La vera sicurezza si trova nella lotta alle disuguaglianze

Negli ultimi tempi un po’ tutti parlano di popolo. In particolare, ne parlano quanti provano a capire la crisi della sinistra, italiana ed europea. In genere, le analisi cui si giunge si concludono in un modo così sintetizzabile: la sinistra perde perché si è allontanata dal popolo, che è attratto dalla destra, e per vincere dovrebbe riconquistarlo facendo un po’ come la destra ossia assecondando le richieste che vengono dalla pancia del popolo. Per dar forza a queste tesi si utilizza un esempio molto gettonato che è il seguente: la sinistra ha abbandonato le periferie, urbane o rurali che siano, dove vivono le persone più deboli che si sentono sempre più insicure per degli immigrati che delinquono.

Questa narrazione difetta di due punti. Il primo riguarda il senso che viene dato alla parola sicurezza, infatti essa è declinata sempre sul fronte penale, ossia sicurezza uguale polizia. Si tratta di una declinazione minima, che interpreta l’uomo come nemico all’altro uomo. Ed è appunto una visione di destra.

Da una prospettiva di sinistra, invece, la sicurezza dovrebbe essere un’altra, quella che un tempo era più garantita e che oggi invece viene sempre meno. Si tratta della sicurezza sociale, basata sul presupposto che non per forza di cose l’uomo sia nemico all’altro uomo, anzi può essere, attraverso la politica, solidale. È la sicurezza del Welfare che dovrebbe garantire i diritti sociali come istruzione, sanità, pensioni e anche difendere i diritti del lavoro quale elemento che permette l’affermazione della dignità della persona. È proprio il venir meno di questa sicurezza che genera insicurezza nelle persone e aumenta la sua percezione della sicurezza penale. Ecco perché se la sinistra vuole affrontare e risolvere il problema della sicurezza non deve inseguire le sirene, è proprio il caso di dirlo, della polizia, non deve lasciarsi travolgere dalla mitologia della tolleranza zero, ma deve invece elaborare una soluzione di più ampio lungo respiro che dia il senso della presenza dello Stato non con più poliziotti ma con più diritti sociali.

Il secondo punto è più di principio e riguarda l’orizzonte entro il quale si muove questa narrazione che è a breve termine. Infatti, se anche la soluzione proposta fosse corretta ed efficace, non eliminerebbe un dato di fondo ossia le forti diseguaglianze economiche, sociali e culturali tra le persone che vivono in aree più povere e quelle che vivono in zone agiate. I deboli potranno anche sentirsi più sicuri se i quartieri nei quali vivono avranno più poliziotti e meno immigrati, ma continueranno a essere deboli e poveri e soprattutto con poche possibilità.

Il tema allora è ancora una volta quello delle disuguaglianze accresciute fortemente negli ultimi decenni a causa del liberismo, cioè di quella dottrina che ha voluto il mercato senza lo Stato e che ritenere di sinistra è a dir poco farneticante. La politica, invece, dovrebbe servire, almeno per chi è di sinistra, a ridurre le disuguaglianze riequilibrando le strutture del mercato che è il vero luogo della società nella quale l’uomo è nemico dell’altro uomo.