocato del popolo
non può essere
un “eroe della sinistra”

Al terzo giorno, l’”avvocato del popolo” ha parlato. A un banchetto sistemato davanti al Palazzo Chigi perduto, ha detto alcune cose di buon senso e ha lanciato qualche messaggio. Grazie a Mattarella, auguri (non caldissimi, in verità) a Draghi, la promessa di non voler sabotare il suo governo. Ma non è un’uscita di scena. E non tanto perché il suo nome compare in più d’uno dei toto-ministri che impazzano ad ogni nuovo governo, ma per i segnali (i messaggi, appunto), rivolti ai 5 Stelle, al Pd e a Leu, la sua (ex) maggioranza: “Dobbiamo lavorare assieme a un’alleanza per lo sviluppo sostenibile”.

Dunque Giuseppe Conte vuole continua a restare nel campo di gioco. Ce lo mandarono quasi tre anni fa Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede quando si trattò di trovare un nome di un premier non troppo ingombrante per mediare con l’alleato Matteo Salvini. E ha giocato appunto lì, a destra, con i populisti e i sovranisti,il primo tempo della sua partita di governo, assecondando le peggiori incursioni, come quella dei famigerati “decreti sicurezza”. Nel secondo tempo ha cambiato squadra: reclamato da Grillo e Di Maio, rilanciato da Matteo Renzi (prima dello sgambetto finale), ha giocato da capitano dell’alleanza giallorossa. Molto scaltro e abile negli interventi di emergenza, ma con una scarsa visione di gioco sul futuro del Paese. Il che non gli ha impedito di diventare non solo il punto di equlibrio della sua squadra-coalizione ma addirittura – in un dato momento – un “forte punto di riferimento dei progressisti”. Ruolo che evidentemente vuole continuare a ricoprire anche nel futuro, convinto che possa essere la strada migliore per tornare lì dentro, a Palazzo Chigi.

Ora che possano invocarlo e fargli la ola Beppe Grillo o il Fatto quotidiano è del tutto naturale, assai meno che questa fama di “eroe della sinistra” gli venga appunto tributata dalla sinistra. Con Conte fino all’ultimo minuto e anche oltre, nei supplementari delle esplorazioni al Quirinale. Ma ora è iniziata un’altra partita, ben più complicata e insidiosa, ma forse anche ambiziosa: per il Paese, innanzitutto, ma anche per la stessa sinistra. Sicuri di volerla giocare ancora con gli schemi e agli ordini di Conte? Alle elezioni mancano ancora un paio di anni, per fortuna il tempo per pensarci bene non manca. Ma sarebbe meglio non farsi prendere ancora una volta in contropiede.