La “cogestione” Alcoa
e i fantasmi del futuro

Non è certo la cogestione alla tedesca, ma appare come un primo passo verso la partecipazione dei lavoratori alle scelte dell’impresa. Operai, impiegati, tecnici considerati non solo come dipendenti salariati, bensì come “produttori”. Quasi a richiamare il titolo di un libro di Bruno Trentin: “Da sfruttati a produttori”. Stiamo parlando di un possibile accordo, tutto da verificare, per l’Alcoa di Portovesme. Un’azienda da sette anni in lotta per la sopravvivenza. Ora ecco una specie di colpo di scena annunciato dal ministro Carlo Calenda. I nuovi padroni, gli svizzeri della Sider Alloys, subentrati agli americani del gigante americano dell’alluminio, avrebbero accettato la proposta del ministro che ha messo insieme le idee della Cisl (azionariato operaio) con quelle della Cgil (presenza, alla tedesca, in un cosiddetto consiglio di sorveglianza).

Lo stabilimento Alcoa di Portovesme

Come ha spiegato lo stesso Calenda “un’associazione di lavoratori” avrà una quota del 5 per cento della nuova società, e un posto nel Consiglio di sorveglianza. Quella dizione “associazione di lavoratori” ha però subito suscitato una qualche apprensione o curiosità. Non si sa infatti come verrà tradotto quel termine. I sindacati, ad esempio, sono certo, associazioni. Le azioni andranno in loro possesso? Oltretutto c’è chi ha osservato come scelte del genere avrebbero bisogno non solo di accordi sindacali, ma anche di norme legislative. E chi le assicurerà? Il prossimo possibile futuro governo di centrodestra che si annuncia non sensibile alle indicazioni di ministri precedenti e di sindacati spesso considerati come un intralcio da superare?

Fatto sta che su questo passaggio c’è stato un battibecco via Twitter tra il portavoce di Susanna Camusso, Massimo Gibelli, e il ministro. Con il primo che sottolineava come le azioni consegnate a ‘un’associazione di lavoratori’ rappresentavano un’idea “quantomeno problematica”. Mentre il secondo rispondeva senza spiegare le modalità della proposta: “E perché sarebbe problematica? Il 5% va ai lavoratori costituiti in associazione. Gli utili rimangono nella loro associazione e possono essere utilizzati per fini sociali”. Nessun contrasto invece sulla presenza in un consiglio di sorveglianza. Scelta che, ricorda Gibelli, “Sarebbe un primo e importante passo verso l’applicazione dell’art. 46 della Costituzione”. Articolo che “riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Ora l’attesa è comunque per il 3 maggio quando in un incontro al Mise (ministero dello sviluppo economico) si dovrà discutere con governo e regione sul rifinanziamento degli ammortizzatori sociali relativi al secondo semestre del 2018. Questo affinché i lavoratori possano arrivare alla meta della ripresa produttiva, con una tutela salariale.

Sempre il 3 maggio si discuterà del piano industriale promesso dalla Sider Alloys e dei lavori del cosiddetto “rewamping” ovvero della ristrutturazione degli impianti di Portovesme. Sono punti fondamentali tutti da

Una protesta degli operai Alcoa

affrontare.  Come ha tenuto a sottolineare Salvatore Barone, a nome della Cgil: “La nostra priorità è far ripartire la fabbrica, ricominciare a produrre e dare occupazione ai lavoratori”.

Una buona notizia, comunque, anche se tutta da verificare. Buona soprattutto se la si inserisce in un quadro politico-sociale che non suscita ottimismo. Certo non siamo difronte alla Mitbestimmung (partecipazione) introdotta in Germania nel 1951 dopo un referendum indetto dalla DGB (la confederazione dei sindacati tedeschi). Una cogestione all’inizio osteggiata dal cattolico Konrad Adenauer e dalla Confindustria tedesca.

Potrebbe essere un precedente, quello prospettato per la ex Alcoa, capace d’influire sul sistema delle imprese italiane e di agevolare le norme legislative necessarie? Difficile a dirsi. Soprattutto se si pensa, come abbiamo detto, alla possibilità di una prossima ascesa al governo del centrodestra alleato ai 5 stelle. Un orizzonte politico inquietante che può far sorridere di speranze perfino i seguaci di Forza Nuova e Casa Pound. Non certo i sostenitori di una democrazia allargata anche al mondo delle imprese. Con un ruolo riconosciuto ai “produttori”. Produttori di ricchezza, di “ben-essere”.