L’arte di sbaragliare il botteghino

“Voi in Italia avete tutto, c’è da ubriacarsi di bellezza”. Jaap Faber sta facendo il dottorato di curatore di musei tra Rotterdam, Stoccolma e Berlino. “Al Nord abbiamo alcune grandi star. Rubens, Van Gogh o Bosch in Olanda, Munch in Norvegia o, naturalmente, Dürer in Germania”. Jaap si stringe nelle spalle e sorride. “Malgrado tutto abbiamo sempre preferito un nostro modo di raccontare l’arte. Più alla buona”.
Altro che alla buona. I musei del Nord Europa svettano, per numero di visitatori, nella top 20 nel mondo. L’anno prossimo l’Olanda si è aggiudicata la capitale europea della cultura con Leeuwarden e sua Provincia, la Frisia. Assieme ai Paesi Scandinavi e alla Germania, tutti assieme i musei del Nord portano a casa la maggiore audience mondiale nelle categorie visitatori, giovani, volontari e donatori. Qui l’aggressività divertente e bonaria del marketing museale è da paura.

Entri al Vasa Museet a Stoccolma e ti sembra di salire a bordo di quel vascello pieno di sculture e vele altissime sommerso e riemerso 333 anni dopo. La flotta reale salpò nel 1628 inabissandosi nei gelidi flutti durante un fortunale. Ed è un attimo, al Vasa di Stoccolma, fare il tifo per Andres Franzen, il ricercatore privato eccentrico e determinato che riportò in superficie il veliero. “Lo vede – spiega il curatore – il grande Kotler ha proprio ragione”. Il buon curatore deve notare lo sguardo vacuo di chi sorride ma annaspa. “Ma su, guardi, è messa dietro di lei la citazione di Kotler, il guru del marketing”. Quando si dice basta leggere. Mi volto e, appunto, leggo:” Oggi i musei di successo devono esprimere esperienze molteplici, delizie estetiche ed emotive, gioia ed apprendimento, svago e socializzazione”. Non sono pii propositi, ma i fondamentali per fare cassa.

Il Vasa Museet di Stoccolma

 

A Berlino la vecchia stazione ferroviaria di Anthaler, con tutto il bene che si può volere all’archeologia industriale, non la faresti il posto ideale per una domenica mattina, oltretutto in un ottobre freddino. Poi ti lasci guidare dai ricercatori del centro scientifico Spectrum (ah, che nome avventuroso) che ha sede lì e corri da una postazione all’altra, concedendoti il regressivo piacere dei perché a manetta: perché il cielo è azzurro? Come funzionava negli anni 30 un computer? Come ha fatto quel matto di Mathias Rust, aviatore tedesco, ad atterrare nella Piazza Rossa di Mosca nel 1987, durante la Guerra fredda? Uno spasso.
E a proposito di spasso. E’ uscito adesso il sito di Leeuwarden e Frisia, nel Nord dell’Olanda, capitale europea della cultura 2018. “Nella presentazione ci sarà pure un sindaco, un esperto, un artista ad istruirci”, pensi mentre smanetti innervosita. Alla fine prendi atto, la presentazione è solo la seguente: “Dov’è che nel mondo le città sono ancora più piccole di un villaggio? In Frisia, naturalmente. Le nostre sono città di sognatori che ti dimostrano come non si debba essere il più grande per essere notato, né il più ricco per raggiungere i tuoi sogni. Noi siamo piccoli e loro sono grandi. Best genoch. (Tanto basta e tanto meglio in frisone)”.

Qui, nel 2018, non ci imbatteremo in superstar dell’arte. Col passo lento della campagna e i grandi respiri dei cieli di Frisia, coglieremo, dai dettagli, lo sguardo e l’anima di questi volti del Nord. Come fece, in un istante fissato per sempre, poco lontano da qui, Van Der Meer, quando chiese a una ragazza con l’orecchino di perla di voltarsi solo attimo verso di lui.