Tornato in Russia,
l’arresto di Naval’nyj
indigna il mondo

Vicenda degna della migliore satira di epoca sovietica e anche della plurimillenaria favola del lupo e dell’agnello. L’uomo di cui tutto il mondo sa dove sia stato dal 20 agosto a oggi (in un ospedale tedesco e prima in un ospedale russo), è stato condannato a pena detentiva fino al 15 febbraio per aver violato le condizioni della libertà vigilata. Avrebbe dovuto presentarsi due volte al mese ma erano obblighi impossibili da ottemperare oltre che inutili nelle circostanze date, visto che l’oppositore politico di Putin non era in condizioni fisiche di muoversi.

La reazione dei paesi democratici

Naval’nyjL’arresto di Naval’nyj all’aeroporto Sheremetevo di Mosca ha suscitato, come prevedibile, la reazione indignata di tutte le cancellerie dei paesi dove vige lo stato di diritto, Europa e Stati Uniti in testa.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov dice che l’Occidente pensa a Naval’nyj per nascondere i propri problemi. Un riferimento non troppo velato al catastrofico passaggio di consegne da Trump a Biden (per il quale è in corso il procedimento di impeachment nei confronti di Trump) ma l’operato della polizia penitenziaria russa è riuscita – cosa inimmaginabile fino a qualche ora prima – ad unire Mike Pompeo, segretario di Stato dell’Amministrazione trumpiana e Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza designato da Joe Biden, nella condanna dell’accaduto.

Non solo, l’avversario di Putin è rientrato non appena rimesso in forze, non è mai stato nelle sue intenzioni scappare e, a rigore di logica, questo avrebbe dovuto pesare sulla decisione del tribunale che ha deciso la pena detentiva.

Udienza per direttissima senza pubblico

In realtà, alle autorità russe avrebbe forse fatto piacere che Naval’nyj restasse all’estero, avevano infatti fatto trapelare prima della partenza quello che sarebbe accaduto. Ma lui “vuole fare l’oppositore politico – ha detto esprimendo ammirazione Kenneth Ruth, portavoce della organizzazione umanitaria Human Rights Watch – non il dissidente all’estero”. È rientrato in patria come fece Maria Kolesnikova, la dissidente bielorussa che ha stracciato il passaporto per impedire alle forze di sicurezza di espatriarla, l’8 settembre scorso.

L’udienza per direttissima si è tenuta nella stazione di polizia di Kimki, località alla periferia di Mosca, senza consentire ai parenti e ai giornalisti l’ingresso nella sala. Ragioni di salute pubblica anti Covid 19, è stato spiegato. Eppure, dicono i sostenitori di Naval’nyj, la sala era piena di impiegati e funzionari della polizia.

Cosa dice la propaganda russa

Vedremo gli sviluppi della storia, per il momento ci sembra interessante l’esame della contro propaganda russa nei confronti di Naval’nyj.

È molto più popolare all’estero, dicono, di quanto non lo sia in patria. Ammesso che sia vero, per uno che da candidato sindaco a Mosca prese il 27 per cento dei voti, cosa c’entra con il rispetto dei diritti umani?

Ma su questo le autorità russe hanno la risposta pronta per il ministro degli Esteri tedesco che ha dichiarato: “La Costituzione russa e gli obblighi internazionali impongono il rispetto dei diritti umani”. “La sovranità dello stato russo – è la replica – prevale sul diritto internazionale”. In effetti, per quanto aberrante possa sembrare, le leggi russe sono state recentemente modificate in questa direzione.

È un agente straniero, dicono. Bisogna sapere che da qualche anno esiste una lista delle organizzazioni non governative russe che ricevono sostegno anche dall’estero. All’epoca in cui fu introdotta la legge che impone queste limitazioni vi furono proteste e raccolte di firme. Il Comitato contro la corruzione fondato da Naval’nyj è stato inserito in questa lista ma si sta battendo sul piano legale per uscirne, poiché – affermano – tutti i nostri finanziamenti vengono dal sostegno di cittadini russi.

L’aereo con cui Aleksej Naval’nyj è rientrato doveva atterrare all’aeroporto di Vnukovo, dove lo aspettavano i suoi sostenitori, è stato dirottato sullo scalo di Sheremetovo. L’udienza si è svolta in una remota stazione di polizia. Per uno che non conta niente, uno sproporzionato dispiegamento di forze.