La vera sfida
è costruire una
politica per le persone

Mi è capitato di riprendere in mano Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura di Antonio Gramsci, pubblicato nel 1975 per Editori Riuniti – e c’è un punto di quegli scritti di cui probabilmente dovremmo tenere conto in vista del futuro prossimo della politica, anche a livello europeo: la formazione della classe dirigente, ma soprattutto il senso stesso dell’essere dirigenti oggi e di come questi ruoli siano in realtà fondamentali nella costruzione del pensiero collettivo. Non insomma un luogo politico diretto da una somma di persone di buona volontà, frutto di un compromesso, di un equilibrio degno del migliore manuale Cencelli, ma la possibilità di cambiare gli orientamenti collettivi attraverso la visione politica, per selezionare scelte e e priorità.

La sfida oggi è tra una politica vera, fatta cioè “per le persone” e una politica fatta, al contrario, “per la persona”, cioè, che incide sul bene del singolo e non, come dovrebbe, su quello della collettività. Le grandi lotte che a livello globale e locale creano movimenti e aspettative sono quelle che riguardano innanzitutto il futuro dell’umanità: l’ambiente, le condizioni lavorative, le difformità sociali ed economiche. Anche in Italia assistiamo oggi a un aumentato consenso verso una proposta fatta di chiusura, di difesa della proprietà privata, di assistenzialismo fine a se stesso, di solitudine – in buona sostanza.

Oggi, a mio avviso, è tempo di porre in campo un modello antitetico a questo: un modello di condivisione, di attenzione sociale verso qualsiasi persona in difficoltà e in ogni settore, a partire dal lavoro – che non può essere visto che come opportunità di riscatto, anche territoriale.
Mi riferisco in particolare al Sud del nostro Paese, dove certamente non mancano né le materie prime né la voglia da parte delle persone di contribuire allo sviluppo del Paese – e prima di tutto delle loro terre, afflitte purtroppo dalla solitudine, dalla disattenzione (se non per fini elettorali) a cui troppo spesso queste regioni sono state lasciate, e dal disinteresse verso le forme criminose che col tempo si sono radicate riempendo un vuoto lasciato da altri: tutto questo ha bisogno finalmente di una soluzione.
Ma questa soluzione non sono i “fondi a pioggia”, ma ancora una volta un concreto programma di crescita territoriale – nel Meridione come in molte altre zone d’Italia colpite, devastate dall’incertezza economica esplosa negli ultimi mesi.

Il campo delle forze e delle idee deve essere ampio e gli intellettuali devono fare la loro parte, aiutare nelle decisioni del Paese, porre le giuste domande: Gramsci, nel libro prima citato, a un certo punto racconta di un articolo pubblicato su «Civiltà Cattolica» nel 1930, in cui parlando del cattolicesimo in India si conviene che “le masse popolari si convertirebbero se si convertissero dei nuclei intellettuali importanti” – come a dire che “una grande massa non si può convertire molecolarmente”, perché “occorre conquistare i dirigenti naturali delle grandi masse”. Lo abbiamo visto anche recentemente in Italia con il ruolo che ha avuto Beppe Grillo nella consacrazione e nella diffusione del Movimento 5 Stelle e oggi, al contrario, nella parziale disillusione di quel bacino elettorale.

Dobbiamo insomma definire le nostre battaglie: lottare, ad esempio, per il diritto di scegliere se vaccinarsi o meno (e rischiare una pandemia) o per avere vaccini sicuri per tutta la popolazione, dobbiamo (piccolo inciso personale) dare realtà storica alla stagione dello stragismo in Italia, dagli anni ’70 fino a casi più recenti degli anni ’90.
Dobbiamo abbracciare battaglie: locali, nazionali, globali. Solo così ricostruiremo un centrosinistra fatto prima di tutto di idee. Dove nel mondo è accaduto ci si è sentiti subito meno soli; dove è accaduto ci si è guardati in faccia tra persone e non solamente attraverso l’odio dei social network, che servono spesso a riversare il proprio rancore, creando distanze. Cerchiamo una strada che oggi sembra quasi inesistente: tuttavia proviamo a renderla percorribile e a camminarla, e ad essere in tanti.