Landini: Salvini paghiamolo con i voucher

L’INTERVISTA – “Il congresso della Cgil dovrebbe essere in grado non solo di eleggere semplicemente il segretario o la segretaria. La prima scelta da fare sarà quella di far tornare iscritti e lavoratori ad essere soggetti di cui il paese parla, la cui condizione di lavoro, di vita, di sicurezza torna ad essere anche l’oggetto della discussione politica del Paese”. Maurizio Landini risponde così alla domanda “Che cosa si aspetta dal Congresso del principale sindacato?”. Un congresso già in corso, attraverso centinaia di iniziative di base che preparano l’assise nazionale a Bari, alla fine di gennaio del prossimo anno.

Incontro Landini a un dibattito organizzato dalla Festa della Cgil di Massa Carrara. In questo luogo circondato dalle splendide valli che raccolgono tonnellate di marmi pregiati, il dialogo si intreccia con gli interventi di un esponente della Confindustria locale, Giancarlo Tonini, e Paolo Gozzani, segretario generale della Cgil di Massa Carrara. E ne approfitto per chiedere a Landini un’intervista a nome di strisciarossa. Cosicché l’intervista pubblica si intreccia all’intervista privata.

L’ex segretario della Fiom, che ora riveste con convinzione un ruolo confederale, pensa che la Cgil potrà parlare al Paese anche grazie alle proposte avanzate. “Ovvero l’idea di mettere al centro in particolare i giovani, per dare diritti a quelli che non ne hanno. Immagino un congresso aperto, capace di parlare trasversalmente a tutte le forme di lavoro che oggi sono presenti. Per riconquistare un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori”.

E’ un percorso congressuale diverso dal passato. Infatti il documento preparatorio, è frutto di un allargamento della partecipazione democratica.

“Abbiano discusso in assemblee generali in tutte le categorie, in tutte le camere del lavoro, per arrivare alle proposte conclusive. Più di ventimila persone sono state coinvolte. Un metodo importante che impone un cambiamento. Quella esperienza vissuta dai delegati e dai gruppi dirigenti diffusi dovrebbe diventare una forma normale”.

Come potrebbe avvenire un tale cambiamento?

“Ad esempio la discussione con le Camere del lavoro, con le categorie, su come mettere in atto la contrattazione inclusiva, capace cioè di non escludere i lavoratori precari, di ricostituire l’unità del mondo del lavoro, non dovrebbe essere una scelta da affrontare ogni quattro anni. Il congresso potrebbe stabilire che in tutti i territori annualmente ci siano momenti di discussione che mettano assieme tutte le categorie. Spesso in questo periodo ogni categoria discute dei problemi messi in campo dalla crisi, senza approfondire il senso generale dei problemi politico-sociali. Il congresso dovrebbe riaffermare un’idea dell’azione del sindacato come soggetto di trasformazione anche della vita delle persone”.

Una scommessa ambiziosa che potrebbe influire sugli equilibri politico-sociali. C’è un altro dato interessante in questa stagione della Cgil. Mentre tutto si divarica il sindacato rimane unito. Come si spiega?

“Credo che questa novità derivi dalle scelte che abbiamo fatto negli ultimi tre, quattro anni. Alludo alla scelta di combattere politicamente il Jobs Act, di varare la Carta dei diritti (anche questa attraverso un percorso democratico). Di fronte alla complessità dei problemi, di fronte a un governo di centrosinistra che attaccava i diritti, la Cgil ha dimostrato una capacità di autonomia e ha sperimentato un allargamento della partecipazione democratica. Ciò ha determinato le condizioni per l’unità della Cgil. E ha fatto scaturire, nel documento congressuale, proposte strategiche importanti come il reddito di garanzia, la riduzione degli orari, la costituzione di un’agenzia per lo sviluppo. Nonché l’idea di un rilancio dell’unità sindacale che ha come condizione, per essere realizzata, l’allargamento degli spazi di democrazia”.

Operaio edile su ponteggio

Landini ha viaggiato a lungo, come gli altri dirigenti della Cgil, in queste settimane, per dibattiti e incontri. Trovando esperienze interessanti di un sindacato che si rinnova?

“Ho visto sicuramente esperienze molto significative come quella del sindacato di strada. Vedo anche tentativi importanti in luoghi di lavoro dove esistono contratti diversi e cominciano ad esserci elezioni comuni di rappresentanze sindacali unitarie. Sono stato a Catania e Ragusa con compagni della Flai, al mattino alle quattro, nella piazza dove i lavoratori vengono chiamati, poi son stato sotto le serre dove fanno l’uva Italia che troviamo nei supermercati, o dove fanno il pomodorino. Sarebbe utile che quelli che discutono dei voucher facessero almeno un giorno la cosa che ho fatto io per vedere quali condizioni ci sono. Se i voucher sono così belli avrei una proposta: il ministro Salvini che propone i voucher, visto che fa un lavoro occasionale, venisse pagato anche lui con i voucher”.

Che dicono però gli imprenditori agricoli di quelle zone?

