L’assolo “salviniano”
di Vincenzo De Luca a Ravenna

Gli è scappata nuovamente la frizione. A Ravenna, Festa dell’Unità, Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, si è prodotto in un imbarazzante (per il Pd e la sinistra) assolo “salviniano” che ha mandato in visibilio i fan del ministro dell’Interno. Al punto che è bastato che il video della sua performance tracimasse in rete divenendo ben presto virale, perché dai vertici locali del Carroccio partisse un invito – formale – a partecipare alla convention meridionale che la Lega ha in programma il 29 e 30 settembre prossimi a Campagna, nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno. In Romagna De Luca ha rispolverato un suo vecchio e intramontabile cavallo di battaglia. L’argomento che negli anni lo ha trasformato in una sorta di icona della destra meridionale, e non solo: la sicurezza, che secondo lui la sinistra e il Pd sacrificherebbero sull’altare delle politiche di accoglienza e di integrazione. Il volto congestionato, le vene del collo come le gomene di una nave, la voce alterata, il governatore si è scagliato contro le bande di nigeriani che “occupano militarmente i territori”. “Sul litorale domizio – ha continuato – abbiamo bande che fanno spaccio di droga e prostituzione. Violazioni di leggi e di regole”. E ancora: “Attorno ai centri di accoglienza ci sono extracomunitari che tornano di notte ubriachi e ci sono padri di famiglia che sul balcone aspettano le figlie di notte. Questa parte della realtà il Partito democratico la conosce sì o no? E che cosa dice?”.

Il Pd, sia quello nazionale che quello campano, del quale De Luca è più di un azionista di maggioranza, tace. Nessuna presa di distanza dalle parole del governatore, che sul punto specifico è ultra recidivo. Da sindaco di Salerno, in passato, se l’è presa con migranti di colore e rom, minacciando di cacciarli dalla sua città giardino “a calci nei denti”, aggiungendo, lui che è uno studioso della filosofia tedesca, una citazione kantiana: “Il cielo stellato ce lo godiamo noi”. E qualche anno più tardi, a pochi mesi dalla sua elezione alla Regione per il Pd, si rese protagonista di una vera e propria caccia all’uomo alla testa di un drappello di vigili urbani: obiettivo un innocuo ragazzo di colore che elemosinava qualche spicciolo all’ingresso di un supermercato del centro cittadino. La cosa si concluse con una minirissa con due feriti (un vigile e l’extracomunitario) e un processo. Se tre indizi fanno una prova… 

Altri tempi, comunque: tempi in cui le intemperanze securitarie dello sceriffo salernitano, tradizionalmente alleato di tutti i segretari Pci-Pds-Ds-Pd, da Berlinguer a Renzi passando per gli altri, compresi D’Alema, Veltroni e Bersani, erano tollerate. Considerate al più delle mattane dovute alla sua esuberanza. Oggi, con l’offensiva sovranista e razzista salviniana in atto, il silenzio del Pd più che dettato dall’imbarazzo sembra di assai più complessa decifrazione. Nonostante il figlio deputato del Pd, Piero, eletto per il rotto della cuffia nel proporzionale a Caserta, per la prima volta nella sua storia politica De Luca è senza un riferimento a livello nazionale. Il feeling con Renzi è finito dopo la sconfitta del 4 marzo, e le parole pronunciate recentemente dall’ex segretario sulla mancata rottamazione a Sud sono il sigillo su questa rottura. E Zingaretti, cui pure il governatore aveva cominciato a guardare come possibile approdo (al punto di inviare come osservatore qualche suo fedelissimo alle primissime riunioni del comitato del governatore del Lazio) ha sbarrato il passo a ogni ipotesi di collaborazione.

C’è chi dice che, non fosse per l’erede, De Luca avrebbe già preso un’altra strada, in vista delle prossime Regionali, a cui ha deciso di ricandidarsi. Appuntamento elettorale sul quale grave l’incognita della legge Severino: se il prossimo 28 settembre il governatore dovesse essere condannato nell’ambito del processo Crescent (la mezzaluna disegnata da Ricardo Bofil sul lungomare di Salerno, durissimamente contestata dagli ambientalisti), scatterebbe la sospensione. Il sostituto, secondo i boatos di Palazzo Santa Lucia, ci sarebbe già: Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia, di recente nominato assessore, guarda un po’, alla Sicurezza. Ma la reggenza dell’ex magistrato sarebbe destinata a durare poco: al massimo qualche mese, perché il governatore avrebbe già pianificato, con i suoi fedelissimi in consiglio, la fine prematura della legislatura, con elezioni abbinate al turno per il rinnovo dell’Europarlamento nella prossima primavera. 

L’intemerata di Ravenna, allora, minaccia di avere conseguenze quasi esclusivamente nei feudi campano e salernitano, dove il Pd è parte attiva, con le forze alla sua sinistra, da LeU a Potere al Popolo, ai comitati e ai movimenti, delle manifestazioni antirazziste programmate per contrastare la convention meridionale del Carroccio. Due le iniziative (con una terza allo studio) solo a Salerno. In una, organizzata da un fronte trasversale, è addirittura previsto un intervento di Piero De Luca. Nell’altra, promossa da LeU e sostenuta da un ampio fronte di forze politiche e sociali, il Pd dovrebbe partecipare, oltre che con la base dei militanti, con un suo dirigente al comizio finale, nella centralissima piazza Portanova di Salerno, cuore del potere deluchiano. Ma nel comitato promotore, i rappresentanti di Rifondazione e qualche intellettuale “non allineato” hanno già puntato i piedi, sollevando il problema dell’opportunità politica della partecipazione dei Democrat, la cui federazione di Salerno è controllata al 100% dagli uomini del governatore. E il presidente regionale di LeU, l’ex segretario generale della Cgil Campania, Michele Gravano, è stato, sulla sua bacheca di Facebook, netto e categorico: “Dopo Salvini non sentivamo il bisogno di sentire le esternazioni del presidente De Luca contro gli immigrati e i nigeriani. Una cosa è porre il problema giusto della sicurezza dei cittadini (basta pensare alle stese fatte da italiani) e altra cosa è legarla alla immigrazione e ad una comunità come i nigeriani che in toto vengono criminalizzati. Così si faceva verso gli italiani negli Stati Uniti. Rincorrere Salvini su un terreno razzista è sbagliato e non porta frutti. Qualcuno del Pd lo faccia capire”.