L’amore, il potere e la scrittura. Il nigeriano A. Igoni Barrett al Festivaletteratura di Mantova

Il suo primo romanzo ha un titolo come uno schiaffo: “Culo nero” (edito da 66thand2nd). Ed è la storia stralunata di un ragazzo africano, Furo Wariboko, che, un giorno, si sveglia bianco, ad eccezione del sedere. Non è un insulto dunque, quel “culo nero”, ma un tallone d’Achille in una grande questione di potere: a Lagos chi è bianco può più di chi è nero. Subito, infatti, trova il lavoro dei suoi sogni.


A. Igoni Barrett, lo scrittore, ha trentotto anni e una scrittura splendida. Nigeriano (il suo vero nome è Adrian Igonibo Barrett), racconta le città africane senza abbellimenti, così come sono: “le cisterne di plastica montate in cima a un battaglione di torri arrugginite, unica fonte d’acqua per ciascun compound. E sul retro delle case fortificate i muri in cemento coronati da schegge di vetro, spuntoni di metallo e filo spinato. E lo strepito e il furore fumoso di innumerevoli generatori fanno a gara per attirare l’attenzione. Quel ruggito snervante è la conseguenza di un governo nel quale ognuno pensa a sé stesso, un governo che permette il linciaggio, che consente alle folle di impartire ingiustizia sulla pubblica piazza. La fornitura privata dei servizi pubblici ha trasformato ciascuno in giudice e boia, ha trasformato i cortili sul retro delle case in desolazioni post-industriali. Ognuno è il re in casa sua, e ogni casa una nazione sovrana e ogni nazione si procura da sola difesa, elettricità, acqua. Lagos è una città di milioni di stati in guerra tra loro”. Dovremmo tenerlo a mente, qui in Europa.
Al Festivaletteratura di Mantova ha parlato dei suoi due libri tradotti in italiano da una casa editrice coraggiosa e forse lungimirante. Il suo libro più recente ha un titolo fulminante: “L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto”. Una raccolta di racconti contro gli stereotipi, uno per uno. “Tutti sappiamo cos’è l’amore, tutti ne abbiano fatto esperienza. Ma ognuno a suo modo – dice Barrett – l’intenzione che mi ha mosso è mettere in discussione le idee semplici dell’amore. Quando scrivo faccio domande, ed è un successo per me è che anche il lettore si faccia domande”.


Prendiamo due dipinti, spiega Barnett, diversissimi tra loro ma universalmente considerati altissima arte, la Gioconda di Leonardo e Guernica di Picasso. Lei guarda e sorride a chi ha di fronte, il pittore per primo. Guernica è la visione del pittore, invece, lo strazio e l’odore di morte. Innegabile quei dipinti siano bellissimi ambedue. Perché, se gli scienziati possono spiegare che l’amore non è che un ormone, la vita invece, dice lo scrittore, mostra che “Ogni emozione è valida, per chi la vive, per ognuno l’esperienza d’amore è diversa. Sono tutti fili della stessa matassa, delle stesse emozioni”.
Che potere esercita la vecchia Ma Bille, ultrasettantenne vedova da 32 anni? I quattro figli sono cresciuti, tre sono emigrati, l’unica che le vive vicino (vicino per modo di dire: un quarto d’ora per la fermata dell’autobus, un’ora e passa di viaggio, un altro quarto d’ora di strada a piedi) è piena di guai, sette figli e di nuovo incinta, con un marito che ha ingravidato anche la domestica. Nessuno potrà accompagnare Ma Bille all’ospedale dove dovrà operarsi per la quarta volta agli occhi. E’ vecchia, povera, quasi sola.
Tornando a casa, il peso della tristezza sulle spalle, per la prima volta la vicina Perpetua le parla. Da decenni sono vicine di casa, ma nessuna frequentazione, nemmeno il buongiorno e la buonasera. All’improvviso Ma Bille la guarda, ferma sulla porta. Le chiede cosa c’è e Perpetua risponde con dignità: “Non mendico amicizia da nessuno”. Ma è sola, anche lei, e non riesce a salire i gradini di casa. Ma Bille l’aiuta, la fa sedere in salotto, si ferma anche lei. Parlano. Anche Perpetua deve andare all’ospedale, domattina. Così, semplicemente, si riconoscono: vecchie, sole, piene di problemi, e ancora voglia di ridere e di vivere. Anche questa è una specie di amore.
E’ bello che un giovane uomo parli in questo modo, con tanta sensibilità, di due donne vecchie, del loro coraggio e della loro vitalità.


C’è l’amore, c’è la cattiveria, c’è il privilegio e la sopraffazione. Ma c’è anche l’amore, appunto. Ed ecco il ragazzino che cerca di tirare su qualche soldo chiattando d’amore, costruendosi identità finte, e femminili, lanciando reti virtuali. Il brutto poliziotto che picchia, vessa, ma poi a casa è preso di passione per la piccola moglie. Il ragazzo sfruttato dalla madre che lo manda a mendicare, ma anche il suo rapporto con la madre è una specie di amore. Leggere è un viaggio, dice Igoni Barrett. Come in un viaggio si prende l’indispensabile e si lascia il resto. Come in un viaggio bisogna accettare lo stupore, la fortuna e la disgrazia. Ci si mette a rischio, si trova il nuovo: “bisogna fare conoscenza con i personaggi, e forse scoprire qualcosa di più importante della risposta a una domanda.
E la politica? Sì, c’è anche la politica nei suoi racconti. Non la politica politicante, i partiti, le elezioni. Una politica vera, che guardi al futuro: “Nel mondo siamo sette miliardi; chi vuol scrivere deve avere l’umiltà di sapere che è uno di tanti, e l’arroganza di essere una voce che rappresenti non solo se stesso. Una voce che commuova, sospinga gli uomini verso un mondo migliore. Inevitabile prendere posizione, scrivendo”.
Senza dimenticare l’ironia: “Gli uomini sono più innocenti quando ridono – dice – Curioso: ho amici britannici che mi dicono che l’umorismo dei nigeriani ricorda il loro. Lo stesso avviene con i miei amici texani. Ora sto rileggendo Pratolini, e mi pare che di rispecchiarmi, a volte, nel suo umorismo. L’umorismo ammorbidisce il lettore. Così che sia rassicurato e rilassato quando gli pianto un coltello nella schiena”. E con una pugnalata conclude il suo libro: “Amore significa che mi rendi felice finché un giorno non è più così”.