Labour, ma quale disastro
Ormai la strada giusta
è stata tracciata

Alla fine tra una identità forte, ma primitiva ‒ la familia anglosassone ‒ e un programma socio-economico radicale marxisteggiante, gli inglesi hanno premiato, per ora, la prima, accantonando in modo secco l’area liberal. Il risultato è gravido di contraddizioni: la prima riguarda i rapporti tra la nuova koinè anglosassone Trump/Johnson e l’UE: L’integrazione europea, se vuol proseguire, dovrà recidere la sudditanza atlantica. Il futuro dell’Europa procederà tanto più, quanto più l’Europa diventerà autonoma. La seconda, la unità stessa della Gran Bretagna, la sua messa in discussione non solo da parte degli scozzesi. Contraddizioni interessanti, per un Partito Laburista emendato dalla cultura mercatista blairiana. L’esplosione della Lehman Brothers è destinata a illuminare il cammino. Per molti anni ancora.

Ancora su Corbyn: Stein Rokkan, grande studioso del Partito politico, sostiene che i partiti europei sono figli di quattro grandi fratture: a)Stato/Chiesa b)città/campagna c)centro/periferia d)sociale borghesia/proletariato. Il processo di mondializzazione dei mercati non solo ha squilibrato il rapporto di forza borghesia/proletariato, ma ha ripotenziato tutte le altre tre fratture, intrecciandole in una miscela tale da offuscare e confondere i caratteri della frattura sociale. Tornando a Corbyn e all’Inghilterra, il punto è che le varie popolazioni periferiche, tradizionalmente laburiste, hanno sedimentato la convinzione secondo cui la responsabilità della loro condizione periferica va attribuita non solo a Bruxelles, ma anche alle posizioni assunte precedentemente dal Partito Laburista. La scelta di Corbyn di ritornare alle origini era non solo giusta ma anche quasi obbligata. Corbyn, in termini militari, non ha vinto, ma ha salvato l’esercito, persino rinsanguandolo. Chi in una situazione del genere avrebbe fatto meglio? Basta osservare il risultato dei liberals. Con l’esercito intatto la guerra continua. L’evolversi delle contraddizioni innescate dalla stessa vittoria dei conservatori, offrirà temi e campo. Alla prossima, quindi. la storia continua.

A proposito di Corbyn: vi ricordate Borodino? Alla fine della battaglia narrata stupendamente da Tolstoj in Guerra e Pace, ad aver guadagnato la vittoria sembrava Napoleone; in realtà aveva vinto Kutuzov, come la storia successivamente si incaricò di dimostrare. Aspettando Kutuzov dunque, confidando nella sapienza dei successori di Corbyn.

Sempre a proposito di Corbyn. La costruzione europea risente più delle idee di Hayek che di quelle di Keynes. Hayek ha battuto Keynes; nel gran libro Tempo Guadagnato, Wolfgang Streeck cita il grande saggio di Hayek del 1939 sul Progetto di Unità europea, accantonato dallo scoppio della guerra. Una Europa come Spazio Economico, ma senza Integrazione Politica ‒ senza Stati Uniti d’Europa ‒ comunque Integrazione politica ridotta al minimo. Tanto da cancellare gli ostacoli interni alla piena affermazione del mercato. Esattamente quello che è successo, specie dopo l’allargamento all’Est: la Commissione Europea ha come compito primo quello di vigilare sulla concorrenza, cioè di disboscare la strada alla affermazione del mercato ed eventualmente risarcire le vittime. Una adesione di Corbyn all’Europa come scelta secca di campo in alternativa alla koinè anglosassone proposta dai Conservatori era impossibile. i Governi Inglesi sono stati in questi anni i difensori più intransigenti delle idee di von Hayek contro l’integrazione politica: l’uscita della Gran Bretagna va salutata come una liberazione da un ostacolo che impediva ogni passo in avanti dell’Integrazione politica. Oggi le forze che vogliono l’integrazione politica hanno le mani più libere, purché si rendano autonome dall’atlantismo anglosassone. Solo passi avanti verso la Integrazione politica ‒almeno Keynes al posto di Hayek ‒ possono riaprire una dialettica feconda con le forze interne alla Gran Bretagna, a partire dalla eredità sociale e politica di Corbyn e dei suoi successori.