“Ho discusso con loro. C’è l’imprenditore serio che dice: io alle volte so soltanto la sera quante casse devo fare per il giorno dopo e devo trovare il modo per aggiungere qualche altro operaio. Poi, se discuti con lui osserva che però il problema vero non è il costo del lavoro, il problema vero è il costo del denaro in banca, quando devi fare investimenti, il costo dell’energia, il costo dei fitofarmaci. Per uscire da questa crisi ci vuole un rapporto diverso tra impresa e lavoratori. Le mediazioni le trovi se riconosci anche i problemi dell’altro soggetto. Se tu azienda a me lavoratore chiedi di tener conto delle esigenze di flessibilità, del funzionamento del mercato, del bisogno della mia intelligenza, ovvero di farmi carico dei problemi io sono pronto a farlo. Nello stesso tempo, però, devi riconoscere che sono una persona e attraverso il lavoro che faccio devo avere la possibilità di vivere dignitosamente, di non essere precario. Come diceva Di Vittorio il compito principale di un sindacato consiste nell’evitare che le persone che lavorano debbano competere tra di loro per lavorare”.

C’è a proposito di dignità per i lavoratori un decreto che porta quel nome altisonante. Con contenuti che cambiano di ora in ora. E’ presente qualcosa d’interessante in quel testo?

“Alcuni contenuti sembrano, o sembravano, muoversi nella direzione giusta come quando si diceva di sostenere, per i contratti a termine, le causalità, le ragioni per cui si chiedono. La Cgil era per inserire queste causalità anche nei primi 12 mesi del contratto. Poi sento parlare nuovamente dei voucher da reintrodurre. Una legge sui voucher c’è già e vale per lavori “occasionali”. Ma occasionale vuol dire occasionale. Il lavoro stagionale è un’altra cosa. Estendere nell’agricoltura o nel turismo i voucher vuol dire ridurre diritti e salari dei lavoratori. I contratti nell’agricoltura e nel commercio prevedono già diverse forme di lavoro per risolvere i problemi di flessibilità. Qualsiasi forma di lavoro deve, ad esempio, poter far maturare le ferie, non deve essere usata per mettere i lavoratori in concorrenza tra di loro”.

Oggi però manca al sindacato una sponda politica…

“Trovo singolare e sbagliato che la critica di chi fa l’opposizione a questo governo consista nel dire che bisogna difendere il Jobs Act. Senza ammettere che il Jobs Act ha aumentato la precarietà, ha facilitato i licenziamenti che oggi costano meno del ricorso alla cassa integrazione, degli ammortizzatori sociali. Penso che se un sindacato dimezzasse gli iscritti il problema non consisterebbe nel fatto che gli iscritti non han capito niente. Credo però che l’interrogativo, per il sindacato, non consista nel come ricostruire la sinistra, bensì nel come ricostruire un’unità sociale del mondo del lavoro e di una cultura del lavoro”.

Anche qui, nelle possenti valli del marmo, spesso si segnalano morti sul lavoro. Una sequela che non si può interrompere?

“Si muore sul lavoro come 50 anni fa, spesso in aziende in appalto o in subappalto o in false cooperative. Tutto ciò nell’era della massima tecnologia che potrebbe permettere di non morire. E sentiamo un senso di impotenza. Anche la sicurezza e la salute vengono considerate un costo. Devono invece diventare un marchio di qualità. Questo vuol dire investire. Nei territori che ho visitato in Sicilia, nelle sterminate serre, sono presenti solo tre ispettori”.

Nel frattempo c’è chi come Casaleggio di 5 stelle predica la fine del Parlamento, la democrazia della rete.

“La considero un’affermazione pericolosa e grave, un uso della tecnologia collegata a un’idea autoritaria. Semmai il Parlamento deve contare più di prima e svolgere un ruolo. Oggi la tecnologia viene utilizzata, vedi i rider, per ridurre i diritti e condizionare senza discutere le tue condizioni di vita e di lavoro. Penso che bisognerebbe fare una legge sulla rappresentanza anche nei luoghi di lavoro, una legge per cui chi lavora ha il diritto di votare i propri delegati, scegliere i propri sindacati, votare gli accordi”.

La Cgil vuol parlare ai giovani che oggi però fanno fatica a riconoscersi nel sindacato.

“Quando ho cominciato a lavorare tanti anni fa, sono andato a iscrivermi all’ufficio di collocamento del mio piccolo comune e non ho dovuto dire di chi ero figlio, chi mi mandava, chi mi raccomandava. Adesso, in alcuni casi per lavorare devi essere tu che paghi, non loro che ti pagano. C’era, una volta, il collocamento pubblico che decideva dove andavi, che cosa facevi. Oggi che cosa succede? Con quali criteri vieni assunto? Perché c’è insicurezza, perché c’è paura tra le persone? Perché c’è rabbia? Perché in molti casi tu ti trovi da solo ad affrontare i tuoi problemi. Il sindacato può e deve aiutare a rompere queste solitudini”.