Vince l’antipolitica
con la foglia di fico
del voto ai sedicenni

Sta tenendo banco, negli ultimi giorni, la proposta di Enrico Letta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Al di là delle prevedibili polemiche, quasi tutto l’arco costituzionale si è precipitato a pronunciarsi a favore: Di Maio, Zingaretti e Salvini hanno sostanzialmente detto che la pensano così da sempre; Conte ha dato il suo placet; più timidi, infine, sono stati Nencini e Bernini, che hanno proposto di cominciare quantomeno con le amministrative

La riforma e i giovani di Friday for Future

Friday for FutureIn un’intervista di qualche giorno fa a La Repubblica, Letta ha specificato che questa riforma serve «per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: “vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi”». Insomma, siamo di fronte a una nuova e chiara manifestazione del totale scollamento della nostra classe politica dalla realtà. Per quanto infatti il Friday for Future rechi con sé istanze potenzialmente dirompenti, purtroppo nulla lascia sperare che questo, in mancanza di un campo politico alternativo che lo organizzi, non abbia una durata meno effimera di movimenti ben più strutturati come i No Global e Occupy Wall Street.

Da sola non basta a rivitalizzare la politica

Dunque, per l’ex-Presidente del Consiglio sarebbe auspicabile un’apposita legge di revisione costituzionale dell’art. 48 (in cui è disposto che sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto diciotto anni), sulla scorta di un fenomeno che ha avuto, finora, un successo solo mediatico.

schede elettoraliE molto si potrebbe dire, poi, in merito al fatto che una proposta di tale rilevanza sia stata lanciata ancora una volta da un “battitore libero” e non discussa in più opportune sedi di partito (prassi ormai fin troppo consolidata nel Pd) o sulla indebita individuazione della soglia dei sedici anni per acquisire il diritto di voto solo perché questa è l’età di Greta Thunberg.
Insomma, si tratta di una misura tutt’altro che urgente e che da sola non basta a rivitalizzare la politica italiana. Il punto è che essa va inserita nel contesto di un quadro più ampio di riforme istituzionali cui la nuova maggioranza ha deciso di porre mano: taglio dei parlamentari, abbassamento dell’elettorato passivo per il Senato e ennesima nuova legge elettorale che semplifichi il quadro politico.

Quindi ripartirà, ancora una volta, il copione della legislatura “costituente” (sigh!), durante la quale sembrano destinate ad esser approvate leggi di revisione costituzionale o di rilevanza costituzionale tese a decostruire definitivamente la nostra democrazia e il suo sistema rappresentativo.

Il taglio dei parlamentari cancellerà molti partiti

A poco serve, infatti, concedere l’accesso alle urne ad un milione di giovani se poi verrà tagliato oltre un terzo dei seggi in Parlamento. Basti pensare che, qualora la riforma dovesse passare, partiti che superano anche il 10% rischiano di non trovare spazio in una decina di Regioni nell’elezione al Senato.

Mentre l’istituzione di collegi più grandi e popolosi, poi, che per definizione richiedono campagne elettorali molto più costose (ricordiamoci, a tal proposito, che già è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti), favorirà ulteriormente candidati ricchi e provenienti dal mondo dell’impresa e delle professioni, a discapito della rappresentanza dei lavoratori e anche di quegli studenti che si pretende di “prendere sul serio”.

Le legge elettorali e l’antipolitica

diritti, costituzione italianaTutto questo, assieme al combinato disposto di una legge elettorale ipermaggioritaria (che sia approvata dal Parlamento o venga fuori dal “popolarellum” calderoliano) o proporzionale con una soglia di sbarramento alta, porterà a compimento quel processo di deformazione del nostro sistema politico-istituzionale cominciato nel ’93 e che, dopo innumerevoli tentativi, pare che adesso possa giungere a compimento.

Anche perché stavolta, a differenza di quanto è accaduto nelle scorse legislature, non solo c’è la copertura politica di due partiti di maggioranza, Pd e M5S, che hanno ancora un consenso elettorale molto forte, ma anche di un’opposizione che è sostanzialmente d’accordo con quanto verrà approvato. E in tutto questo il voto ai sedicenni rischia solo di essere la foglia di fico che coprirà il fatto che, una volta per tutte, l’antipolitica avrà riscritto la nostra Costituzione.