L’addio di Susanna Camusso
prima della “conta”
Landini segretario, avrà due vice

Tutto comincia dopo il magnifico coro del teatro Petruzzelli. É il primo voto di questa straordinaria platea (ben ottocentosessantasei delegati) del diciottesimo Congresso della Cgil. Occupano un grande spazio della Fiera del Levante e sono chiamati a scegliere innanzitutto la cosiddetta presidenza del Congresso. É il primo passo in preparazione di quella possibile nuova Cgil che scaturirà da queste giornate. Morena Piccinini (presidente dell’Inca) legge l’elenco dei prescelti (evidentemente concordato in precedenza) e tra i primi nomi ci sono quelli di Landini, Colla, Camusso. Una scelta unitaria. Nessuna spaccatura, voto unanime degli oltre 800. Un segnale per il prossimo futuro? Per la scelta del segretario generale? Non sarà così. Tutti dicono che sarà ineluttabile la “conta” nella giornata di giovedì, per scegliere tra Landini e Colla. Nella notte saranno smentiti.

Del resto veniva da pensare che sarebbe stata ineluttabile anche l’unitá. Questo perché – come mi spiega un avveduto dirigente – non si può gestire una macchina che qualcuno considera elefantiaca, un’organizzazione complicata, dove si mescolano i lavori più diversi, le passioni e le ambizioni, senza uno sforzo comune. I gruppi dirigenti del sindacato sono sempre formati anche in funzione delle rappresentanze. Non puoi guidare un Confederazione, tagliando fuori, ad esempio, i metalmeccanici oppure i chimici. Quindi la possibile “conta finale” non potrà vedere un giocatore che vince magari per pochi punti e poi si becca tutta la posta in gioco. Sarà costretto a venire a patti con l’altro duellante.

Infatti, nella notte é stata raggiunta un’intesa: Landini segretario con due vice ovvero Colla e Gianna Fracassi. Con Emilio Miceli, segretario dei chimici-tessili-energia, in segreteria. Un accordo che provoca qualche critica sopratutto nell’area sostenitrice di Vincenzo  Colla convinta di esprimere la maggioranza dei consensi. Ora nella composizione della nuova assemblea generale (l’organismo di direzione) avranno il 38-40 per cento.

Poteva comunque essere evitato questo finale sul filo del rasoio che ha rischiato di accantonare le ragioni vere di un Congresso chiamato a un profondo sforzo di rinnovamento, di fronte ad un’allarmante situazione politico-sociale? Susanna Camusso nel suo vibrante discorso d’addio, (che poi addio non è perché Susanna rimarrà a dare il suo apporto all’organizzazione) è tornata ad affermare come risultasse inspiegabile il contrasto tra un progetto unitario (carta dei diritti, piano del lavoro) e la presenza di due candidati. Fatto sta che questa presunta “dualità” non sarà spiegata nemmeno in questa assise dove né Landini né Colla motiveranno le loro diversità. Un modo per dimostrare che non esistono separazioni insuperabili.

Siamo arrivati al congresso”, spiega Camusso “con più di un elemento surreale: mentre si svolgevano i congressi, tutti unitari, ci si dedicava alla delegittimazione del lavoro della Segreteria. Non ha fatto bene, non ai singoli, ma alla CGIL, alla sua autorevolezza. La nostra forza è che tutto ciò non ha impedito una discussione importante e fruttuosa, che non può e non deve trasformarsi in una distanza tra l’organizzazione diffusa e il centro”.

Rimangono così un po’ per aria le etichette: riformista l’uno, movimentista l’altro. Susanna Camusso, nel suo accurato bilancio, usa una diversa denominazione: “radicalismo”. Ovvero radicalità sapendo, “che ci devono essere politiche che affrontano in radice le diseguaglianze per combatterle e cancellarle”. E tutto dovrebbe cominciare dal Mezzogiorno. 
É la spinta che sta producendo unitá e movimento con gli altri sindacati. E che sfocerà nella mobilitazione del 9 febbraio a sostegno di una piattaforma alternativa alle scelte dell’attuale governo. É un impegno che continuerà anche in occasione delle prossime elezioni europee, con una manifestazione in Europa. Il sindacato insomma si schiera contro i sovranismi. Senza dimenticare chi ha aperto loro la strada, perlomeno in Italia. La Camusso ha ricordato il voto del 4 marzo: “i segnali erano evidenti” dopo “una gestione della crisi e risposte di lungo periodo fondate sulla riduzione dei diritti e dei lavoratori, sulle pensioni come cassa, sulla disattenzione alle diseguaglianze…”.

Di grande interesse, nella relazione, la parte riguardante le nuove forme del lavoro, la cosiddetta “industria 4.0” che per la Camusso si dovrebbe chiamare “società 5.0”. Questo perché c’é una relazione tra la rivoluzione tecnologica e le condizioni sociali. L’innovazione non cambia solo le imprese. Così ad esempio in Giappone cominciano a licenziare robot umanoidi “perché non riproducono la qualità delle relazioni”.

É stato un bilancio davvero ricco quello esposto dalla segretaria generale uscente. La storia di anni trascorsi alle prese con difficoltà enormi che non hanno però scalzato il sindacato. Che ora può anche tentare di riprendere una strada antica, quella dell’unitá sindacale. Susanna Camusso ha parlato dell’apertura di un “cantiere”, per iniziare il cammino. Il segretario della Uil Carmelo Barbagallo ha sostenuto di aver già pronta la bozza di un patto federativo, la segretaria della Cisl Annamaria Furlan ha chiesto di cominciare dal basso coinvolgendo “le anime delle persone”.

C’erano, all’apertura del congresso, molti esponenti politici (assenti i gialloverdi governativi). Abbiamo visto Martina, Zingaretti, Speranza, Fratoianni, esponenti di Rifondazione Comunista. Insomma rappresentanti delle diverse sinistre. Che sperano probabilmente che la forza sindacale possa essere loro d’aiuto. La domanda però è questa: può il sindacato sperare in loro?