L’atteso verdetto
Volkswagen

Entro metà febbraio si riunirà il comitato di supervisione della Volkswagen per decidere le azioni da adottare dopo lo scandalo delle sperimentazioni condotte dal Gruppo di ricerca europeo sull’ambiente e la salute nel settore trasporti (EUGT). Il gruppo, sciolto nel 2017, era un’organizzazione interamente finanziata da tre produttori di auto tedeschi, Volkswagen, Daimler e BMW. A fine gennaio il New York Times aveva scritto che, in un laboratorio di Albuquerque, nello stato del Nuovo Messico, gli scienziati avevano esposto alcune scimmie chiuse in camere stagne a emissioni di auto diesel per alcune ore al giorno.

Due giorni dopo la Stuttgarter Zeitung, il quotidiano di Stoccarda, aveva rivelato che alcuni esperimenti paralleli su 25 esseri umani sani erano stati condotti nella città tedesca di Aachen. Lo scopo era ridimensionare, di fronte all’opinione pubblica, con i nuovi modelli diesel, il livello e la tossicità del diossido di azoto, un forte irritano ante che provoca tosse, dolori al torace, convulsioni e danni irreversibili ai polmoni. Ora il settimanale tedesco Der Spiegel dedica allo scandalo un’inchiesta di sei giornalisti, intitolata “La scimmia sulle spalle”, spiegando bene sia i dettagli che i curiosi retroscena. In alcune gabbie venivano immessi gli scarichi di un vecchio pickup Ford, in altre gli scarichi di un nuovo Volkswagen Beatle. Quest’ultimo era azionato in modalità “furba”, con il famoso software che si attiva automaticamente durante i test per ridurre le emissioni di diossido di azoto, altro scandalo targato Volkswagen e che risale a settembre scorso.

Anche così, tuttavia, con estrema sorpresa del biologo Jacob McDonald, i polmoni delle scimmie esposti alle emissioni delle macchine tedesche mostravano significativi segni di irritazione. Al contrario, le scimmie esposte alle vecchie emissioni riportavano infiammazioni di minore entità. Davide e Golia: queste irregolarità sono state con tenacia portate alla luce dall’avvocato Michael Melkerson, che ha un piccolo studio legale a New Market, Virginia, 2000 abitanti. Melkerson, che rappresenta un gruppo di clienti della casa automobilistica tedesca, chiese ufficialmente se Volkswagen avesse condotto test su esseri umani. Non arrivò nessuna risposta esauriente e l’avvocato, studiando giorno e notte i documenti, si imbatté in una serie di mail sospette. Un importante lobbista Audi nel 2012 suggerì a Volkswagen le linee guida per condizionare l’informazione, ad esempio con studi che potessero contraddire l’Organizzazione mondiale della sanità.

Detto fatto. Nel giro di pochi anni le compagnie BMW, Daimler, Volkswagen misero in piedi una lobby congiunta sotto la facciata di EUGT. La ricerca si rivelò due volte falsata: perché le emissioni erano ridotte rispetto a quelle reali su strada e perché si era sperimentato su un campione invalido (le scimmie erano tutte femmine). Per ora è stato sospeso il capo delle relazioni esterne e sostenibilità di Volkswagen Thomas Steg, nei prossimi giorni si vedrà. Intanto la politica tedesca presenta il conto alle case automobilistiche che hanno annunciato un contributo di 250 milioni di euro per il fondo speciale contro l’inquinamento delle municipalità tedesche. Gli scienziati sono stati scaricati dalle compagnie, che sono cadute dalle nuvole e hanno definito gli esperimenti “non etici e da aborrire”. Nel frattempo l’avvocato Melkerson cerca di affrontare un altro scoglio: le industrie dell’auto tedesche potrebbero chiedere alla corte americana la non ammissibilità dei risultati “scientifici” in tribunale.