L’acqua di destra
inguaia Emiliano

Dietro la scelta del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di mettere il più grande acquedotto pubblico d’Europa, l’Acquedotto pugliese, nelle mani di Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco di centrodestra a Bari e parlamentare di Forza Italia, c’è tutto il fallimento di una sinistra pugliese, Partito democratico in testa e di seguito gli altri, che si allontana sempre più dalla sua storia. La situazione del Pd allo sbando, alle prese con scandali e scandalucci – l’ultimo dei quali, la presunta parentopoli nella Asl di Taranto messa alla berlina da Striscia la Notizia – ha costretto il capogruppo Michele Mazzarano a dimettersi dalla carica di assessore allo Sviluppo economico (avrebbe dispensato posti di lavoro nelle società che gestiscono servizi per conto dell’azienda sanitaria di Taranto in cambio di appoggi elettorali).

Il primo a condannare il regalo di Pasqua che il presidente Emiliano ha fatto al potentato della destra barese, Di Cagno Abbrescia appunto, è stato il consigliere regionale di Liberi e Uguali, Mino Borraccino. «A questo punto ringraziamo Michele Emiliano per aver fatto chiarezza: la sua non è più una maggioranza di centrosinistra bensì una macedonia impazzita», ha dichiarato pubblicamente annunciando l’uscita dalla maggioranza. «Non siamo più disponibili a sostenerlo – ha detto l’esponente di Leu – e io non voterò più con la maggioranza sinché Emiliano non revocherà l’incarico ad un esponente di primissimo piano della destra». Una scelta, quella di Emiliano, partorita nei salotti della Bari-bene e non nelle riunioni di partito o di maggioranza chiamati, come si faceva un tempo, a valutare politicamente l’incarico al vertice dell’Aqp. «Qualche mese fa – ricorda l’altro consigliere di maggioranza in disaccordo con la nomina, Gianni Liviano del Pd, poi gruppo misto -, destò curiosità (mediatica e sui social), un video in cui veniva ripresa una telefonata della moglie del dottor Di Cagno Abbrescia in cui si annunciava questa nomina, raccontandola come “una promessa” del presidente Emiliano».

Dopo due giorni dallo scandalo, però, della promozione di Di Cagno non si è parlato già più, e i mal di pancia sembrano già passati nel Palazzo. L’incidente sembra essere superato da ben altre preoccupazioni che riguardano quel rimpasto di governo alle cui prese è impegnata una classe dirigente molto distante dalle esigenze di quel popolo di sinistra sempre più deluso e arrabbiato.

Il sindaco della Puglia va avanti come un carrarmato e non sembra curarsi nemmeno di quei cinque punti percentuali in meno che nelle ultime consultazioni il suo Pd ha ottenuto rispetto alla media nazionale. La ricetta, per Emiliano, anche in prospettiva delle imminenti elezioni amministrative del 10 giugno, è il governo delle larghe intese che non disdegna il contributo di nessuno, destra, centro o sinistra che si tratti: purché il posto al comando della diligenza sia sicuro. E sia il suo. «Il Pd — ha detto il presidente Emiliano a margine di una conferenza stampa — non può pensare che tutto proseguirà come se niente fosse, e che quindi è possibile affrontare le prossime elezioni amministrative come dieci anni fa a Bari e come dieci anni fa alla Regione Puglia (in entrambi i casi con la sinistra alla vittoria)». E aggiunge. «Bisogna evidentemente rivolgersi alle altre componenti della politica pugliese: il Movimento 5 Stelle o le aggregazioni civiche, anche quelle più vicine al centrodestra, per dare vita a progetti di governo che siano realizzabili. Altrimenti il centrosinistra rischia di avere una difficoltà elettorale e politica gravissima perché si chiude in una vecchia concezione, quella del rompere il centrodestra per vincere le elezioni». Idea esattamente in contrasto con quella nazionale del suo partito e per niente originale avendoci provato già Renzi perdendo su tutti i fronti.

Impietoso il giudizio del segretario regionale di Sinistra italiana, Nico Bavaro. «Emiliano è bravo a sommare pezzi di ceto politico, spregiudicatamente bravo ad acquisire qualsiasi cosa, da qualunque parte provenisse». I risultati? «Sono sotto gli occhi di tutti, dal punto di vista politico e amministrativo, il governo di Emiliano è una succursale di poltrone e sofà».

Nel frattempo, disperatamente abbandonati a se stessi, orfani di quell’entità scomparsa dei partiti, i movimenti della sinistra, i comitati, i circoli, le comunità, quelle sacche di sangue vivo che una volta si definivano «masse», fanno i conti con sempre maggiore difficoltà con i problemi di sempre che in Puglia si chiamano lavoro, ambiente, sanità. Tutto molto oltre il confine di quegli ambienti di «poltrone e sofà» citati da Bavaro.