L’attacco di Renzi
a Bankitalia

Matteo Renzi ha iniziato la campagna elettorale. E’ partito in treno per girare l’Italia ed ha subito pensato di inviare un segnale chiaro agli elettori, mandando la locomotiva a schiantarsi contro una delle istituzioni più prestigiose del Paese: la Banca d’Italia. La mozione del Pd approvata ieri alla Camera per sollecitare “una figura più idonea” alla guida della Banca d’Italia, capace di rafforzare la vigilanza “in una fase nuova”, è un attacco politico senza precedenti che il partito di Renzi porta al governatore Ignazio Visco il cui mandato scade a fine ottobre.

Anche se il testo della mozione è stato edulcorato dalla moral suasion del governo, l’offensiva del Pd è clamorosa e densa di incognite. Dove vuole arrivare Renzi? Dove vuole andare il Pd? Era già chiaro che il segretario del Pd desiderava sostituire Visco a fine mandato, magari con un esterno a via Nazionale (e questa scelta sarebbe un’offesa grave per la storia della Banca d’Italia), perché lo riteneva e lo ritiene responsabile di una vigilanza leggera, insufficiente sulle crisi e sugli scandali bancari di questi anni. Monte Paschi, Etruria, banche venete sono tutti casi che attendono un chiarimento e una soluzione. Ma quando il partito di maggioranza relativa che esprime il capo del governo attacca e sfiducia il governatore della Banca d’Italia com’è avvenuto, allora c’è qualche cosa di più, e di più preoccupante.

E’ noto che il premier Gentiloni e il presidente della Repubblica Mattarella erano favorevoli alla conferma di Visco per un altro mandato. Renzi ha buttato una bomba negli ingranaggi di palazzo Chigi e del Quirinale. Il messaggio è chiaro: il governatore se ne deve andare. Poi, concede la mozione del Pd, scelga il governo chi vuole mandare a via Nazionale. Ma questo divorzio, questo addio di Visco sarebbe già un giudizio, tutto politico, sulle responsabilità delle crisi bancarie proprio ora che ha appena iniziato i lavori una commissione parlamentare d’inchiesta che durerà al massimo fino a febbraio, che appare già largamente inutile e che servirà, invece, a strumentalizzare le audizioni a fini elettorali.

E qui sorgono alcuni interrogativi. Si punta il dito contro Visco per spostare la polemica lontana dai partiti e dalla politica? Si alza il polverone sulla Banca d’Italia per cancellare le relazioni pericolose tra politici e banchieri? Per dimenticare la condanna di Verdini per le sue avventure bancarie? Per cancellare la presunta richiesta della sottosegretaria Boschi, che ha sempre negato, all’ex amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni di salvare Banca Etruria, la banca del papà?
Tutti sono criticabili, ci mancherebbe. E chi sbaglia se ne deve andare. Sono criticabili i vertici delle Autorità di controllo e delle istituzioni che non devono sfuggire alle loro responsabilità, ma non si era mai visto un attacco così diretto da parte di una forza politica di sinistra contro la Banca d’Italia.

La mozione del Pd contro Visco è roba per grillini o per vecchi attrezzi berlusconiani. Anticipa e pregiudica le mosse del governo, attacca indirettamente Mattarella. Renzi gioca col fuoco: i mercati ci guardano di nuovo con attenzione e timore, le grandi banche internazionali e italiane sono preoccupate per il prossimo esito elettorale, temono che il nostro Paese sia ingovernabile e che il mostruoso debito pubblico possa deflagrare. E in questa situazione il Pd vuole processare il governatore, cioè uno degli uomini, uno dei tecnici italiani più stimati all’estero, appoggiato anche da Mario Draghi? Si vuole colpire la Banca d’Italia per portare a casa qualche voto in più? E’ questo l’obiettivo?

Forse qualcuno ricorderà che pochi anni fa il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio fu costretto alle dimissioni dal pressing dei partiti, dalle inchieste della magistratura e da uno squallido stillicidio di intercettazioni telefoniche per il suo presunto coinvolgimento nella stagione della scalate bancarie del 2005. Oggi è utile ricordare che Fazio è stato assolto in appello dal reato di aggiotaggio “per non aver commesso il fatto”, e nemmeno la terribile procura di Milano ha potuto contestare l’assoluzione. Nessuno ha chiesto scusa a Fazio.