L’ambizioso Conte-2 ha la fiducia alla Camera. Contro, Salvini e il braccio teso di Forza Nuova e Casa Pound

“Sorda e grigia” è diventata per qualche ora la piazza di Montecitorio mentre nell’aula che la sovrasta Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio del neonato governo, il sessantaseiesimo della storia repubblicana, chiedeva la fiducia per un esecutivo figlio dall’imprevisto ma intenzionato a durare.
Mentre nell’aula si andava svolgendo uno dei riti fondanti della nostra democrazia, la fiducia del parlamento al governo, fuori si svolgeva l’esibizione rumorosa, a tratti sguaiata ed anche nostalgica in modo preoccupante con quei saluti romani sparsi qua e là, testimonianza di un dissenso cui gli scranni della Camera evidentemente andavano troppo stretti per la troppa democrazia.

I toni esasperati di Giorgia Meloni

Una contestazione in sintonia con i toni esasperati dell’indiscusso leader di una parte del Paese che non ci ha pensato due volte a togliere la scena a Giorgia Meloni, la spalla sempre in lotta per diventare capocomico, che la manifestazione se l’era organizzata e non deve aver molto gradito di vedere il codazzo di supporter e di giornalisti che hanno seguito ovunque il pifferaio magico Salvini, che tale ancora resta anche con lo strumento inceppato.

murale a Roma
Murale di Tvboy, foto LaPresse – Andrea Panegrossi

Un gran misto. Il popolo del Papeete assieme ai militanti di Forza Nuova e Casa Pound nella giornata in cui Facebook ne ha cancellato le pagine social perchè “istigano allodio”. I sostenitori caciaroni e inconsapevoli di un sovranismo che neanche hanno ben capito cos’è e che per un selfie con Salvini sono disposti a mettersi in fila. Molti supporter organizzati con striscioni del tipo “Renzi/Di Maio fuori dai coglioni, il popolo vuole libere elezioni”, palloncini e tricolori, che per arrivare in piazza si sono andati a scontrare con le regole del decreto sicurezza due, nonostante non fossero tanti quanto gli organizzatori vanno dicendo.

Piazza bloccata dal Decreto sicurezza Bis, una beffa

Potenza delle transenne. Sono stati bloccati a norma di legge Salvini, e non ce l’hanno fatta a raggiungere il palco da cui si sono sprecate parole come inciucio e poltronisti, condanna del patto della poltrona. In cui è stata rivendicata la pretesa di parlare in nome del popolo sovrano che loro difenderanno dalle mire di questi ladri di sovranità che “possono scappare per un po’” ma poi saranno fermati secondo il minaccioso auspicio leghista. “Onore e dignità” ha chiesto Salvini. Quanto lui ne ha concessi a chi ha incontrato sulla sua strada?
Elezioni chieste a gran voce all’interlocutore che non ha il potere di concedergliele. In qualche modo la reiterazione dell’errore agostano di Salvini che pensava bastasse solo intimarlo ai suoi colleghi di governo per procedere in quel senso senza fare i conti con la Costituzione e con il presidente della Repubblica.

Quel portone chiuso per lavori in corso

governo Conte-2Il nome di Mattarella non è mai stato fatto e molto lasciato ai sottintesi. Eppure proprio dal Colle, in esecuzione del dettato costituzione, è arrivato l’altolà alle ambizioni del Capitano che nei sondaggi dei politici più popolari è già scivolato alle spalle di Conte. Nessuna sorpresa. La mobilità degli elettori in questi anni l’hanno già pagata Matteo Renzi e i Cinquestelle. Nessuno può sentirsi al sicuro.
Intanto in aula, dietro il portone di Montecitorio, chiuso da tempo per lavori in corso e non per fronteggiare lo sdegno del popolo di destra come qualcuno ha pure detto, andava in scena il Conte due. L’avvocato del popolo che si è proposto come l’uomo capace di “prendersi cura delle parole” per rendere “il Paese più umano”. Che si propone di governare con “coraggio” e “determinazione” e di mettere fine alla stagione “dei proclami e delle dichiarazioni bellicose” in nome di una sconosciuta in questi 14 mesi “sobrietà” e “rigore”.

La replica ferma di Conte

ambiente, climaSolo nella replica al dibattito Giuseppe Conte ha abbandonato per qualche minuto la cautela delle parole e ha attaccato frontalmente la Lega che lo aveva accusato esplicitamente di essere un “venduto”. “Voi dimostrate di essere coerenti alle vostre convenienze elettorali” ha detto ai leghisti inferociti che ancora si interrogano sul perché il loro Capitano, giusto un mese fa, ha messo a repentaglio la loro poltrona. “Lui è un ribaltonista”, uno di quelli che chiede nuove elezioni a seconda dei sondaggi.
C’è tutto nel programma del governo giallo rosso con Leu. “Un progetto di ampia portata anche culturale” ha detto il premier cui alla fine di una tumultuosa giornata è arrivata la fiducia della Camera, scontata rispetto a quella più a rischio del Senato. Qualunque argomento ha trovato posto in un discorso lungo un’ora e venticinque minuti, letto tra il rumoreggiare degli esponenti dei partiti di destra cui non è bastata la piazza e non hanno rinunciato ad occupare le loro poltrone nell’emiciclo assieme al resto dell’opposizione, cioè Forza Italia, perché Berlusconi fin dall’inizio aveva già scelto di contestare il governo in Parlamento. Il tutto punteggiato dalla resistenza impavida di chi il governo l’ha voluto e lo deve sostenere.

Donne, avanti a piccoli passi

Notazione sui temi. Per una volta le donne e le esigenze delle famiglie non hanno fatto da ciliegina sulla torta. Gli asili nido, il riconoscimento del lavoro di cura, la parità di retribuzione sono stati collocati in una posizione di testa, prima che la platea si affaticasse per il troppo ascoltare. Ma il tono è rimasto comunque quello della concessione e non del diritto. Si va avanti a piccoli passi.
Immigrazione, ambiente, un green new deal, tasse, cuneo fiscale, scuola, ricerca, rapporti con l’Unione europea, giustizia, legge elettorale ma anche riforme costituzionali, grandi opere… e via così. Il tutto da fare entro la legislatura.

Che se durerà è quella nel corso della quale bisognerà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Nomina che che viene individuata dall’opposizione come la ragione vera della nuova coalizione di governo. Sergio Mattarella concluderà il suo mandato il 3 febbraio 2022. Per effetto del semestre bianco non potrà sciogliere le Camere dopo il 3 agosto 2021. Poco meno di due anni…